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2004
7
Ott

Buon Compleanno Maestro Verdi

di
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Il Teatro Regio rinnova il suo omaggio a Verdi

in occasione del suo 191° compleanno

Teatro Regio

domenica 10 ottobre 2004, ore 20.30

 

            «Si tratta d’un concerto. Pertanto, i Cantanti e gli Attori stanno ai leggii in abito da sera. Ma si tratta anche di una rappresentazione, che ha un suo ritmo teatrale: e c’è un altro piano di lettura nelle immagini, che vengono proiettate riempiendo totalmente il fondale e le quinte a specchio. È la celebrazione annuale dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Si esegue un’antologia di sei sue opere in ordine cronologico. Questo è il secondo anno. Le opere sono Giovanna d’Arco, Alzira, Attila, Macbeth, I masnadieri, Il corsaro, composte fra il 1845 e il 1848. Un testo lega brevemente i brani musicali richiamando il clima storico e indicando alcuni tra i maggiori motivi di interesse».

Così Lorenzo Arruga, che di questa originale serata d’omaggio a Verdi firma testo e regia, ci introduce nel carattere di un incontro che ha il sapore tutto particolare dell’evento, ma anche della festa.

            Con Buon Compleanno Maestro Verdi, giunge al secondo anno un progetto che la Fondazione Teatro Regio ha pensato, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per concludersi il 2008 prossimo dopo aver rivisitato in questa originale chiave tutta la produzione verdiana. Il secondo appuntamento, in programma a Teatro Regio domenica 10 ottobre 2004 alle ore 20.30, è realizzato con il contributo della Banca Popolare dell’Emilia Romagna. “È motivo d'orgoglio per il nostro Istituto – dichiara Erico Verderi, Responsabile commerciale della Banca Popolare dell'Emilia Romagna - collaborare con la Fondazione Teatro Regio, in particolare per questa serata, che si svolgerà nel segno di Verdi e vedrà la presenza di artisti di fama internazionale. Riteniamo che questo intervento culturale ben esprima la nostra volontà di essere vicini alla città, al di là di quella che è la nostra missione principale di affiancare e sostenere le famiglie e le piccole medie imprese”.

            Quest’anno, sotto la guida musicale di un direttore dalla grande esperienza internazionale nel repertorio verdiano qual è Renato Palumbo, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio (maestro del coro Martino Faggiani) sul palcoscenico dello storico teatro parmigiano saranno presenti cantanti di provata fede ed esperienza verdiana: per citarne solo alcuni, Adriana Damato, Tiziana Fabbricini, Alessandra Rezza, José Cura, Zvetan Michailov, Leo Nucci, Vladimir Stoyanov, Riccardo Zanellato. Ma non si canta soltanto, in questa festa verdiana, poiché essenziale nell’impostazione di questo concerto-spettacolo è la presenza di due attori, due grandi attori. A cominciare da Giancarlo Giannini, un nome che nel mondo del cinema e del teatro italiano non ha certo bisogno di presentazioni, e che in questa serata riveste appunto il ruolo di Verdi, e Olga Gherardi, amata attrice parmigiana, che vestirà i panni dell’omonima signora Olga’.

            «Il testo - scrive ancora Arruga -  immagina un incontro di una signora senza età, una spettatrice appassionata che ha sempre seguito Verdi, con il Maestro. Essi parlano come se non esistesse la durata limitata della vita, ma solo lo scorrere del tempo. La Signora, che viene chiamata Olga in omaggio alla sua interprete Olga Gherardi, ha una sua personalità, ma, pur senza nessuna intenzione simbolica rappresenta in qualche modo le idee del pubblico e la memoria di Parma. La credibilità autorevole dell’interprete di Verdi, Giancarlo Giannini, ci consente di chiamare il suo personaggio direttamente Verdi. Le sue battute sono tratte o desunte liberamente dalle sue lettere; tranne nella sua dichiarazione finale, che riguarda un discorso del nostro tempo, ma in cui l’episodio di vita parigina a cui si riferisce è come egli stesso lo racconta».

            Grazie a loro, a questi grandi cantanti e attori che ci racconteranno in modo nuovo una storia che crediamo di conoscere, le opere degli “anni di galera”, anni duri e importantissimi per il futuro della creatività verdiana, saranno offerte al pubblico nei loro, e sono molti, momenti più intensi e significativi: un omaggio, una festa, ma anche un’occasione per ripensare e rinnovare il nostro rapporto con Giuseppe Verdi.

