1970
9
Ott

Verso l'una e dieci del pomeriggio di domenica...

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Di fronte agli occhi del Che appare impaurito il sottufficiale boliviano Teràn: fa fatica a mantenere un equilibrio precario tra vortici di emozioni e vertigini ricolme d'alcool.

"Lei è venuto ad uccidermi" dice senza lasciar trasparire emozione alcuna il Guerrillero Heroico.

Il militare in un attimo di lucidità si rende conto di essere nei panni di un burattino senza possibilità di agire secondo quello che la coscienza gli sta implorando.

Ma il fucile gli brucia le mani… i secondi scorrono lentamente uno dopo l' altro…sente che sta per impazzire se non si decide a compiere ciò che sembri essere il suo dovere.

Una raffica di fuoco frantuma il silenzio.

Le istruzioni impartitegli dai superiori sono state chiare ma uccidere un simbolo d'amore e lotta per i diseredati del mondo non richiede di pensare…non è certamente previsto.

Le gambe di Ernesto lacerate dai proiettili sanguinano ma a dolergli è l'anima: chi lo sta uccidendo per conto di terzi ha rischiato di vivere in un mondo migliore grazie alle sue gesta, ai suoi pensieri, alle sue dichiarazioni, alla sua vita esemplare…lo capirà tardi, forse, e non potrà perdonarsi.

"Stia tranquillo, lei sta per uccidere solo un uomo" e di nuovo fuoco.

Ancora lo stesso sguardo indomito fissa gli occhi del boliviano…là dove la vita si spenge il mito nasce.

In fondo l' ha detto: è morto solo un uomo, non le sue idee.

 
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