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2004
1
Ott

Tanti cari saluti

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Entra in cucina, prende il coltello per gli arrosti e, senza stare a pensarci su, se lo conficca ben bene nello stomaco. Sorride mentre gira e rigira la lama nella carne a frugare le viscere.

Marta era nuda, stava leggendo, quando lui le chiese di pensarci ancora un po'. La città era deserta.

Fu proprio quando Marta se ne andò via per sempre, che lui si fermò di fronte a un muro a ricordare altre meravigliose estati ormai perdute.

E' banale ricordare, lo aveva ammonito Marta, tuttavia lui, di nascosto, scioglieva e riannodava di continuo quegli infiniti e invisibili filamenti della memoria capaci di tenerlo in piedi.

Ti ricordi com'era allora? Ed io….io com'ero? E tu? Lui gridava forte, tanto che a Marta quella rabbia appariva oscena. Le sembrava di affondare nel fango, lentamente; sentiva di precipitare in esiti vischiosi, umorali, umani li avrebbe definiti, tempo dopo con spregio.

Un interminabile piano-sequenza scorre a rammentare tutti gli impercettibili difetti d'un puro visibile apparentemente perfetto. Piccole crepe e rivoli di sangue e macchie.

Marta piangeva, mentre lui, immobile, riusciva solo scrutare il vuoto.

Tu vuoi i suoni e i colori, mormorava, ma io mi sento muta e in bianco e nero.

Il pavimento è intriso di sangue. Lui sembra cercare qualcosa sul tavolo. La radio trasmette un mambo. Lui cade a faccia in avanti sbattendo prima il naso e poi la bocca.

 
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