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2005
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Giu

Premi della critica teatrale 2004/2005

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GENOVA – Sono stati assegnati al Teatro della Corte - Teatro Stabile di Genova, nel corso di una cerimonia particolarmente ricca dei più bei nomi dello spettacolo e della cultura teatrale italiana, gli annuali premi promossi dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro che intendono segnalare gli eventi più significativi che, nel corso della stagione 2004-2005, hanno caratterizzato la vita teatrale nel nostro Paese.

Nessun obbligo di riferimento a "generi" o "categorie" specifiche, ma l'indicazione annuale di quei momenti, di quelle persone che con la loro arte, passione e lavoro hanno sviluppato la ricerca di nuove forme teatrali, sul piano strettamente artistico, ma anche scientifico e organizzativo.

Un’originale indagine conoscitiva, che ha interessato l'intera area geografica del teatro italiano, ha portato alla scelta di eventi e nomi rappresentativi della scena italiana e non. Vincitori di questa edizione sono risultati Luca Ronconi come regista e il suo Professor Bernhardi come miglior spettacolo dell'anno, Mariangela Melato , Massimo De Francovich , Alessandro Bergonzoni , Maria Paiato , Edoardo Sanguineti , Marco Foschi , Vincenzo Pirrotta , Carmelo Rifici , Luigi Majo , Giuliana Musso , la Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli , lo scenografo Graziano Gregori , il sound-designer Hubert Westkemper , lo studioso Stefano Casi , Massimo Paganelli (direttore di “Armunia Festival” di Castiglioncello), Giuseppe Romanetti (direttore del Teatro di Casalmaggiore), e, per la prima volta, un sito teatrale, “ delteatro.it ”. Per lo spettacolo straniero ha vinto “ Italy for Rwanda 1994-2004 ” presentato da Teatri90 e Groupov.

Novità di quest’anno, l’istituzione di un Premio Speciale intitolato alla memoria di “Paolo Emilio Poesio ”, illustre critico teatrale toscano, molto amato dagli attori di teatro. A vincere questa prima edizione del premio, che intende segnalare quegli attori che si sono più distinti per scelte artistiche coraggiose, sono risultati Gabriele Lavia e Mariangela Melato

Di seguito le motivazioni dei premi.

LUCA RONCONI

Fra i maggiori registi della scena internazionale contemporanea, Luca Ronconi nel corso di quest’ultima stagione teatrale ha diretto tre spettacoli che per modalità produttive, interpreti drammaturgie radicalmente diverse si sono posti all’attenzione del pubblico e della critica nazionale come esempi eccezionali di un teatro che trova soprattutto al suo interno le ragioni di una profonda necessità, insieme a quella di una sfida permanente alle obsolete convenzioni della scena.

Se della Centaura ha stupito l’uso dello spazio, la meraviglia delle sorprese continue, le immagini di raffinato gusto barocco, il sottile piacere delle “somiglianze differenti”, nel Professore Bernhardi rimane fortemente impressa nella mente la “cruda luce” di un realismo antipsicologico, ma nello stesso tempo di straordinario impatto emozionale che accompagna l’intera rappresentazione, mentre nel Diario privato di Léautaud è quel divertimento che si sprigiona da una intelligenza ilare e gioiosa che attraversa la scena a catturarci, intanto che il regista guarda a quelle pagine come a parole inafferrabili e sospese del ricordo, e a quelle intime vicende private, quasi segrete, con l’ironia di incontri ravvicinati “radiocomandati”.

Degli infiniti modi in cui si può essere regista, la maniera di Luca Ronconi è quella che oggi garantisce, a livello più alto, le possibilità più arcane e imprevedibili della scena, insieme alle esigenze di uno spettatore attivo che al teatro dovrà continuare a fare sempre nuove domande.

ALESSANDRO BERGONZONI

Un talento comico naturale, spregiudicato, coltivato nella visione dei film di Tati, dei Fratelli Marx, o per restare in Italia, di Totò, Walter Chiari, Alberto Bonucci, ha affermato nel teatro italiano - e il suo recente spettacolo “ Predisporsi al micidiale ” ne è una ulteriore conferma – l’originalità di una presenza scenica che fa della parola e dell’uso del corpo gli strumenti primari ed essenziali della comunicazione teatrale, declinati nelle forme più assurde e paradossali possibili, quasi a creare in palcoscenico un universo parallelo a quello della vita normale, ma nella sua forma capovolta ed estrema, in continuo controsenso.

