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2008
8
Mar

Sanremo è Sanremo

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Federico Gennaccari e Massimo Maffei
 
Sanremo è Sanremo
I retroscena del Festival dal 1951 al 2007
 
 
Collana Parole tra le note
 
Roma, Armando Curcio Editore, febbraio 2008
pp. 338, cm 17x24, € 15,90
 
ISBN 978-88-95695-02-0
 
 
Tutte le canzoni con gli autori, le polemiche, i dietro le quinte, gli infortuni giornalistici, i giudizi di illustri scrittori, le hit parade, le pagine di giornale, le notizie dei giorni del Festival.
 
In libreria dal 22 febbraio 2008

 
Il progetto editoriale
 
Un’opera che racconta il Festival di Sanremo, dalla prima edizione all’ultima, attraverso un imponente volume di materiale giornalistico. Ogni capitolo è dedicato a un anno della kermesse e comprende una descrizione della manifestazione, l’elenco delle canzoni partecipanti, due rubriche fisse – una sui dischi più venduti e una sugli eventi politici, economici e sociali più rilevanti dell’anno – e numerose altre sezioni dedicate a curiosità e aspetti particolari dell’evento. Non manca un’interessante e ricca scelta di immagini tratte dalle pagine dei quotidiani, che raccontano il Festival e il modo in cui il Festival è stato raccontato.

 

Il libro
 
Oltre mezzo secolo di musica italiana e di costume è ciò che emerge, riga dopo riga, pagina dopo pagina, dalla lettura di quest’opera a metà tra il reportage giornalistico e il racconto narrativo.
Un formidabile concentrato di informazioni ricavate dai quotidiani degli ultimi cinquantasette anni e rielaborate in un affresco vivo e affascinante dell’evento e del Paese. Le canzoni e gli autori, le polemiche, i dietro le quinte, gli “scandali”, i giudizi di illustri scrittori, le hit parade musicali, le notizie dei giorni del Festival: tutto è ricostruito attraverso una rassegna stampa trasversale che comprende i giornali nazionali più importanti, dal «Corriere della Sera» a «Il Messaggero», e quotidiani di partito come «l’Unità» e il «Secolo d’Italia», ma anche, a partire da anni più recenti, «Avvenire», «La Stampa», «la Repubblica», «Il Tempo», «il Giornale», «Il Giorno», «il Manifesto», «Liberazione» e altri.
Il libro indaga sugli antefatti e sui giorni di Sanremo, sui successi e gli insuccessi delle canzoni presentate e dei loro interpreti e autori, sui presentatori e le loro assistenti, le polemiche – talvolta pettegole – che li hanno interessati, e recensisce punti di vista e commenti sui più diversi aspetti della manifestazione canora più seguita, amata, discussa, chiacchierata e intramontabile della storia italiana contemporanea.


 
Una lettura
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1951
1a edizione, 29-31 gennaio
 
