Lo Devo Uccidere - Round Robin Story

L’obiettivo è quello di realizzare un “romanzo in comune” scritto da centinaia di navigatori Internet, anonimi fruitori del sito http://www.kultvirtualpress.com. Il titolo imposto dall’ideatore è “LO DEVO UCCIDERE”. Il suo autore ha il nome fittizio di Viscardo Gridelli, ed sarà pubblicato da KULTVIRTUALPRESS in versione e-book).
Marco Benazzi
Tutto ha inizio quando l’ideatore posta le sue prime tre cartelle…
LO DEVO UCCIDERE
di Viscardo Gridelli
Questa è la volta che lo uccido. Mi chiamo Matteo Baredi e fra qualche ora avrò un omicidio sulla coscienza. Il nome della futura vittima non vi dirà nulla: è un avvocato noto in città per la sua somiglianza con Odoacre Chierico[1]. Ermanno Arienti è il suo nome e come me è nato a Cesena, trentadue anni fa. Anch’io avrei preferito fare altro nella vita, il doppiatore di film porno hardcore, il collaudatore di materassi a molle, il rappresentante di datteri provenienti dalle coltivazioni di un'oasi a 600 km a sud di Algeri, il lucidatore di palle da bowling.
E invece no. Ho avuto un altro destino. Chissà, se fossi nato al quartiere Gianicolense di Roma e mio padre fosse stato il custode di VILLA PAMPHILI, oggi vivrei a Santo Domingo piuttosto che in Kenya. Ma la vita mi ha spinto a fare scelte diverse, ho vinto un concorso pubblico al catasto urbano della mia città, ho sposato la mia eterna fidanzata, abbiamo avuto un figlio che ci sta dando tante soddisfazioni e pochissimi grattacapi, e l’estate la passiamo in vacanza al bagno “Summertime 114” di Cervia. Voi direte, si va be d’accordo, ma per quale motivo hai preso questa decisione? Il fatto è che l’avvocato Arienti mi ha letteralmente scippato il destino. Tutto è cominciato per gioco. Visto l’amicizia che ci lega dai tempi del nostro primo campo scout a San Martino di Castrozza nell’ottantadue, mi aveva chiesto un’idea per realizzare un cortometraggio al saggio di un Corso al quale ha partecipato un paio d’anni fa. Non l’avessi mai fatto! Da quel momento in poi, sono schiavo del suo gioco. Voi direte, si va be d’accordo, ma qual è il motivo che ti ha reso schiavo? Era l’estate del ’92, io e Alberto partimmo in autostop per una vacanza in Corsica con tenda e zaini al seguito. Al campeggio incontrammo due belle ragazze nordiche, dagli occhi di un azzurro intenso e dalle voci armoniose. Passammo una prima settimana da sogno poi la loro vacanza finì. La sera degli addii festeggiammo esagerando con i beveraggi (due boccali di birra da un litro al doppio malto a testa!) e in preda ai fumi dell’alcool successe il fattaccio. Al rientro in camping accesi il fornello a spirito per farmi una limonata calda, dopo che avevo dato di stomaco tutto quello che avevo ingurgitato nei due giorni precedenti, ma l’instabilità dovuta all’eccessivo tasso alcolico mi fece cadere a terra rovesciando il fornello che, rotolando come una torcia impazzita, fini la sua corsa su di una tenda militare da campo dove alloggiava un gruppo di tedeschi che per mia fortuna stavano ancora partecipando alla gara di rutti liberi alla birreria “Senza Fondo”. Almeno così credevo. Si scatenò l’inferno. Le fiamme furono sedate grazie all’acqua del vicino torrente pompata dal gestore del camping. L’arrivo dei vigili del fuoco e il dileguarsi del fumo portò alla luce la macabra scoperta. Il nonno della famiglia di crucchi era tornato in tenda a riposare. Nessuno seppe mai che cosa veramente accadde in quella notte. Ma riuscire a comprare il silenzio di chi non deve parlare, credetemi, è tremendamente difficile. Non voglio che pensiate che sia uno psicopatico, o uno che sceglie la strada più facile per eliminare il problema. L’avvocato Arienti, oggi possiede un alto tenore di vita, a differenza del mio, autonomo e dignitoso, grazie al suo status di scrittore di romanzi gialli. Voi direte, si va be d’accordo, ma questo cosa centra con i