C’è sicuramente del metodo nella sua follia verbale, c’è qualcosa di immateriale nel movimento del corpo e nelle dinamiche del gesto, ma tutto sembra ricomporsi e ritrovare una precisa ragione ed unità nel “fare scenico”: in quella naturalità delle cose che dice e che compie come se appartenessero alla sua vita vera, e solo per un momento, nello spazio dello spettacolo, questo suo taglio d’esistenza è disposto a donarci.

Fin dai suoi primi spettacoli è come se Alessandro Bergonzoni non avesse mai interrotto quel lungo viaggio nei territori della fantasia per divertirci con le sue eccitanti genialità, con quella felice voglia di stare in scena e raccontare quelle storie incredibili che gli sono passate per la mente.

MARIANGELA MELATO

Il coraggio e il rigore di scelte teatrali spinte al limite della propria resistenza di interprete, comunque al di là di un confine naturale e psicologico, hanno regalato alla scena italiana di questi anni un’attrice formidabile che con qualsiasi personaggio teatrale si confronti imprime il segno inconfondibile del suo temperamento e delle sue qualità recitative. Un’ardente intelligenza attorale, insieme a un’affilata ironia, spesso manifesta, tracciano le linee di una resa scenica assolutamente d’eccezione, dove la persona vigila sul personaggio, intanto che questo prova a impossessarsi di lei.

Straordinaria Centaura , in una “doppia parte” che ha dell’incredibile scenico, e fa pensare ai goldoniani “gemelli veneziani” piuttosto che a strabilianti mitiche metamorfosi.

Incantevole Martha in Chi ha paura di Virginia Woolf , per quel mutevole variare dei sentimenti che le permettono una gradazione infinita di emozioni, dalla collera più feroce ai dolori più segreti, che mostra in scena con un dinamismo ed una grazia meravigliosamente seduttivi.

MASSIMO DE FRANCOVICH

È come se per via di quelle capricciose e oscure alchimie che qualificano la vita di un artista, è poi soltanto nell’ultimo spettacolo, in una sola interpretazione che trova il suo sedimento, la sua espressione più alta e raffinata un mestiere costruito con anni di paziente e appassionante lavoro, svolto sempre con quella intelligenza, scrupolo, dedizione, limpidezza morale sommamente civile che caratterizza una intera professione, ma che soltanto ora sembra manifestarsi pienamente, giungere al suo equilibrio perfetto. Massimo De Francovich che impersona il Prof. Bernhardi di Schnitzler, per tutta la durata della rappresentazione, ci ha emozionato per la fermezza di una recita in cui ragioni e sentimenti contrastanti vengono resi attraverso un’unica e compiuta linea di intenti, scoprendo le pluralità dell’essere umano, la sua immensa forza e la sua incondizionata fragilità. Con una apparente semplicità, con un’arte disadorna, vale a dire essenziale, con quella bravura scenica dei piccoli gesti, dei movimenti precisi e netti, De Francovich ci restituisce un personaggio severo, commovente e indimenticabile, che, in una luce retrospettiva, sembra illuminare tutti gli altri che ha fino adesso interpretati.

“PROFESSOR BERNHARDI”

