2004
1
Ott

L'istante in cui nasce una lacrima

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Ho scritto una poesia sulla sabbia, e il vento l’ha portata via. Ed io sono rimasto lì, immobile, a guardare sgretolarsi la mia anima. Leggero frammentarsi di ciò che mi appartiene.

Sento le mie parole correre nel vento, granelli inconsistenti che accompagnano le onde. E fuggono con loro i miei pensieri, stanchi, si adagiano nel ciclico cullare quasi eterno, ed è un silenzio rumoroso che accompagna le mie orme sulla sabbia. Il freddo sui miei piedi, e la salsedine che mischia i sentimenti.

Scivolare. Scivolare via. L’inconsistenza delle cose che si appiccicano al ventre. Sono un profilo scuro e intenso che si staglia contro gli argini del cielo. Sono un tramonto cieco e ruvido che accarezza l’impalpabile riflesso di se stesso.

E prende forma dentro all’anima il lento soffocare degli eventi, perché tutto sembra immensamente inutile, e tutto così straziante e complicato, da diventare crudo nella sua semplicità.

Ritrovarsi gocce grosse dentro agli occhi, e salate. Offuscarsi della vista, il vomitare del mio cuore aggrovigliato. Le lacrime del mare che soffocano tutte in una gola, la mia.

Leggero frammentarsi di ciò che mi appartiene. Ed io rimango lì, immobile, a guardare sgretolarsi la mia anima. Ho scritto una poesia sulla sabbia, e il vento, ancora una volta, l’ha portata via.

 
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