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2007
24
Nov

Michele Rossi dietro le quinte

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Michele Rossi al Dietro le quinte film festival di Roma 

Se è vero che in Italia esiste un numero indecifrato di festival dedicati ai cortometraggi, non si può dire altrettanto per le sezioni che curano i dietro le quinte di un film. Il making of, più conosciuto come backstage, è il mezzo che racconta la preparazione, gli umori, i pericoli, i problemi, le soddisfazioni della messa in atto di un film. Siccome il backstage richiede gli stessi tempi e la stessa preparazione di una pellicola, ci sono registi che su un set si occupano solo ed esclusivamente del backstage che spesso entra come extra nel dvd del film. Da qualche anno, anche in Italia, si è cominciato a dare spazio ai registi di backstage, ai loro montatori, ai loro direttori della fotografia, e per questo sono nati alcuni festival specializzati. Uno di questi è proprio il “Dietro le quinte film festival” www.dietrolequintefilmfestival.it che da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre, presso la Casa del Cinema di Roma, mostrerà i migliori lavori dell’anno e premierà quelli che la giuria avrà giudicato più meritevoli. Oltre al premio per il miglior backstage, varie menzioni, e i premi tecnici per il miglior montaggio e la migliore fotografia. Tra i registi in finale al festival di Roma, anche Michele Rossi che con il suo “Al ritmo di Sette ottavi”, ha seguito la realizzazione del film di Stefano Landini “Sette Ottavi” con Paolo Fresu, Ernesto Mahieux, Roberto Citran.
“ Girare un backstage non significa raccontare l’emozione del cinema ma la passione che genera quest’emozione”, ecco cosa significa per il regista cuneese catturare con la propria camera immagini di persone che a loro volta stanno catturando altre immagini. A proposito di questa dualità, Michele dice del suo dietro le quinte: “I componenti del reparto fotografia del film di Landini scherzosamente mi riprendevano sul fatto che io avessi più assistenti di loro. Luca Privitera, Andrea Pisano, Max Gallo, Gabriele Cambiotti, con tutti loro condivido l’emozione di questa selezione e la speranza di portare a casa un premio”. E, inoltre, ci tiene a sottolineare che “La forma cinematografica del backstage ha una dignità di genere, non è un documentario né una fiction, non è un’inchiesta né un reportage, ma è un backstage il che significa avere pochi soldi, poco tempo, poco spazio d’azione ma totale libertà di mostrare attraverso il mio sguardo la costruzione di un film”.
E’ molto importante tenere presente quanta passione e quanta competenza tecnica debba avere oggi, nel cinema italiano, un giovane autore che gira un backstage se si pensa che l’industria cinematografica americana per un making off stanzia cifre iperboliche, con le quali da noi spesso si riesce a girare un intero lungometraggio. Ecco perché è giusto che un festival rivolto esclusivamente ai backstage abbia la sua giusta eco, per diffondere e far conoscere la bravura di persone, come Michele Rossi, che con una telecamera e l’amore sconfinato per la settima arte, tra le mille intemperie economiche del nostro Bel Paese, riescono ad ottenere la giusta attenzione.

AL RITMO DI SETTE OTTAVI

Sinossi
 
“Al ritmo di sette ottavi” racconta il dietro le quinte del film di Stefano Landini “Sette ottavi”. La vicenda è ambientata nel periodo fascista, protagonista è un ragazzo che ascolta ed ama la musica jazz, musica bandita in quel periodo perché associata ai “negri” e quindi non in linea con il patriottismo retorico del regime. Chiunque si distaccasse dalla linea dei principi del fascismo, rischiava di essere bollato come dissidente e la pena consisteva nel carcere che precedeva la morte. Ma Massimo (Fabrizio Nicastro) non teme né il padre che lo esorta con maniere dure a smettere di ascoltare il jazz, né la polizia di Stato che lo incastrerebbe immediatamente. Anzi, cerca un maestro di questa musica (Roberto Citran) che lo introduce alle note sovversive e ai night club, dove è facile incontrare gli stessi gerarchi seduti comodamente a sorseggiare un amaro. I musicisti con i quali condividerà questa passione sono gli stessi che incontrerà in prigione, dove si concluderà la breve esistenza ed assieme a loro dirà per sempre addio alla musica jazz. La colonna sonora e la partecipazione al film di uno dei più importanti jazzisti del mondo, Paolo Fresu, è il fil rouge del backstage, è l’amalgama emozionale di sequenze e interviste prese dal set. Il backstage segue le sequenze senza perdere una nota del set, in questo modo, il lavoro è presentato come uno spartito musicale, e si chiude con le note basse della tromba, quando, prima di salutare il pubblico, lo strumento allunga le note e le distende, e l’ultima nota è quella di commiato, sia verso gli ascoltatori, sia per Fabrizio e i suoi amici che il fucile sta per impallinare.