Prodotto dal Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, nella bella e serrata traduzione italiana curata da Roberto Menin, per la regia di Luca Ronconi, il “Professor Bernhardi” è un testo di Schnitzler stranamente mai rappresentato in Italia. Commedia difficile, ostica, in cui si ritrovano vari temi di ordine psicologico, politico e umano che sembrano riguardare l’individuo così come l’intera collettività, sul cui sfondo si intravedono le cupe ombre della finis Austriae , e l’affermarsi di quella tragica cultura di massa, di quel disordine sociale che è all’origine dell’ascesa del nazismo. Spettacolo limpido, immediato, in uno spazio scenico “originale” - un rettangolo stretto allungato come un fotogramma del cinemascope – dove una compagnia di strepitosi attori padroneggia la complessità del dramma con efficacia e facilità strabiliante, fino a quel capolavoro di mimesi strabordante raffigurata da Massimo Popolizio. L’abilità di Ronconi, oltre che nella direzione degli attori, è stata soprattutto quella di avere colto la crisi di una intera società nell’atto di un tragico mutamento, e l’ha esercitata con una lucidità e uno scrupolo attento ai più piccoli dettagli del testo e della scena, stupendamente ideata da Margherita Palli, che aveva le luci –un miracolo di nitore – di Gerardo Modica, mentre gli attori indossavano i costumi dalle tonalità incisive e perfette di Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi.

EDOARDO SANGUINETI

Da più di quarant’anni, protagonista della neovanguardia artistica, critica, letteraria degli anni Sessanta, Edoardo Sanguineti si dedica al Teatro. Dai testi per opere musicali all’ Orlando Furioso , dalle traduzioni dei classici antichi agli adattamenti e “travestimenti” del repertorio mondiale. Particolare, la sua collaborazione con i Teatri genovesi, dalla traduzione delle Baccanti di Euripide per il Teatro Stabile a quella della Festa delle donne di Aristofane per il Teatro della Tosse. Collaborazione rinnovata e intensificata di recente con Don Giovanni di Molière e Il Cerchio di gesso del Caucaso di Brecht.

Questo erede dello spirito patafisico universale, adottato per vocazione naturale e provocatoria scelta culturale; questo adepto fedele e scorretto dell’ OULIPO di Queneau e Perec, continua a giocare, lessicomane, con le parole, dal Gran Dizionario al Mikrokosmos della sua opera poetica pressoché omnia . Ultimamente, recidivo dai tempi del Gioco dell’oca , ha scombussolato i 1700 versi dell’ Illusione comica di Corneille, con dichiarati intenti diversivi ed eversivi, nel contesto del Teatro italiano contemporaneo. Ne è risultato uno strabiliante copione, spettabile ricreazione, e funzionale, dell’originale in versi e rima: per lo spettacolo, ilare e pensoso, appena rappresentato su questa scena.

Per questo, Edoardo Sanguineti ce lo premiamo.

MARCO FOSCHI

Con passione ed emozione ha saputo legare nella sua prova in " Bestia da stile ", spettacolo prodotto dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e Teatro Stabile dell’Umbria, per la regia di Antonio Latella, le difficili intensità poetiche di Pier Paolo Pasolini a un’umanità struggente e dolorosa.

Bella prova d'attore in una maratona della parola costruita per il teatro, ha dato corpo ad un vero concerto sonoro di deflagrante tensione, allusione di sguardi, complicità di voci, racconti di quotidianità disperate ed eroiche utopie pasoliniane.

VINCENZO PIRROTTA

Attore di dirompente fisicità e di non comune forza interpretativa unisce nei suoi spettacoli, dove convivono tradizione e modernità, le radici culturali della sua terra, la Sicilia - e segnatamente l’arte dei Pupi, appresa dal maestro Mimmo Cuticchio - alla sperimentazione. Il suo impegno vocale, giocato su i più diversi registri espressivi, è costante e intenso e la sua presenza scenica suscita partecipe emozione. Magistrali in quest’ultima stagione la riscrittura delle Eumenidi in dialetto siciliano, spettacolo prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, in collaborazione con la Biennale –Teatro di Venezia, e la messa in scena de U’Ciclopu , nella versione di Luigi Pirandello, presentato in questi giorni al teatro Greco di Siracusa dall’INDA, rappresentazioni nelle quali Pirrotta, a fronte di un’improbabile ricostruzione filologica della musica greca, propone una possibile corrispondenza in termini di espressività mediterranea, di risonanze arcaiche, di liturgia popolare e fonde, come avveniva nel teatro greco, l’elemento popolare con forme poeticamente alte e contenuti culturalmente densi.

