2004
1
Ott

Piccolo Piano Stonato

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Che stupido. Versare lacrime su vecchi ricordi. Su vecchi ricordi insignificanti, poi.

Però non ho potuto fare a meno di restare lì, paralizzato. Una mano contro il muro, a tenere fermo un chiodo. L'altra sollevata a mezz'altezza, stretta intorno al martello. La mia solita concentrazione, il mio cercare di fare bene ogni cosa.

Da lontano, crescente, un piccolo piano stonato.

Qualcosa dentro di me si è mosso all'improvviso. Immagini, fotografie, ricordi nella mia testa. Quelle stesse note, quegli stessi accordi provati e riprovati tutti assieme in una classe rumorosa.

La mano stretta intorno al martello che ricade lentamente lungo il fianco. Le dita che si aprono. Il tonfo secco del martello per terra.

E adesso dove siamo? Adesso che le note scorrono, passando attutite attraverso i muri, mosse dalle mani inesperte di qualche ragazzino... adesso dove siamo?

Ognuno per la sua strada. Di noi restano poche cose: qualche fotografia ingiallita, una pagella da nascondere ai genitori. Un diario sepolto in cantina.

Magari un giorno ci rivedremo, a scherzare tutti quanti su quello che eravamo e quello che siamo. Su quelli che hanno mollato.

Ma ora non siamo niente. Non siamo altro che una fotografia, una pagella o un diario. Un ricordo spezzato e un martello caduto sul pavimento. Siamo note stonate.

Siamo note stonate. Perse nel silenzio dei ricordi, tra qualche lacrima.

 
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