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2006
6
Feb

La città dolente

di
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Cinemazero
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Giorno del ricordo 2006: l’esodo di Pola
La città dolente

Giovedì 9 febbraio 2006 ore 20.45 presso l’Aula Magna Centro Studi, Cinemazero in collaborarazione con l’Istituto Luce di Roma e la Cineteca del Friuli di Gemona presenta, in esclusiva, La città dolente di Mario Bonnard con un’introduzione del critico cinematografico Sergio Grmek Germani.
Dal 1918 al 1945 Pola appartenne all'Italia, fino a quando, successivamente al discusso trattato di Osimo (10 novembre 1975), divenne territorio jugoslavo. Tantissimi italiani (il 90% della popolazione di Pola era italiano) dovettero abbandonare la città e recarsi in Italia.
Il film, diretto da Mario Bonnard e sceneggiato dallo stesso Bonnard, da Aldo De Benedetti, da Anton Giulio Majano e da  Federico Fellini, fotografato da un direttore della fotografia che sarebbe diventato poi famoso come Tonino Delli Colli e interpretato, tra gli altri, dall’attrice americana Constance Dowling, l’ultimo amore di Cesare Pavese prima del suicidio, si avvaleva di materiale documentario a supporto di una storia che i credits assicuravano come vera e che iniziava quando in seguito alle decisioni di Parigi, Pola viene attribuita alla Jugoslavia. Meno pochissimi rinnegati, tutta la popolazione lascia la città; mentre gli emissari jugoslavi, cercano, con lusinghe, di trattenere quanti più cittadini è possibile.
E’ quindi Città dolente Pola e anche il film è dolente; elegiaco e commemorativo, chiuso in uno sconforto senza sprazzi di luce. Forse gli avvenimenti hanno un poco ridotto l’attualità di racconto, che si rifà all’epoca in cui, per non rinnegare la loro italianità, gli abitanti di Pola lasciarono la città, passata agli Slavi, portando via ogni cosa, anche i morti dissotterrati. Qualcuno rimase, più per il calore di una fede politica che per carenza di spirito nazionale; e poi fu amaramente deluso, quando il peso della dittatura di Tito gli fu sui collo e lo oppresse. Così accadde al Berto di Città dolente, che, costretto ai lavori forzati in un campo di “rieducazione” ne evase per raggiungere la moglie e il figlio, e fu ucciso sul mare, quando la sponda italiana era vicina. Un cupo film, a cui si rimprovera, sul terreno tecnico, l’eccesso di lentezza e, sul terreno del concetto, la tendenza a far dell’episodio regola. Ma l’opera è pulita, corretta, persuasiva più nella seconda parte, francamente narrativa, che nella prima, d’intonazione documentaria, in cui il commento verboso indulge all’enfasi. Difettoso il montaggio, eccellente la fotografia, specie nella fragorosa sequenza del festino slavo.

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È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.
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