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2005
15
Dic

Quando la morte diventa un gioco

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Una recensione del romanzo "La porta degli innocenti" di Valter Binaghi e un'interessante intervista di Simona Mammano, anima del Premio Franco Fedeli, all'autore del libro è pubblicata su Polizia e Democrazia.
Qui sotto riportiamo una parte della recensione e, più giù , il link all'intervista completa, uno stralcio della stessa e il link alla pagina dedicata al libro sul nostro sito.
Chi volesse richiedere copia omaggio del romanzo per recensione, può contattare press@darioflaccovio.it
 
"Binaghi intreccia la realtà virtuale dei videogiochi con quella della vita reale, raccontando come i ragazzi, protagonisti del libro, non siano più capaci di distinguere l’una dall’altra. La morte diventa un gioco, uccidere è facile come in un videogioco. Le persone diventano personaggi. E’ un romanzo polifonico, dove le voci degli attori si narrano in prima persona. In questa struttura sapiente si trovano l’investigazione classica e rassicurante, il mondo degli adulti e quello delle nuove generazioni, che si mettono a confronto cercando invano lo spazio per una mediazione. Vi troviamo anche l’angoscia di una madre che ama il proprio figlio adolescente, ma che sente ormai irraggiungibile". (Simona Mammano)
 
http://www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php?domain=rubriche&action=articolo&idArticolo=1038
 
D: In questo romanzo lei rappresenta una realtà che ha per protagonisti i ragazzi, gli innocenti. Perché li definisce tali pur descrivendoli capaci di atrocità?
R: Perchè “innocente” può significare anche irresponsabile, ed è questa l’accezione del termine che mi interessa. E un’altra parola su cui voglio precisare è “ragazzi”. Fin quando si è ragazzi? Non c’è un limite biologico, ma sociale, ed è legato all’autonomia effettiva di un individuo.
Oggi si può essere ragazzi a trent’anni. Ancora a questa età spesso i giovani vivono nella precarietà economica (in politichese si dice flessibilità), e in una sorta di limbo da eterni discenti, turisti, sperimentatori, impossibilitati a radicarsi (leggi pagarsi un affitto e mettere su casa, legarsi stabilmente a un compagno, permettersi dei figli). Ma chi non ha legami forti non si sente responsabile di nessuno se non di sé stesso, non ha un ruolo definito in un ordine intelligibile, e si dà come unica missione quella di essere felice, il che è un ottimo modo per rendersi infelici a vita.
Comunque l’irresponsabilità, il narcisismo e la disaffezione alle istituzioni politiche sono un fatto facilmente accertabile nella popolazione giovanile: diciamo che questo è l’ambiente umano in cui matura il delirio raccontato dal romanzo.
 
Per maggiori informazioni sul romanzo: http://www.darioflaccovio.it/scheda/?codice=DF6346
 
Raffaella Catalano
Editor e addetto stampa
press@darioflaccovio.it
Dario Flaccovio Editore
via E. Oliveri Mandalà, 35
90146 Palermo
tel. 091-202533
www.darioflaccovio.it
 
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