   

Gli “anni di galera”, gli anni del Risorgimento

Una festa di compleanno diversa da tutte le altre, un augurio in musica al più celebre dei nostri compositori. Il 10 di ottobre al Teatro Regio di Parma ritorna “Buon compleanno, maestro Verdi”: un concerto, ma qualcosa di più che un semplice’ concerto, una sorta di rappresentazione dalle caratteristiche tutte particolari, un omaggio festoso che sa diventare anche occasione per ripensare e rinnovare il nostro rapporto con Giuseppe Verdi. Con “Buon compleanno, maestro Verdi” la Fondazione Teatro Regio di Parma, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha ideato e organizzato un progetto a lungo respiro che, dal 10 di ottobre scorso fino a quello del 2008 prossimo, ogni anno aggiungerà un tassello ad un mosaico che, al termine, avrà disegnato l’intero percorso creativo verdiano, affrontato, con la partecipazione dei più grandi cantanti del nostro tempo, con originalità d’assunto e salda coscienza produttiva.

Le opere su cui si incentra il programma musicale di questa serata sono quelle degli “anni di galera”, altalenanti nel valore e nei risultati ma essenziali sia nell’imporre Verdi sul “mercato” teatrale che nell’aprire nella sua poetica nuovi, futuri spiragli. Le opere sono Giovanna d’Arco, Alzira, Attila, Macbeth, I masnadieri, Il corsaro; gli anni, quelli che vanno tra il 1845 e il 1848. Alle sue spalle Verdi ha già almeno due capolavori: Nabucco e Ernani. Davanti a sé, un cammino di cui ancora non conosce la lunghezza, e l’altezza e la novità dei risultati. L’obiettivo più necessario da raggiungere, quello di affermarsi definitivamente, contrastando dapprima e poi via via scalzando dal loro trono, i due compositori più importanti (nel senso economico del termine, cioè i più frequentemente rappresentati) del suo tempo: Donizetti, che già spinto all’inattività dalla progressiva pazzia morirà nel 1848, e Mercadante, la cui prodigiosa capacità produttiva paragonabile a quella, leggendaria, del grande bergamasco (oltre 60 opere) si andava proprio in quegli anni sempre più spegnendo. Verdi si costringe ad un ritmo di lavoro durissimo, che gli impone con le sue scadenze pressanti un metodo di composizione che non gli lascia tempo per maturare quanto vuole temi e linguaggi nuovi, ma che ne forgia opera dopo opera una capacità drammaturgica che saprà aprirsi, di lì a poco, ai più alti risultati.

I temi di queste opere sono tutti a carattere storico, vicende nelle quali la storia viene talvolta presa a pretesto per interpretazioni, se non deformazioni, in cui lo spirito dei tempi, sono naturalmente gli anni di un entusiasmo patriottico che contagia tutti, ne travalica la verità.

 

Tratta dal dramma di Schiller Die Jungfrau von Orleans, Giovanna d’Arco fu rappresentata la prima volta alla Scala il 15 febbraio 1845. Composta sull’onda del successo dei Lombardi, e sul libretto ancora di Temistocle Solera, l’opera ottenne buon incontro sia a Milano che negli altri teatri in cui fu subito dopo rappresentata. L’andata in scena milanese non fu però, come suol dirsi, tutta rose e fiori: Verdi, il cui carattere spigoloso si era fatto ancor più esigente dopo i recenti successi, ebbe problemi con l’impresario Merelli, con l’orchestra e coi cantanti. Il risultato, la promessa di non più rappresentare un’opera in prima alla Scala: promessa che fu mantenuta per più di quarant’anni, fino all’estremo successo di Otello!

 

Sei mesi separano l’andata in scena di Alzira da quella di Giovanna d’Arco: la scena si sposta dalla Francia di Carlo VII al Perù del XVI secolo oppure, se si vuole, da Milano a Napoli, nel cui Teatro di San Carlo l’opera venne rappresentata la prima volta il 12 agosto 1845. Sebbene in maturità e vecchiaia Verdi fosse diventato robusto come una quercia, in quest’età della sua vita egli molto soffriva di malesseri che oggi chiameremmo psicosomatici: lo stress di quel forsennato periodo di lavoro gli procurava forti fastidi, e Alzira fu tra le opere che più ne risentirono. Sebbene affidata al suo debutto a un cast di stelle quali la Tadolini, Fraschini e Coletti, l’opera non ottenne però lo sperato successo né a Napoli né a Roma e Milano, dove fu subito dopo rappresentata: Verdi accettò quasi rassegnato quel verdetto, e su Alzira pende il suo famoso giudizio: «Quella è proprio brutta!». In realtà la stringata nettezza dell’andamento musicale e drammaturgico e la travolgente carica di diversi momenti rendono quest’opera, ad ogni riproposizione, ben gradita al pubblico.

