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Il Passato allo Specchio
Il Passato allo Specchio (Adriano Marchetti) -[KVP:EBooks]-
Autore
Collana
Narrativa Contemporanea
Genere
horror
Lingua
italiano
Lunghezza
circa 30500 parole (tempo di lettura: 96-138 minuti)
Data di pubblicazione
27/03/2006
Prezzo
Gratis
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Descrizione
Un romanzo breve che, per tematiche e stile, sa ricordare i classici del genere. Una narrazione dal passo lento e inquietante, per una storia solitaria e da brivido, in cui l'"eredità" degli antenati oscilla tra il dono e la maledizione.
Estratto

1




Sono seduto in veranda, in questa notte primaverile, come già in molte altre che la precedettero. Un leggero vento soffia nei campi, portandomi il profumo della terra, intenso e vivo dopo la pioggia del pomeriggio. Sento il cielo stellato sopra di me, in una quiete che non sembra di questo mondo.
Nella mia mente, ora, scorrono di nuovo le immagini della vita che mi ha condotto qui, tutto ciò che mi è accaduto da quando, per la prima volta, la voce del mio passato allo specchio risuonò nelle mie orecchie. Non la sapevo ancora riconoscere, allora. Ricordo la paura, ricordo l'orrore e il timore di essere pazzo, di sentire la morsa della mia famiglia, quel destino che pesava su di essa come la più oscura ed empia delle maledizioni.
Quanto tempo è passato! A volte mi sembra che sia stato solo un lungo, lunghissimo sogno, come quelli che mi sussurrano ora. In quei momenti, quando tutto il mondo attorno a me mi appare falso, irreale, vorrei poter riaprire gli occhi, per ritrovarmi nel mio letto di casa, quella casa in cui vivevo in città, una volta, col mio lavoro e coi problemi banali di ogni giorno.
A volte penso di essere perso in una folle allucinazione, immagini create dalla mia mente malata, che non hanno nulla di concreto. Chiunque la vedrebbe così, chiunque mi considererebbe un pazzo, se sapesse tutto ciò che ho provato, o che ho creduto di provare, in questi mesi. In fondo, nemmeno io posso più fidarmi dei miei sensi, di quei cinque sensi con cui una volta m'immergevo nel mondo, come se non vi fossero altre realtà al di fuori di quella, misera, che percepivo.
Sbagliavo.
La mia mente, ora, può vedere con molta più chiarezza dei miei occhi. O sono accecato dalla follia? Non lo so. Credo che la verità sia quella in cui ora mi trovo, la sedia di legno sotto l'antica veranda, i campi coltivati che si perdono verso l'orizzonte buio. La posso sentire, è solida e concreta contro le mie dita. Ma tutto il resto? Tutto quello che mi ha chiamato qui, attraverso i secoli, la voce che mi parla ogni giorno: esiste davvero? O sono pazzo?
È il dubbio che mi ha perseguitato per tutti questi mesi, segnando la mia vita. Non c'è stato giorno senza che io mi sia posto questa domanda, assieme a mille altre domande. Adesso ho finalmente tutte le risposte che voglio: i ricordi che ho inseguito a lungo, memorie della mia infanzia e della mia gente, ora mi sono chiari, come se li stessi vivendo in questo istante.
Una sola questione resta ancora irrisolta. È tutto vero o è tutto un'allucinazione? All'inizio, ancora non potevo credere a quello che mi stava succedendo. Rifiutavo di accettarlo, rifugiandomi in ogni possibile spiegazione razionale. Dopo tutto ciò che ho vissuto, però, sono sempre più convinto che questa sia la realtà, la verità, per quanto assurda e incredibile possa apparire.
Una parte di me fugge ancora da questa consapevolezza, ma di giorno in giorno diviene più debole, più piccola. Non so quale delle due sia la follia, se quella che vince o quella che perde. Non importa. Questo è il mondo che ho scelto di vivere, il mondo che ho scelto di costruire con le mie mani e con il Suo aiuto. Ho accettato di seguire il richiamo del passato, quel destino che il mio sangue aveva scritto per me già da millenni. Il resto non conta più.
Ho accettato? O sono stato costretto? Ho scelto liberamente? O mi è stato imposto?
È questo che sto cercando di capire, ora. È per questo motivo che voglio ripetere a me stesso tutto quello che è accaduto, tutto ciò che ricordo. La mia scelta è stata fatta, ormai, ed io non potrò più fuggire da essa. Eppure, ancora mi ostino a cercare un perché, anche solo per dare una risposta a me stesso, alla parte della mia coscienza che mi ripete «Pazzia! Pazzia!». È una voce sempre più debole, eppure il dubbio non mi abbandona, non del tutto.
Ripercorrerò questo ultimo anno e mezzo di vita, tutto ciò che è avvenuto in esso, ogni cosa che ho visto o sognato. E alla fine avrò la mia risposta, ne sono sicuro. Alla fine, anche la voce fastidiosa sarà messa a tacere, una volta per tutte. E io sarò libero di seguire il mio cammino.
Se questa è solo pazzia, ne accetterò le conseguenze. Se invece è verità, allora saprò di aver fatto la sola scelta possibile. Sono sempre più convinto che questo fosse il mio dovere, il ruolo che già tanti miei predecessori accettarono. Da quando quell'oggetto è entrato nella vita della mia gente, assieme a Colui che dorme là sotto. Verità o follia?