GRAZIANO GREGORI

Con la creazione di apparato scenico e maschere di Generali e merenda di Boris Vian prodotto dal Teatro Metastasio di Prato segna l’ennesima tappa di un percorso più che ventennale – iniziato con il suo Teatro del Carretto di Lucca - di scenografo e non solo. In spettacoli molto diversi gli uni dagli altri come linguaggio o come genere teatrale, il suo apporto ed il risultato della sua opera è arrivato comunque sempre ad essere protagonista, elemento centrale e costitutivo e spesso predominante, dell’intero lavoro che andava in palcoscenico. Come in Generali a merenda , Gregori sa creare spazi e visioni sceniche originali e teatralissime, evocazioni ed atmosfere suggestive e insolite: e presenze che “interpretano” lo spettacolo accanto agli attori, a loro volta spesso trasformati e deformati in “figure”, pupazzi, marionette giganti senza fili, paurose e grottesche o inquietanti.

Il Premio è un doveroso tributo alla carriera di una figura di rilievo del teatro italiano di oggi.

STEFANO CASI

Libro non d’occasione, ma il risultato di venti anni di studi appassionati su una delle figure più straordinarie e tragiche del nostro Novecento letterario, I teatri di Pasolini di Stefano Casi riesce a fare chiarezza su un versante di studi particolarmente sterminato, spesso velleitario, con un rigore di analisi, perizia filologica, partecipazione culturale ed emotiva che va oltre il proprio oggetto di indagine per restituirci un patrimonio intellettuale di altissimo contenuto critico e umano, tenuto insieme dalla vitalità di un pensiero forte mai chiuso, né mai appagato. Nelle belle e fitte pagine di Stefano Casi si ricostruisce con intelligenza e affetto una biografia teatrale unica, tra le più significative con cui la scena teatrale italiana continua ancora a confrontarsi. Scrive Luca Ronconi nella prefazione al volume: “ C’è molto in Pasolini della persistenza della memoria, senti che esiste una specie di tensione tra memoria ed oblio ”: ebbene, questo saggio è come un filo della memoria che si riavvolge all’indietro, una maniera luminosa e sapiente per allontanare l’oblio da uno scrittore di teatro non ancora ampiamente riconosciuto.

MASSIMO PAGANELLI

Per il suo lavoro ad Armunia – durante il festival estivo di Castiglioncello, uno dei migliori in Italia oggi, ma anche durante la stagione invernale della zona – di organizzatore, di produttore e di “padre” di eventi teatrali, con un’opera costante e coraggiosa di stimolo, sostegno e proposta nei confronti dei teatranti, che da lui si sentono stimati e incoraggiati. Il suo lavoro segue, certo, una linea teatrale e ideale precisa, la cui coerenza e rigore non si possono non ammirare, sposate alla decisione di puntare senza timori sul rischio e sui giovani da una parte, su nomi storici’ e gloriosi del nuovo teatro accantonati dalle mode dall’altra: alla ricerca, comunque, di una qualità artistica e civile e di una poesia in cui Paganelli si ostina – pervicacemente - a credere con convinzione sincera e con il suo, forse provvidenziale, idealismo.

CARMELO RIFICI

Allievo di Luca Ronconi alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, con importanti esperienze alle spalle con Branciaroli, Cobelli e Avogadro, Carmelo Rifici, a 31 anni, rappresenta nel campo della regia una delle più belle sorprese delle ultime stagioni teatrali. Prima con Il giro di vite da Henry James e ora con La tardi ravveduta di Giacosa, spettacoli prodotti dal Teatro Litta di Milano nell’ambito di un meritorio master per la regia, Rifici rivela talento, estro e padronanza dei propri mezzi non disgiunti da coraggio nell’avventurarsi in percorsi drammaturgici rischiosi. Una personalità artistica, la sua, che riposa su solide doti espressive e su un gusto originale per l’invenzione teatrale.

