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2006
10
Gen

Maria Pia Trozzi: ''Il cuore di Sarah''

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Maria Pia Trozzi
IL CUORE DI SARAH
Presentazione di Carlo Bordoni
Edizioni Tabula fati, Chieti 2006

 

Il cuore di Sarah affronta un argomento che sempre più spesso coinvolge l’opinione pubblica: il tragico tema dei trapianti di organi e il sospetto di abusi e di traffici illeciti. La letteratura e il cinema, da tempo, hanno trattato l’argomento, sottraendolo alle cronache, alle corsie ospedaliere e alle aule dei tribunali, per dilatarne i contenuti e immaginarne le implicazioni più spaventose. Tutti ricorderanno Coma profondo (1978) di Michael Crichton, in cui i corpi, destinati al trapianto d’organi, erano tenuti in vita artificialmente, fino al recentissimo The Island (2005) di Michael Bay, dove cloni di persone facoltose sono creati appositamente (e costretti a vivere nel sottosuolo) per fornire “pezzi di ricambio” originali, senza problemi di rigetto.
     Fantascienza, si dirà, ma con inquietanti anticipazioni di un mondo futuribile, che potrebbe improvvisamente manifestarsi proprio dietro l’angolo di casa: la crudeltà umana, l’egoismo e la corruzione sono già qui, abbondantemente diffusi, senza bisogno di cercarli altrove.

     Maria Pia Trozzi, autrice esordiente ma di solido mestiere e di grande tenuta sulla lunga distanza (verrebbe da pensare ai romanzieri dell’Ottocento), rassicura il lettore in merito alle sue reali intenzioni: il ritmo è pacato, quasi da “slow food”; da assaporare con calma, seduti in un luogo tranquillo, senza distrazioni, dove lasciar emergere le figure fantasmatiche dei personaggi, il loro intrecciarsi, le tragedie personali, i sentimenti e le paure, con la loro avvolgente presenza. Concedendo tutto il tempo di osservare e meditare, lasciarsi trasportare e coinvolgere, con un’attenzione insolita all’uso puntuale delle parole, che ha il pregio di trascinare il lettore dentro la storia e tenerlo inchiodato alla pagina come in un classico “hard-boiled” del tempo passato.
     L’Autrice non tralascia i particolari, anzi, li evidenzia con una descrizione accurata, che ha la minuziosità dell’obiettivo della macchina da presa. Si sofferma sulle immagini, le scruta, si avvicina con misurate zoomate sui primi piani, sui dettagli, anche quelli che possono apparire di poco conto, ma che invece si dimostrano essenziali per creare l’atmosfera, suggerire sfumature, sensazioni, intuizioni. Fare quello che l’occhio attento dell’osservatore noterebbe in un contesto reale, ma con maggiore intenzionalità: la parola si sostituisce alla telecamera, traduce le immagini in segni sensibili, è la fascinazione di una tecnologia antica (la scrittura) che la straordinaria capacità dell’Autrice riesce a far emergere dalla pagina.



Copertina di Elena Pacaccio
[ISBN-88-7475-074-9] - Pagg. 272 - € 12,00
 
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È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.
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