 

Meno esotica che quella di Alzira, la vicenda di Attila si svolge nell’Italia del V secolo attraversata dai barbari invasori, gli Unni: Verdi aveva molto apprezzato quel soggetto, tratto dalla tragedia di Werner. Il libretto, scritto da Solera, fu da Verdi affidato poi per qualche’ rimaneggiamento a Francesco Maria Piave, il futuro librettista di tante sue opere. Le variazioni che Piave apportò furono però tanto profonde e numerose che Solera cessò da allora di collaborare con Verdi. I personaggi centrali dell’opera sono Odabella, una sorta di nuova e volitiva Abigaille, cui Verdi destina la sua aria fino ad allora più estesa, articolata e ardua, “Santo di patria” e Attila, cui appartiene il celebre “Sogno”. Tutta nuova è, rispetto a prima, la cura orchestrale con la quale affida alla voce strumentale, seppur in maniera non ancora compiutamente rifinita, pagine di particolare spicco. Attila andò in scena, alla Fenice di Venezia il 17 marzo 1846.

 

Macbeth, ovvero il primo, fatidico incontro con Shakespeare: quest’opera spicca come il momento più alto di questo periodo così difficile, così poco omogeneo, ma pur così ricco di indicazioni future. Ora Verdi incontra, amplificate dalla gigantesca capacità drammaturgica scespiriana, i “suoi” temi: «il confronto dell’individuo con la propria coscienza e identità, la presenza del male nella natura umana e la lotta con esso, il rapporto con il potere». L’opera, rappresentata a Firenze il 14 marzo 1847, fu poi sottoposta da Verdi ad un notevole processo di revisione che culminò con una seconda versione che fu rappresentata al Théâtre Lyrique di Parigi il 19 aprile del 1865. In questa nuova versione, che è quella usualmente rappresentata, Verdi compie innumerevoli piccoli ed anche grandi cambiamenti, tagli, aggiunte, sostituzioni: molto tempo è passato, e certo non invano, da quella prima versione e ora Macbeth è diventato un capolavoro assoluto, dal taglio, dal colore inconfondibili. Un colore, o meglio assenza di colore, il buio dell’animo umano impietosamente indagato, o il colore del sangue, la macchia che non si toglie dalla mano della Lady: «brevità e sublimità», diceva Verdi, gli ingredienti per questo capolavoro.

 

Quasi impossibile districare l’accavallarsi delle composizioni verdiane in questi anni tumultuosi: i progetti si sopravanzano l’un l’altro, facendosi posto a seconda delle disponibilità, o delle indisponibilità, dei teatri o dei cantanti. Rappresentati a Londra, all’Her Majesty’s Theatre, il 22 luglio 1847, I masnadieri prendono spunto dal celebre dramma di Schiller, da cui fu tratto il libretto scritto da Andrea Maffei: è la prima opera di Verdi destinata a debuttare in terra straniera. Per l’occasione il decantato riserbo inglese fu messo da parte, e il successo che arrise all’opera fu clamoroso.

 

Rappresentato per la prima volta il 25 ottobre del 1848 al Teatro Grande di Trieste, Il corsaro fu però scritto a Parigi l’anno precedente, durante il soggiorno di Verdi per la messa in scena della Jérusalem, la versione francese de I lombardi. Anche questa composizione subì notevoli vicissitudini, e anche questa volta il complicato andamento influì sulla qualità dell’opera: Verdi si accostò al soggetto byroniano già nel ’44, e nel ’45 affidò a Piave la sua riduzione librettistica, pensando ad una destinazione londinese. A Londra invece furono destinati i sopraggiunti Masnadieri e l’opera fu così compiuta, cosa strana per Verdi e per quel periodo, senza conoscerne l’esatta destinazione. Ma l’opera è, nonostante questa vicenda, ricca di motivi d’interesse: ritroviamo il classico taglio spedito dell’andamento, ma nel ritratto dei personaggi, soprattutto femminili, c’è un’ombreggiatura belcantistica molto suggestiva e peculiare, mentre al protagonista Corrado è affidata, nella celebre scena “della prigione”, una delle pagine più compiute, insieme all’intero l’ultimo atto, del Verdi di questo periodo.