...continua...

Neanche a me è piaciuto… bossolo vuoto.
PANTALONCINI (giapponesi) [rpmr-AT-lbr.t] - 06/08/2007 13.57.40
L’ho letto questa estate in maglietta e pantaloncini
e devo dire che mi è piaciuto, tesi negata dai commentatori
precedenti. Non poco originale per i contenuti,
grammaticalmente sufficiente, forse troppe apposizioni.
Tuttavia l’autore è stato una volpe a trovare un audace,
ardito, indirizzo per descrivere un’atmosfera fosca ricca.
Nagasaki [dr897-AT-ntrfr.t] - 17/05/2007 14.54.48
C’è da segnalare il profondo sforzo
dell’autore di compensare la latitanza
di idee valide con una trattazione
anomala unita a un ossessiva ma vacua
ricerca dell’aulicità del linguaggio.
Evinco dal lavoro un’eccessiva autostima
dell’autore.

Hiroshima [ntnspllnzn-AT-yh.t] - 17/07/2006 23.49.02
Macchinoso, inconcludente, sconnesso,
da rivedere.
Confuso e maldestro il tentativo di abbozzare la psicologia del personaggio.
Ma forse la psicologia dei giapponesi è diversa da quella degli occidentali. :-)

MariaS [mrsctty-AT-lbr.t] - 17/07/2006 13.05.46
Una pleonastica sequela di parole per un lavoro nel complesso insipido,
sciapito come diciamo a Napoli.
Se questo è horror allora Cappuccetto Rosso potrebbe far venire un infarto
dalla paura ad Arnold Schwarzenegger.
…continua a studiare il giapponese… Voto: meno infinito.


Nosferatu [pcllfrnc-AT-lbr.t] - 17/07/2006 1.16.34
mi piace l´atmosfera claustrofobica e le citazioni lovecraftiane, ma l´evolversi della vicenda è troppo lento e le ripetizioni sono troppe.

andrea [ndrprs89-AT-lbr.t] - 02/06/2006 23.33.18
Noioso e scritto male (non grammaticalmente ma letterariamente). Soporifero. Inconsistente. Vuoto.
Margherita [mrghrtblgkv-AT-yh.t] - 04/04/2006 9.27.47
Un consiglio all´autore: di continuare, ma a studiare il giapponese e lasciare la scrittura a chi ha qualcosa da dire e sa suscitare emozioni o riflessioni. Stile prolisso e pretenzioso, lettura soporifera e oltremodo noiosa. Voto: 0
Giulio M. [tmpst74-AT-html.cm] - 30/03/2006 17.54.52
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