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2012
26
Gen

Ebreo – D.O.Dodd

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Leone Editore

 

 

 «Si svegliò nell’oscurità faticando ad aprire gli occhi, come se le ciglia fossero incollate fra loro. Gli sembrò di avere una guancia appiattita. Piegò la testa di lato per diminuire la pressione sul naso e le labbra. Le sentiva congestionate e sformate dal gonfiore. Si rese conto di avere la lingua bocca. Gli riusciva difficile muovere gli occhi secchi, muovere il corpo contro la fredda e dura uniformità che gli immobilizzava schiena, petto, addome, basso ventre… Il suo respiro era affannoso e amplificato in quello spazio sentì il tanfo infestante dei rifiuti lasciati per mesi sotto al sole. Cercò di sollevare la testa. La sbatté contro qualcosa sopra di lui e ricadde all’indietro. Quel movimento intensificò le fitte di dolore all’orecchio. Il fetore era ora una macchia nei suoi polmoni che lo costrinse all’azione. Si fece coraggio e si guardò le braccia, piegate e un fremito da capo a piedi. La paura che si stava tramutando in panico gli tagliò il fiato, ma il suo corpo, debole e intrappolato com’era, non poteva muoversi

 

Svegliarsi in una fossa comune, ritrovarsi in un campo di concentramento e uccidere per fuggire: è la vita reale o solo il più terribile degli incubi?

L’uomo non sa nulla di sé, ma per sopravvivere dovrà farsi carnefice da vittima, aguzzino da perseguitato, Caino da Abele. E quell’altro uomo, anch’egli uscito da una pila di cadaveri, del tutto simile a lui, chi è?

In un equilibrio instabile tra Bene e Male ogni persona deve scegliere, anche quando le alternative sono entrambe criminali.

Un romanzo duro, secco e agghiacciante, ambientato in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, ma che rimanda inequivocabilmente a ciò che di più antico e terribile la storia ci ha tramandato: un essere umano che uccide suo fratello.

Una parabola nera che ancora oggi affonda le sue sinistre radici nella nostra realtà.

 

In occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio, data simbolo che nell'anniversario della liberazione di Auschwitz ricorda le vittime della Shoah, Leone Editore propone un romanzo provocatorio che insinua il germe del dubbio: qual è il confine che separa perseguitati da persecutori? Come può l'oppresso di ieri dimenticare la propria sofferenza e farsi oppressore? Perché abbiamo sempre bisogno di un nuovo «ebreo» da schiacciare, senza nemmeno renderci conto che siamo a nostra volta «ebreo» di qualcun altro?

Lo stile visionario della tragica allegoria di Ebreo ha già destato interesse a Hollywood, che è in procinto di prepararne una trasposizione cinematografica.
 
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