  

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Buon Compleanno Maestro Verdi

 

Sei grandi concerti annuali dedicati

alle opere di Giuseppe Verdi nel giorno della sua nascita

 

Teatro Regio

domenica 10 ottobre 2004, ore 20.30

 

in programma una selezione dalle opere

 

Giovanna d’Arco

Alzira

Attila

 

Macbeth

I masnadieri

Il corsaro

 

Interpreti

Elena Borin, Alessandra Canettieri, Adriana Damato,

Tiziana Fabbricini, Alessandra Rezza, Valter Borin, Luca Casalin,

José Cura, Franco De Grandis, Zvetan Michailov, Leo Nucci,

Federico Sacchi, Vladimir Stoyanov, Riccardo Zanellato

 

Direttore Renato Palumbo

Testo e Regia Lorenzo Arruga

Attori Olga Gherardi, Giancarlo Giannini

Maestro del coro Martino Faggiani

Riprese audiovideo Dynamic s.r.l.

 

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma

 

Progetto e produzione

Fondazione Teatro Regio di Parma – Mario Dradi

Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 

Con il sostegno di

Banca Popolare dell’Emilia Romagna

 

 

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programma

 

 

Giovanna d’Arco

Dramma lirico in un prologo e tre atti

di Temistocle Solera

 

Sinfonia

 

Prologo, Scena IV

Sempre all’alba ed alla sera…

Giovanna - Adriana Damato

 

Atto I, Scene III, IV

Ho risolto…

Giovanna - Adriana Damato

Carlo - José Cura

Coro

 

 

Alzira

Tragedia lirica in un prologo e due atti

di Salvatore Cammarano

 

Atto I, Scena VIII

Nella polve genuflesso…

Gusmano - Vladimir Stoyanov

Alvaro - Franco De Grandis

Alzira - Tiziana Fabbricini

Zamoro - Valter Borin

Ataliba - Federico Sacchi

Zuma - Alessandra Canettieri

Coro

 

Atto II, Scene II, III, IV

Il pianto, l’ambascia…

Alzira - Tiziana Fabbricini

Gusmano - Vladimir Stoyanov

Ovando - Luca Casalin

Coro

 

Atto II, Scena VI

Miserandi avanzi… Irne lungi ancor dovrei...

Zamoro - tenore Zvetan Michailov

Otumbo - Luca Casalin

Coro

 

Attila

Dramma lirico in un prologo e tre atti

di Temistocle Solera

 

Prologo, Scena III

Di vergini straniere…

Odabella - Alessandra Rezza

Attila - Riccaro Zanellato

Uldino - Luca Casalin

Coro

 

Prologo, Scene III, IV, V

Tardo per gli anni, e tremulo…

Attila - Riccardo Zanellato

Ezio - Leo Nucci

 

Prologo, Scene VI, VII

Qui, qui sostiamo!… Ella in poter del Barbaro!

Foresto - José Cura

Coro

 

Atto II, Scene I, II, III, IV

Tregua è con gli Unni…Dagli Immortali vertici

Ezio - Leo Nucci

Foresto - Valter Borin

Coro

 

Macbeth

Melodramma in quattro parti

di Francesco Maria Piave

 

Atto I, Scene V, VI, VII

Nel dì della vittoria… Vieni T’affretta!...

Lady Macbeth - Alessandra Rezza

un servo - Federico Sacchi

 

Atto I, Scene XVI, XVII, XVIII, XIX

Schiudi, Inferno, …

Macbeth - Leo Nucci

Lady - Tiziana Fabbricini

Banco - Riccardo Zanellato

Mcduff - Valter Borin

Malcom – Luca Casalin

una dama - Elena Borin

 

Atto IV, Scena V

Perfidi…! Pietà rispetto, amore,…

Macbeth - Leo Nucci

Malcom - Luca Casalin

Mcduff - Valter Borin

una dama - Elena Borin

Coro

 

I Masnadieri

Melodramma tragico in quattro parti

di Andrea Maffei

 

Parte I, Scene III, IV, V

Vecchio! Spiccai da te… La sua lampada vitale…

Franceso - Leo Nucci

Armino - Luca Casalin

 

Parte III, Scena II

Qual mare, qual terra...

Amalia - Adriana Damato

Carlo - Valter Borin

 

Parte II, Scena VI

Come splendido e grande… Di ladroni attornato…

Carlo - Zvetan Michailov

Rolla – Luca Casalin

Coro

 

Il corsaro

Melodramma in tre atti

di Francesco Maria Piave

 

Atto I, Scene II, III

Tutto parea sorridere…

Corrado - Zvetan Michailov

Giovanni - Federico Sacchi

Coro

 

Atto, I Scena IV

Non so le tetre immagini…

Medora - Adriana Damato

 

Atto II, Scene IX, X

 Corrado - José Cura

Gulnara - Alessandra Rezza

Seid - Vladimir Stoyanov

Giovanni - Federico Sacchi

Selimo - Luca Casalin

Coro

 

 

 

 

Paolo Maier
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione
Fondazione Teatro Regio di Parma
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È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.
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