Sono le ore 22 di lunedì 29 gennaio 1951 quando il Festival della Canzone Italiana inizia ufficialmente la sua avventura, nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo. Lo presenta in diretta radiofonica Nunzio Filogamo. L’Italia sembra quasi non accorgersene, la manifestazione viene annunicata con poche righe sul «Radiocorriere» (allora non esisteva la TV).
Per le origini del Festival occorre fare un passo indietro di alcuni anni. Alla fine della guerra, nel 1945, tra le iniziative per rilanciare il Casinò durante l’inverno, il giovane Amilcare Rambaldi propone di tenere una rassegna canora. L’idea viene scartata, ma dopo alcuni anni Pier Bussati, presidente dell’Ata, società concessionaria del Casinò, riesce a convincere il maestro Giulio Razzi, direttore dei programmi Rai. Così 240 case editrici musicali ricevono dalla Rai l’invito a partecipare con un brano al concorso per un festival della canzone in programma dal 29 al 31 gennaio 1951 e che, secondo il regolamento, ha l’obiettivo di «promuovere un elevamento nel campo della musica leggera italiana, compatibilmente con i presupposti “popolari” propri del genere in se stesso». Arrivano 240 canzoni, che sono ridotte a 20 da presentare nelle prime due serate della manifestazione dove verranno scelte le dieci finaliste. Viene chiamata l’orchestra del maestro Cinico Angelini e le canzoni vengono affidate a voci abituali dell’orchestra come Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano (due gemelle torinesi: Secondina, detta Dina, e Terzina, detta Delfina), tutti artisti sotto contratto con la Rai e con la stessa casa discografica (che peraltro farà uscire i dischi delle canzoni di Sanremo solo due settimane dopo). Infatti il Festival nasce a tutti gli effetti come manifestazione radiofonica, un concerto particolare, con brani inediti, e proprio per questo può essere definito un vero Festival della Canzone. Dopo la sigla C’è una chiesetta amor, suonata dall’orchestra, la gara entra nel vivo con la canzone Sorrentinella eseguita dal Duo Fasano. Votano gli spettatori presenti in sala. La giuria è presieduta da Bussati del Casinò e ne fanno parte, tra gli altri, Razzi della Rai, Filogamo, una signora del pubblico e Mario Sogliano, ufficio stampa del Casinò. Il 31 sera, alle 23.30 vengono proclamati i vincitori: al primo posto la canzone Grazie dei fiori cantata dalla Pizzi, al secondo La luna si veste d’argento eseguita dalla Pizzi insieme a Togliani e al terzo Serenata a nessuno del solo Togliani.
 
 
 
 
 
 
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1988

38a edizione, 24-27 febbraio

 

Pavarotti sì, Pavarotti no
Se la sigla è Mamma dammi i soldi di Espressione Musica (un esordiente Francesco Baccini), quella di apertura è Nel blu dipinto di blu, cantata dal Tenore Luciano Pavarotti. Una versione che piace a Domenico Modugno: «Ascoltare Nel blu dipinto di blu da Pavarotti mi ha commosso: è stato come veder resuscitare l’araba fenice: una commozione pari a quella che mi colse trent’anni fa quando al ritornello, sull’entusiasmo del pubblico, mi parve di essere sollevato da terra e di volare». Negativo il giudizio del critico Teodoro Celli per Il Messaggero: «La canzone di Modugno, sillabata quasi in stile recitativo nelle strofe e fatta d’un breve inciso, aforistico e lievemente sincopato, nel ritornello, mal si presta ad essere enfatizzata in termini vocali lirico-eroici. Così ogni volta che Pavarotti cantava la parola “blu” sembrava che la voce gli si strozzasse in gola. Per non parlare poi dell’orrenda aggiunta, quasi un incidente belcantistico, appiccicata al resto solo perché il tenore potesse tirar fuori uno dei suoi acuti».

 

 

1995

45a edizione, 21-25 febbraio

 

Meglio la Falchi o la Koll?
Anna o Claudia? Baudo ha scelto due bellezze emergenti del cinema italiano come Anna Falchi e Claudia Koll (vero cognome Colacione). La Falchi ha recitato in alcuni film ed è conosciuta per la love story con Fiorello, mentre la Koll, lanciata nuda da Tinto Brass in Così fan tutte, recita anche in teatro e conduce una trasmissione TV. Inevitabile il confroonto, il duello che stimola gli interessi extramusicali verso il Festival. Gianni Agnelli in TV apprezza la Falchi, e la Koll afferma di aver avuto un gran mazzo di fiori e due diamanti da ombelico (uno lo indossa anche all’Ariston) dal direttore della Ford International. Si sprecano le battute. La Falchi canta un rap in finlandese (lingua materna), la Koll balla un tango con Pippo. Sui giornali si sprecano foto nude delle due, tratte da film. Alla fine il Corriere della Sera le fa giudicare da cinque colleghe che le hanno precedute a Sanremo come Lorella Cuccarini, Alba Parietti, Gabriella Carlucci, Patrizia Rossetti ed Enza Sampò. Il verdetto è questo: la più spigliata Falchi vince in simpatia, bellezza ed eleganza, mentre alla più fredda Koll rimane la sensualità.
 
