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2004
1
Ott

Message in a bottle

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Caro Marco,

ti scrivo per farti avere mie notizie, è tanto che non ci sentiamo e mi manchi, come spero sia io a mancare a te.

Qui, nel posto dove mi trovo, c'è una pace infinita. Il mare è uno sciabordio continuo che mi culla e mi avvolge con la sua vastità. La luce è bandita, la penombra è la regola. Il mio corpo galleggia, disfatto e senza peso, nella prateria di alghe vicino al relitto della barca.

Te la ricordi la barca?

La tempesta non le diede scampo, e quando affondò non facesti nulla per tentare di salvarmi, pensasti solo a te stesso. Io rimasi prigioniero dentro lo scafo e ne condivisi il destino.

Ma tu stai bene adesso? Io sono sempre qui e ti aspetto. Non ricordo da quanto, ma con l'ostinata certezza che prima o poi ci rivedremo.

Ora permetti che un vecchio amico ti dia un consiglio: vieni a trovarmi, vieni da me; vieni perché, se non lo farai, una di queste notti sarò io a risalire dal profondo e a giungere fino a te.

***

Ho trovato questo manoscritto dentro una bottiglia, vicino al porto vecchio. Giaceva sulla sabbia portato chissà da dove dalla marea. La grafia è incerta e la firma illeggibile.

Una sera d'inverno, all'osteria del Vecchio Veliero qualcuno ha raccontato una storia simile. E c'è un tale di nome Marco, un pescatore, che abita non lontano da qui; un tipo solitario col quale nessuno vuole lavorare, così che di notte è costretto ad uscire in barca da solo.

Forse dovrei consegnargli questa lettera; o forse no…

 
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