fatti accaduti quella notte? Quei romanzi, non li ha scritti l’esimio avvocato ma il suo “negro” o come si usa dire oggi ghostwriter[2]. Io! Ho fatto di tutto per tornare alla guida della mia vera vita, ma per paura di perdere tutto quello che ho conquistato fino ad ora, un lavoro stabile che mi rende dignitosamente, una famiglia in salute, una città protettiva, ho sempre desistito. Ma ora non resisto più. Questo dover essere l’ombra che svanisce ogniqualvolta il sole la investe mi deprime fino allo sfinimento. Ma il problema è un altro. In verità, quello che ho scritto non ha nessun valore. Ciò che mi sta a cuore sono unicamente io, in quanto uomo: perché la differenza fra “essere” e “creare”, non è solo data dal fatto che il primo è un verbo intransitivo mentre il secondo è transitivo. Quando penso a ciò che ho realizzato e a quello che potrei realizzare senza di lui, mi persuado che non ha senso rimandare, e che la sola azione dignitosa che mi resta da fare è estirpare il male all’origine. Ho cercato invano delle giustificazioni per tornare sui miei passi. Non penso che proverò mai alcun senso di colpa perché non sarò mai un’omicida. L’eliminazione di Alberto fa parte della categoria “necessarie”. Non mi sento neppure agitato. Il Dio della letteratura, seppur minore, un giorno mi ringrazierà. Devo solo trovare il metodo di uccisione più adatto allo scopo, in fin dei conti stiamo parlando di un giallista.
Questo, se non lo avete ancora capito, è il grido d’aiuto di un uomo che ha una vita sociale sviluppata più nel “Web” che “Live”, stretto in una morsa di solitudine, privo di occasioni di schiudermi senza freni e dubbi della psiche.
ELEMENTI DELLA STORIA
Matteo Baredi è il ghostwriter di Ermanno Arienti, un giallista specializzato in legal thriller[3]. Oramai stanco d’essere sfruttato con la formula del ricatto, dopo che il giovane legale gli commissiona la sceneggiatura tratta da uno dei “suoi” capolavori, Marco decide di eliminarlo fisicamente. Unico ostacolo a questo macabro progetto rimane il “metodo di eliminazione”.
q Protagonista 1: Il ghostwriter che spinto dall’esasperazione, ha il compito di uccidere (o di pentirsi) l’amico sfruttatore;
q Protagonista 2: Il giovane avvocato in erba, giallista affermato grazie al ricatto perpetrato da anni “all’amico” d’infanzia, che per questo motivo sta rischiando la vita;
q Location: Una città segregata a lato della via Emilia in una piccola pianura distesa ai piedi di tanti piccoli colli che gli fanno da corona, in una parola Cesena;
q Filo conduttore: Lo sviluppo narrativo non ha alcun vincolo se si eccettua quello dell’epoca storica attuale;
q Note operative: Ogni partecipante potrà inviare un max di 3 cartelle (30 righe x 60 battute) inserendo nome e cognome a fondo pagina e facendole pervenire a Kultvirtualpress all’indirizzo di posta elettronica info@kultvirtualpress.com con oggetto “LO DEVO UCCIDERE ?”;
Il materiale non sarà restituito e dovrà essere libero da diritti di riproduzione, nessun compenso sarà erogato per il contributo fornito che verrà utilizzato esclusivamente per realizzare il progetto collettivo.
[1] Calciatore. Storica ala destra di Roma e Inter anni ‘80.
[2] scrittore fantasma (chi scrive libri a nome di un altro).
[3] Erle Stanley Gardner, uno dei più giovani avvocati a iscriversi al foro della California, per ventidue anni svolse dignitosamente la professione. Tuttavia all'inizio degli anni Trenta, dopo alcuni esperimenti (racconti pubblicati con successo sulla rivista "Black Mask"), decise di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa poliziesca e creò il personaggio di Perry Mason, ispirandosi per la scelta del cognome a un oscuro personaggio dell'ancora più oscuro giallista Melville Davisson Post - l'avvocato Randolph Mason - che era stato protagonista di tre romanzi pubblicati fra il 1896 e il 1908. Così nasce il legal thriller.