 
 
 
 
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Gli autori
 
Federico Gennaccari è nato a Roma, dove vive tuttora. È giornalista parlamentare e scrittore, si occupa di politica e storia, musica e spettacolo. Ha seguito il Festival di Sanremo come spettatore fino al 1990, poi ha iniziato a occuparsene in modo professionale, per quotidiani e radio.
Massimo Maffei è giornalista e critico teatrale e musicale. Ha collaborato con «la Repubblica», «Il Messaggero», «il Mattino» e «Il Tempo» ed è stato direttore di numerose riviste. È stato consulente per la comunicazione di Report (Rai Tre) e Fonit Cetra, è direttore del «Radiocorriere TV» e opinionista televisivo, ospite fisso a Buona Domenica, Domenica In, Uno Mattina, L’Italia sul Due, Piazza Grande, In Famiglia e in trasmissioni di successo come Miss Italia e I Raccomandati.
 
 
Conversazione con Federico Gennaccari

 

Come nasce l’idea di questo libro? Innanzitutto nasce da un grande “amore”, un grande rispetto per questa manifestazione canora. Alcuni libri dedicati al Festival contengono imprecisioni anche gravi sulle canzoni, i partecipanti e altro, oltre a giudizi e ricostruzioni “di parte” elaborati trenta o quarant’anni dopo. Io avevo voglia di realizzare qualcosa di più completo, attraverso gli articoli dedicati a Sanremo dai quotidiani per inserire il Festival nel giusto contesto storico-politico e anche musicale, e per ricordare aspetti nascosti o dimenticati e molte curiosità. Ad esempio, il fatto che Nel blu dipinto di blu non è stata subito apprezzata da tutti, vi era chi preferiva altre canzoni scritte da Modugno precedentemente. Inoltre, nella stessa edizione, quella del 1958, la giuria del quotidiano «Il Messaggero» le preferì Timida serenata.
 
A quale edizione del Festival è più legato? A quella del 2004. Perché fu la più sofferta, con Tony Renis impegnato in una guerra contro tutti per salvare il Festival: contro i discografici della Fimi che “boicottarono” Sanremo, impedendo ai loro cantanti di partecipare; contro i politici che l’attaccavano sul piano personale, ritenendo che la sua presenza fosse un favore di Berlusconi a un amico e tirando fuori vecchie storie di amicizia con italo-americani “mafiosi”; contro Mediaset, che oppose una forte controprogrammazione e anche contro certi suoi amici d’oltreoceano che si dimostrarono non troppo amici e, per cantare come ospiti, chiedevano cachet stellari. Una guerra per fortuna vinta, poiché altrimenti quella sarebbe stata l’ultima edizione di Sanremo. E anzi mi piacerebbe una nuova edizione affidata a Tony Renis e alla conduzione di Simona Ventura con la sua banda.
 
Perché Sanremo è ancora oggi una manifestazione insuperata? Perché ha dimostrato di essere un’istituzione, capace di sopravvivere a mille difficoltà. Un’istituzione spesso più considerata sul piano televisivo che sul piano musicale, però nonostante tutto in grado di funzionare come vetrina del panorama musicale italiano. Una vetrina che non tutti utilizzano, ma che consente ancora di far emergere nuove leve della canzone italiana, sia del pop che della canzone d’autore.
 
Come siete riusciti a raccogliere tutto il materiale giornalistico su cui si basa il libro? Una grande passione mi ha portato fin da piccolo a raccogliere articoli e testi di canzoni del Festival. Poi, dal 1990, alla passione si è aggiunto l’interesse professionale. La parte più difficile è stata la ricerca del materiale riguardante le edizioni degli anni Cinquanta e Sessanta, ma una ricerca certosina durata più di un anno in biblioteca e in emeroteca ha consentito di trovare qualcosa anche per quegli anni.
 
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