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2005
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Nov

La Collezione Balestra

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Al Castello Malatestiano di Longiano

Sabato 26 novembre : cerimonia di riapertura della Fondazione Tito Balestra

Tavola rotonda e presentazione del Catalogo Generale de “La Collezione Balestra”, a cui prenderanno parte autorità regionali e provinciali, e importanti personaggi del mondo culturale di fama nazionale e internazionale.

Sabato 26 novembre, alle ore 16, riaprirà al pubblico, dopo importanti lavori di restauro, la Fondazione Tito Balestra Onlus collocata nel Castello Malatestiano di Longiano.

Nell’occasione sarà presentato, nel corso di una Tavola Rotonda presso la Sala dell’Arengo, cui parteciperanno prestigiosi rappresentanti della cultura e delle istituzioni regionali e nazionali, il Catalogo Generale de “La Collezione Balestra” (a cura di Giuseppe Appella, Allemandi Editore).

La Collezione rappresenta infatti lo spaccato culturale di una grande stagione romana che copre gli anni 1946 - 1976 e coniuga arte e letteratura, ma che soprattutto è il frutto degli incontri di Tito Balestra (intellettuale e poeta, geniale romagnolo in Roma… che non ebbe fretta di stampare ...) in gallerie, librerie, ristoranti, luoghi di ritrovo : ogni pezzo, ogni opera, rimanda ad un incontro, l’effetto di una avventura e di una scelta, parte e testimonianza di una storia personale.

Sono raccolte, lungo le dodici sale del magnifico Castello Malatestiano, una selezione delle oltre 3000 opere d’arte del Novecento italiano fra dipinti, opere grafiche e sculture (la più consistente collezione di tutta l’Emilia Romagna nel settore dell’arte contemporanea) : significativa la presenza di dipinti e opere grafiche di Mino Maccari (1.800 fra olî e grafica), le incisioni di Bartolini, Campigli, Chagall, Goya, Kokoschka, Matisse, Morandi, Twombly, Zancanaro, nonché un cospicuo numero di «pezzi» unici del Novecento italiano, da Mafai a Rosai , da De Pisis a Sironi fino a Guttuso e Vespignani .

Con la riapertura della Fondazione Tito Balestra e del castello che domina la cittadina di Longiano e le dolci colline cesenati, con il rinnovato prestigio e la ricchezza artistica della Collezione, l’intera Romagna riguadagna un autentico faro e polo di riferimento culturale, che potrà contribuire alla crescita ed alla qualificazione turistico - culturale del territorio.

3° Approfondimento

A) IL CASTELLO MALATESTIANO DI LONGIANO

Il castello di Longiano sorge a 179 metri sul mare, nella collina fra Cesena e Rimini, cinto dai torrenti Rubicone e Rigossa, le cui brevi valli, punteggiate di castelli, si richiudono a Sogliano.

La vista si affaccia a nord est sulla pianura e sul mare, mentre a sud le catene montuose si restringono fra i fiumi Savio e Marecchia nella rupe solfifera di Perticara, già marchigiana, per poi risalire fino allo spartiacque appenninico e al massiccio del Comero.

La sua origine si lega all’insediamento romano sulla via Emilia, poi pieve di San Giovanni in Compito, la cui popolazione avrebbe risalito la prima collina a Savignano (Castellaccio) e a Longiano durante le invasioni barbariche.

Nel XII secolo erano note le sue selve. In seguito, il clima, la fertilità del suolo e l’abbondanza d’acqua hanno determinato un’agricoltura fiorente nei declivi più dolci, ove permangono ulivi e vigneti e più recenti frutteti.

Le vicine sorgenti sulfuree delle Felloniche, nel verde fondovalle del Rubicone, sono dette Fonti Cesaree, già conosciute in età romana.

Il castello è citato per la prima volta nel 1059 come appartenente alla Chiesa riminese. Pur negli instabili avvicendamenti che caratterizzano le fortificazioni romagnole, rimase legato per tutto il corso del medioevo a questa città per la quale costituiva un caposaldo a nord del fiume Marecchia. Comune autonomo nel 1187, per il patto di alleanza con Rimini, venne distrutto dai Cesenati nel 1198 e subito ricostruito dopo il rinnovo del giuramento di reciproco aiuto sostenuto da “Federico Tignoso e sua brigata” (Dante, Purg. XVI, 106).

La fortificazione resistette nel 1216 ad un nuovo assalto dei Cesenati, che vennero poi sconfitti in modo memorabile sul vicino monte delle Forche. Quando, nel 1295, Giovanni, figlio di Malatesta da Verucchio (il Mastin Vecchio), diviene signore di Rimini di parte guelfa, Longiano segue le sorti della città. Nel 1297 una coalizione ghibellina fra Cesena, Forlì, Faenza e Imola attaccò tutti i territori riminesi a nord del Marecchia. A Longiano venne incendiato il borgo verso la porta del Ponte levatoio, detto poi Borgo Bruciato, inducendo i Malatesta a rinforzare ulteriormente le difese. In questa occasione vennero aggiunti nuovi bastioni e fu ingrandita la rocca (Giovanni Turchi, 1829).

I bastioni aggiunti dai Malatesta dopo il 1297 si possono identificare nell’attuale terrazzo con base di torre, addossato esteriormente al muro orientale, forse coperto in origine nei sottostanti speroni, mentre l’ampliamento sembra abbia interessato la torre a sud, che ne è risultata quadruplicata, ed il fabbricato che la collega al mastio.