HUBERT WESTKEMPER

Già collaboratore di uomini di teatro del calibro di Bob Wilson e Luca Ronconi, Hubert Westkemper è sicuramente uno dei più grandi ingegneri del suono della scena internazionale: un artista del suono, più che un tecnico. Le sue sofisticate creazioni nel campo dei flussi e dei linguaggi sonori, le sue singolari elaborazioni tecniche al servizio di progetti teatrali originali (si pensi, per esempio, alla consolidata collaborazione con il Teatro del Carretto), più che un supporto all'opera del regista sono spesso delle vere e proprie scenografie sonore cui lo spettacolo attinge in termini di suggestione ed evocazione, rivelando allo spettatore percorsi inediti di fruizione sonora. È il caso dell'ultima, straordinaria scommessa teatrale di quest'anno, un’ Elettra di Hofmannsthal realizzata con il regista Andrea De Rosa in cui Westkemper ha potuto sperimentare soluzioni inedite di spazializzazione del suono dando allo spettatore la possibilità, attraverso la tecnica di fruizione olofonica, di sentire voci e rumori come se fosse personaggio, pur in presenza di un isolamento acustico tra platea e palcoscenico.

MARIA PAIATO

Attrice fine e sensibile disegna con partecipe maestria profili di donne ritratte nella loro complessità, modulandone i sentimenti, le emozioni, le sofferenze e le gioie con toccante sincerità espressiva. Tra le sue più significative interpretazioni, l’insegnante idealista di Cara professoressa , la madre dolente di Natura morta in un fosso , la fragile e disarmante protagonista di Maria Zanella - queste ultime prodotte da Teatro Stabile di Bolzano che nell’ambito del suo impegno a sostegno della drammaturgia contemporanea ne ha fatto una delle sue attrici di riferimento - segnano un percorso scevro di compiacimenti attoriali nel privilegiare lo scavo psicologico e la resa dei moti più reconditi dell’animo umano. Una recitazione asciutta, mai gridata o sopra le righe, che colpisce lo spettatore con la sua acuminata capacità di penetrazione.

GIULIANA MUSSO

Un’analisi attenta delle problematiche femminili all’interno della società contemporanea caratterizza il lavoro di Giuliana Musso, autrice e attrice dei suoi testi, che nelle ultime stagioni si è imposta all’attenzione del pubblico con due pièces di incisivo impegno civile e sociale: Nati in casa , dove denuncia, ricorrendo a un registro garbatamente ironico e insieme intenso e tenero, un malcostume dei nostri tempi: l’"ipermedicalizzazione" all’atto della nascita, e Sexmachine: 9.000.000 di clienti , un’acuta e spietata indagine sul fenomeno della prostituzione, inquadrato in un’ottica inedita. I suoi spettacoli nascono da capillari e rigorose ricerche, alle quali si unisce l’attitudine alla narrazione e la non comune capacità di dar vita sulla scena a personaggi diversi e prodigiosamente autentici.

LUIGI MAJO

Con i suoi spettacoli “da camera”, in cui recitazione, musica e arti figurative si incontrano dando forma a originali incroci, Luigi Majo ha impresso al teatro d’attore una insolita declinazione caratterizzata da uno stile ibrido e ipertrofico. Nell’espressività di Majo, la quale nell’allestimento dell’ Histoire du soldat di Igor Stravinskij ha trovato una paradigmatica sintesi, si rintracciano più tradizioni teatrali, rielaborate nella direzione dell’accumulo: la comicità di avanspettacolo, la tradizione dell’attore monologante e quella del mattatore. L’impasto espressivo che trama il linguaggio attorale di Majo, sfrangiandolo in una barocca iperbole di non luoghi scenici, individua nella caricatura il suo principale collante. Ed è proprio nel gusto per il ridicolo che il teatro di Luigi Majo ritrova la propria strategia estetica, mettendo a fuoco il farsesco di cui risultano involontariamente intrise la cultura contemporanea e la società dello spettacolo.

