Ricordo tutto. Si stava sdraiati sul prato dietro casa, a guardare in sù. Io, Paola e Michele. Stranamente noi tre soli. Noi che mai ci eravamo frequentati più di tanto, nonostante ci conoscessimo da una vita. Per caso, noi tre, a parlare del più e del meno. A parlare delle nostre esistenze, e delle pieghe future che avrebbero preso.
Sopra le nostre teste il cielo stellato.
Una scia luminosa solca il cielo:
- L'ho vista.
- Anch'io.
- Pure io.
Per ogni desiderio espresso, mille altri inesprimibili.
E poi si torna a parlare.
Si parlava di noi, di cosa avremmo fatto e di come avremmo vissuto. Io avrei scritto. E lo sto facendo. Paola, invece, avrebbe cantato, e per un po' l'ha fatto. Ma adesso ha un figlio.
E Michele? Lui avrebbe volato. Sugli aerei a reazione. Un pilota di caccia militari. «Ce l'ho nel sangue» diceva, «io il volo ce l'ho nel sangue». Sì, ne ero convinto, sarebbe stato un gran pilota. Ma è morto di cancro all'età di ventidue anni.
Un'altra scia luminosa.