In questo castello morì nel 1429 Carlo Malatesta, allora signore di Rimini dove era nato nel 1368. A lui è intitolata la corte della rocca.

Nel 1503 Longiano, per non aver voluto giurare fedeltà a Cesare Borgia, divenuto signore di Cesena, subì molte malversazioni, anche da parte di Guidobaldo della Rovere, duca di Urbino. In quella occasione fu bruciato l’antico archivio comunale.

Longiano, come tutti i castelli spogliati ai Malatesta dal papa Pio II, passa nel 1462 allo stato Pontificio, che lo detiene in continuità, salvo brevi intervalli come quello veneziano fra il 1503 ed il 1506. A questo periodo si deve la costruzione della vasca posta nella corte della rocca.

Nel 1519 Leone X lo concede in feudo al conte Guido Rangone di Modena, già consigliere del re di Francia Francesco I. Al suo discendente Baldassarre Rangoni, ultimo della dinastia morto nel 1581, si deve la decorazione a grottesche che si conserva nel soffitto dello studio ricavato al primo piano del mastio.

Notevoli lavori vennero eseguiti dopo il 1860 per la sede municipale. Questi comportarono l’innalzamento del corpo centrale fra le due torri, sminuendone il rilievo e determinando la perdita della fisionomia di edificio fortificato.

I significativi lavori eseguiti nel XX secolo trovano già riscontro nella documentazione fotografica. Agli inizi del secolo viene abbassata la torre nell’angolo sud est, sul lato esterno, adiacente agli spalti malatestiani, portata quindi al livello del terrazzo. Riparazioni vennero poi eseguite soprattutto alla torre civica a seguito dei danni bellici.

Il trasferimento della sede comunale e la destinazione della rocca ad attività museali e didattiche connesse alla Fondazione Tito Balestra hanno comportato notevoli interventi terminati nel 1986. La collezione del poeta e scrittore longianese (1923-1976), composta di oltre duemila opere pittoriche, grafiche e scultoree di particolare interesse nella vicenda figurativa italiana del Novecento, è ospitata in dodici sale del castello, mentre nei sotterranei è attivo un centro di sperimentazione didattica.

Nei lavori è stata riaperta la loggia superiore cinquecentesca del mastio ed il camminamento fra le due torri.

Nel 2000 è stata anche recuperata anche la ex-chiesa della Madonna di Loreto presso la rocca ed adibita ad esposizioni temporanee.

Nel 2004- 2005 è stato effettuato un ulteriore restauro e l’adeguamento funzionale degli spazi. sulla base di un’attenta analisi storica e filologica del manufatto.

B) LONGIANO DI ROMAGNA : “VILLAGGIO IDEALE “ E “BANDIERA ARANCIONE”

Longiano, 5.000 abitanti, nel 1992 ha ottenuto il riconoscimento di “villaggio ideale” conferito dalla Comunità Europea e dalla rivista Airone “per l’armonia di cultura, tradizioni, qualità del lavoro, sano tessuto sociale, buona cucina e ottimi vini”. Nel 2002 è stato conferito il titolo di "Città" dal Presidente della Repubblica. Tale conferimento riconosce l'importanza del Comune di Longiano "per i suoi monumenti storici, per l'attività culturale e per le imprese attive nei settori dell'agricoltura, delle industrie commerciali, dell'industria delle costruzioni e delle attività manifatturiere".

Nel 2005 proprio nella stupenda cornice del Castello Malatestiano di Longiano, sono stati premiati 14 Comuni (su un totale di 103 candidature regionali), fra cui Longiano, con la “Bandiera Arancione”, il marchio di qualità turistico ambientale ideato dal Touring Club Italiano per qualificare e valorizzare le piccole località dell’entroterra.

Al ruolo trainante della Fondazione Balestra si sommano rilevanti attività e istituzioni culturali dentro e fuori dalle mura.

Entro le mura, il Museo del Territorio, creato nel 1987 contiene, oltre a strumenti e suppellettili, una raccolta fotografica dei mestieri tradizionali e dei castelli malatestiani.

Il Museo italiano della Ghisa, inaugurato nel 1998 nell’ex oratorio di Santa Maria delle Lacrime, unisce la conservazione di testimonianze dell’arredo urbano di due secoli allo stimolo per una produzione ancora attuale.

Ai piedi del castello, la chiesa di S.Giuseppe Nuovo (Pier Maria Angeloni o Giovanni Masi, 1703) ospita, oltre a notevoli opere pittoriche e plastiche (Antonio Trentanove, 1789-1791) , il Museo di Arte Sacra. Fra i quadri, la tela di Giuseppe Rosi, 1750, con uno scorcio del paese che ne illustra l’architettura.

Il Teatro Errico Petrella costruito nel 1870 e restaurato nel 1986 è dotato di ottima acustica e porta a Longiano i migliori artisti.

Il Santuario del S.S. Crocifisso custodisce il dipinto del XIII secolo al quale è attribuito il prodigio nel 1493 di una vitella inginocchiatasi davanti all’immagine sacra.

IL Centro culturale di San Girolamo comprende la Biblioteca storica e moderna ed è sede di attività culturali e ricreative.

Ufficio Stampa : Roy Berardi e-mail: roybera@tin.it

Per informazioni : Il direttore Flaminio Balestra

Galleria d'arte moderna e contemporanea - Castello Malatestiano - Piazza Malatestiana, 1 - 47020 Longiano (FC)

tel 0547 665850 - 665420 fax 667007

internet - http://fondazione.longiano.info e-mail - fondazione@iol.it

 
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È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.
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