“ITALY FOR RWANDA 1994-2004”

Teatri '90 e Groupov scuotono le nostre coscienze non semplicemente con lo spettacolo Rwanda '94, ma con l'intero progetto "Italy for Rwanda 1994-2004" in cui lo spettacolo, dopo la prima italiana del 2002 al Mittelfest, è immerso. È molto più della testimonianza-denuncia del genocidio dei Tutsi in Rwanda o della tournée di un coraggioso spettacolo a soggetto civile, nel decennale dell'olocausto. Lo spettacolo, la sua struttura aperta e irregolare, il nucleo incandescente del racconto di Yolande Mukagasana, la demistificazione dei meccanismi con cui si costruisce e giustifica una strage, le iniziative di contro-informazione che ne sono parte integrante parlano di noi, prima ancora che a noi. Come parla di noi la faticosa organizzazione del "giro" di uno spettacolo del genere, che tocca Palermo, Torino, Roma, Milano e Reggio Emilia tra mille difficoltà che mettono allo scoperto tutti gli angoli ciechi del nostro sistema teatrale e della nostra coscienza sociale. "Italy for Rwanda" riporta il teatro al centro dell'agone civile, osa spingersi nel cuore della tenebra, ci getta oltre ogni conformismo postcoloniale. Ci interpella, e per questo gli rendiamo grazie.

COMPAGNIA MARIONETTISTICA CARLO COLLA E FIGLI

Rappresenta da quasi due secoli - del capostipite Giuseppe, padre di Carlo, ricorre quest'anno il bicentenario della nascita - la grande tradizione italiana delle marionette e del teatro ad impresa famigliare, che sta alle radici della nostra scena e del sistema teatrale moderno. L'opera dell'attuale generazione della famiglia, guidata dai cugini Eugenio Monti Colla e Carlo III Colla, associa la rivisitazione storico-critica del repertorio di derivazione operistica alla fiaba, l'allestimento di romanzi come il recente Michele Strogoff a spettacoli-dimostrazione dalla forte connotazione poetica. È molto più che l'intelligente conservazione di un patrimonio troppo poco valorizzato dal teatro italiano: è la testimonianza e soprattutto la continuazione di una pagina esaltante della nostra scena. In attesa che Milano abbia un sussulto di dignità e restituisca alle marionette la loro casa, il Teatro Gerolamo, unico in Europa, da mezzo secolo sottratto alla sua funzione.

delteatro.it BALDINI CASTOLDI DALAI EDITORE

Per la veloce accessibilità, la chiarezza e la vastità delle informazioni, per la cura dei redattori nell’aggiornare i dati e facilitarne la ricerca, per la serietà, l’assoluta competenza dei critici che vi lavorano, innanzi tutto Renato Palazzi, tra i primi a riconoscere l’importanza di internet per far dialogare artisti e spettatori, creare nuovi contatti tra produzioni e pubblico. Fondamentale la memoria cui poter attingere. E importanti sono gli spazi disponibili per le compagnie che possono inviare schede, dati informativi e video. Un agile, intelligente strumento di confronto e di lavoro per curiosi ed esperti, direttori artistici e studiosi. Utili i dizionari, i consigli della settimana, la facilità di stampa. Sapendo però il sito anche proporre visioni d’insieme, questioni urgenti – come di recente il problema dei tagli e della distribuzione del Fus.

GIUSEPPE ROMANETTI

Direttore Artistico del Teatro Comunale di Casalmaggiore, per le eccellenti stagioni, che permettono ogni anno al pubblico d’incontrare spettacoli sempre d’alta qualità sia nella continuità della tradizione che nella ricerca, nella prosa come nella danza. Gli spettatori, che sono andati crescendo numericamente tra i cittadini, ma anche dai centri vicini, hanno imparato ad apprezzare tali proposte, partecipando volentieri al confronto critico. E a fianco degli spettacoli ci sono gli incontri, gli approfondimenti ( I pensieri del teatro , con un’attenzione speciale al tema della contemporaneità). Per i progetti speciali per esempio quest’anno importanti sono stati l’invito dello spettacolo I pescecani della Compagnia della Fortezza, accompagnato da appuntamenti di riflessione, e l’ospitalità di Tam Teatromusica come guida per un laboratorio rivolto ad una giovane formazione locale. Non solo: in questa felice “teatralizzazione” del territorio Giuseppe Romanetti sta realizzando con la provincia una nuova stagione che tocca più comuni tra l’Oglio e il Po, Terre d’acqua .

ANCT

A ssociazione N azionale dei C ritici di T eatro

Paolo Maier

Responsabile della comunicazione

via Palermo, 44 - 43100 Parma

ph +39 347 5276460

paolomaier@criticiditeatro.com

 
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È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.
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