2004
1
Ott

L'ultima pastiglia

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Aveva un modo tutto suo di masticare le pastiglie. Le sue preferite erano delle mentine azzurrine, semitrasparenti, che per il colore e l'aspetto cristallino gli davano l'idea della purezza.
Lasciava che la pasticca si inumidisse un po' per farle perdere la ruvidezza. Quando aveva il giusto grado di liscezza, la abbandonava libera di correre sul palato, sotto la lingua, da una parte all'altra dei denti, rinfrescando anche le guance. Quando aveva completato la sua opera rigenerante, ancora intatta nella sua morfologia a gettone, la sollevava longitudinalmente tra i molari di sinistra e la spaccava perfettamente producendo due impeccabili dischetti.
Era divertente poi sentire che quei due cerchi di zucchero si inseguivano nel cavo orale senza mai più incontrarsi. Perdendosi nell'infinito in una gara di resistenza all'ultima erba aromatica.
Con le altre pastiglie quel gioco era meno facile e piacevole. Ma proprio per la novità quella tecnica rappresentava una autentica sfida con se stesso. Anche questa volta ci aveva provato. Le due metà correvano nuotando nella saliva, ma ormai le gambe cominciavano a non sentirsi più. Il cianuro stava cominciando a fare effetto.

 
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