 

MICHELE ROSSI
Biofilmografia
 

Nato a Cuneo 31 anni fa si laurea con lode in Storia del Cinema con una tesi su “La presa differita della voce”.

 

Terminati gli studi trascorre 2 anni a Roma dove è assistente alla regia e segretario di edizione per produzioni cinematografiche – Brooklyn Film/Gruppo Pasquino-.

 

Da oltre 4 anni collabora come operatore di ripresa free lance per Sky, Mediaset e Rete 7 – Milano/Torino -.

 

Da 3 anni realizza documentari e spot per istituti scolastici del Piemonte in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino.
 
Docente di Regia e Linguaggio audiovisivo presso l’Accademia di Belle Arti di Cuneo, insegna Sceneggiatura presso l’Istituto Fellini di Torino. Realizza corsi di formazione per docenti.

 

Ha diretto le seguenti opere:

         “Percorsi sicuri” Spot per il Comune di Cuneo, 2004.

 
We are the war” Cortometraggio, 2004
 
Brucia dentro” Videoclip del brano dei Graffito per la Bit Records, 2004.
 
Missione volontaria” Pubblicità progresso selezionata dal Ministero della Pubblica Istruzione, 2005.
 
Autocontrollo” Cortometraggio, 2006.
 
Al ritmo di Sette Ottavi” – backstage del lungometraggio di Stefano Landini, 2007.
 
“Welcome to Rio Tonda” documentario, in produzione, 2007.

 

DICHIARAZIONE  DEL  REGISTA
 
L’occasione di poter girare il backstage di un film non è certo impresa impossibile, ma la possibilità di seguire da vicino il musicista Paolo Fresu è un dono straordinario ed è stato il motivo di questo lavoro. Ogni mattina, poco prima che iniziassero le riprese mi soffermavo sulle sue mani, lo scrutavo, ascoltavo le prove del suo Quintetto, il sassofono di Tino Tracanna, il pianoforte di Roberto Cipelli, la batteria di Ettore Fioravanti, il contrabbasso di Attilio Zanchi, erano loro, con i loro strumenti, i veri protagonisti delle mie riprese. Per venti giorni mi sono fatto coinvolgere e rapire dal suono delle loro parole, delle letture ad alta voce degli spartiti di Fresu che, umile come solo i grandi professionisti sanno essere, aveva la parte di un musicista nel film e, del quale, ha chiaramente curato tutta la colonna sonora.  Ecco perché, dopo aver vissuto questa esperienza, ho dedicato molta cura a ogni fotogramma del backstage, improntandolo come se le immagini fossero note, ricalcando i crescendo e le pause della musica jazz, con la certezza che qualsiasi lavoro, se ha un motivo forte di partenza, può solo trasformarsi in bellezza. Il piacere di dedicare, a mio modo, con questa sottigliezza di ricerca e mescolanza tra montaggio e musica, un omaggio ad un musicista, è stato il fulcro del making of. Inoltre stare su un set con le proprie telecamere e osservare le riprese da un’altra angolazione, mi ha permesso di girare un mio piccolo film, un film nel film, di sottolineare tutte quelle cose che il film non può fare, la noia, il sonno, le risate, i trucchi, spesso rudimentali, che danno colore alle estenuanti pose, l’emozione e la soddisfazione per ogni buon ciak, i malumori per quelli sbagliati, e i racconti della troupe che si danna per ore per una scena di trenta secondi. Credo che in un dietro le quinte sia importante la dichiarazione del regista quanto quella del truccatore, i commenti dell’attore protagonista quanto quelli delle comparse mute: l’unico modo per spiegare cosa significhi fare un film, il senso di un backstage, trovo affascinante raccontarlo attraverso le immagini rubate dal set mostrandolo da vari punti macchina, fino a cinque. “Al ritmo di sette ottavi” è un percorso nascosto che tende a sfociare nella stessa direzione di “Sette ottavi”, il film di Landini. Sono sicuro che lo spettatore vivrà le emozioni della musica di Fresu questa volta non sullo sfondo di un palcoscenico ma al centro di un set cinematografico.
 
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