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2006
9
Mar

Il pensiero della carne di Alessandro Iotti

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Il pensiero della carne di Alessandro Iotti - pag. 80
ISBN 88 – 7606 – 046 - 4

Si respira sofferenza e oscurità, rabbia e coscienza dei limiti dell’esistenza, leggendo i versi raccolti ne Il Pensiero della Carne . La silloge di poesie ruota attorno al concetto di carne, che viene sviscerato dal poeta ligure nelle due accezioni del termine: il lato prettamente edonista e quello, di contro, spirituale del termine, scandendo così le fasi di crescita dell’individuo, dal primo momento di difficoltà - inerme e nudo’ di fronte alla vita - , passando quindi alla fase intermedia e necessaria della scoperta e consapevolezza della coscienza, che tende e sfocia infine all’ultimo definitivo passaggio, quel Nirvana meta agognata da tutti, archè delle nostre esistenze.Un consiglio: prendete una lattina di birra o un bicchiere di vino, aprite la finestra in modo da udire il rumore della pioggia o il brusio silenzioso del sole, e cominciate a leggere. E non abbiate il timore di incontrare immagini forti. (Dell’Olio Francesco)

MUORE DI MARE

Lo sento parlare .

Mormorare nel vento parole confuse,

frasi mozzate dal tempo sovrano.

Sempre lì, a guardarmi negli occhi;

incalcolabile tentativo di mirare al petto,

di succhiare l’ultimo respiro.

Lo guardo.

La mente persa in mille altri pensieri ne solca la

superficie, s’innalza oltre la sua consistenza

evanescente:

“Mi sei rimasto solo tu…”

Un’infinita macchia blu oltre la quale lo sguardo

s’arresta,

oltre la quale il mio mondo cessa di esistere.

Seguo i suoi indicibili movimenti,

sempre uguali, metodici e perfetti:

“Una tregua, te ne prego!”

Eppure mi ostino, cerco di seguirli

fissandone un’improbabile sbavatura, ma niente,

gli occhi si perdono tra le bellezze del suo

dominio intramontabile, spegnendosi

nuovamente.

Lo percepisco.

Questo profumo-odore che satura la mia stanza;

apro gli occhi con decisione ricercando qualcosa

di familiare,

un quadro, un mobile,

un qualsiasi orpello che richiami alla mente ciò che sono.

Almeno la parvenza di ciò che dovrei essere.

Nulla.

Gli occhi schizzano da una parete all’altra alla

ricerca di un segno tangibile di ME,

ma vedo solo pareti bianche,

(bianco latte, suggerisce la mente),

in cui sprofondare lo sguardo.

Intanto l’odore ha rappreso le mie mucose

anestetizzando i ricordi,

solo iodio che impregna il mio presente,

solo sale a bruciare ferite dischiuse e mai chiuse.

Sono stanco.

Io e Lui naufraghi in questa vita di niente,

giornate passate a scrutarci per vedere

un segno di cedimento,

un segno di definitiva liberazione.

Arrivo.

Alla fine arrivo.

L’irrefrenabile voglia di una calma piatta ha vinto

l’orgoglio,

la pretenziosa necessità di dominarlo,

di chiuderlo nella mia mente.

Ho sempre tenuto in considerazione tale

eventualità,

privo di rancore gli concedo la vittoria.

Freddo.

Immaginavo un contatto più caldo,

a quanto pare mi sbagliavo.

Scivolo fra le sue braccia,

amante morboso delle mie giornate più sole,

fammi dormire, cullandomi fra onde fraterne

all’alba di un giorno morente.


 

L’Amplesso della Mente



 

NON M’ IMPORTA

Non m’importa

se la luce penetra

nei tuoi occhi;

piacevole lumeggiare

tra enigmatici sussulti.

Il tempo per la luce è passato.

Ancelle notturne

abbracciano corpi radiosi

di ombre passate;

velano l’idea

di un vagito animale

privo di perseveranza.

Stride tra fronde

intermittenti

di una selva interiore

l’urlo

di un cuore sopito

all’inevitabile spegnersi

del giorno,

all’inevitabile amplesso

tra luce ed oscurità.

Non m’importa.

Orribile singulto

tra conati reticenti;

il mio corpo avvizzito

ai piedi del crepuscolo

muore dolcemente.

Anima sconfitta

da vani tentativi

di rivalsa muore,

e non m’importa!


 

DAI , SCRIVI SUI SOLDI!

Schiavi cartacei

dipingono traiettorie

per nulla banali

ma prive d’autorità.

Occhi vitrei

schizzano

in una danza

dall’impercettibile follia

decretando

la fine dei giochi.

Accetto tutto,

sorridendo,

accetto tutto…

Annaspo

negli errori commessi

trascinando

corpo e corpi

inebetiti;

fardelli scomodi

privi

di parvenze apparenti.

L’ideale sbarazzarsene,

perdere

le nostre sicurezze

per abbracciare

imprese più lodevoli.

Brucia.

Bruciami.

Sono la tua sicurezza,

la tua Sicurezza di Carta…

 
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