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2004
1
Ott

Gravity

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Camminava a fatica, la gamba sinistra doleva a causa del colpo ricevuto, il vento rallentava l’avanzata.

Improvvisamente si ritrovò a chiedersi perché il vento soffiasse in direzione contraria, ineffabile, muto.

Avrebbe potuto tentare una qualsiasi delle risposte erudite che gli affollavano la mente, scelse invece la più stupida: Perché sì.

Perché il vento non poteva che soffiare da quella parte, una necessità.

E allora i corpi non cadono perché attratti da una forza la cui intensità è proprorzionale alla massa che la genera e al quadrato della distanza da essa, ma perché non hanno altra scelta, la realtà che lo circondava non era una piattaforma inerte, terreno d’esercizio per i sensi, ma l’ineluttabilità di tutte le possibilità.

Si fermò nella pioggia, il vento che gli sferzava il viso, scompigliava i capelli.

Osservò la strada che aveva percorso, alzò il bavero della giacca e l’avvolse a sé più che potè…

Poi ricominciò a camminare.

 
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