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2007
7
Ott

L'adottato - Josè Monti

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… E se un giorno ci accorgessimo di non far parte di nessun gruppo, di nessuna compagnia?
Credo che sia andata proprio così, vuoi per gioco, vuoi per casualità della vita mia che, ecco un "giorno" in cui mi persi nella "notte", scoprii che alla fine... c'è un po' del "noi" in ognuno di noi.

Questo è un testo quasi polifonico, perché intorno al protagonista ed alla sua storia si intrecciano altri personaggi, molti dei quali sono stati realmente presi dalla vita di strada e non solo di strada, ma anche dalla quotidiana normalità dal giovane autore Josè Monti e poi trasportati su carta sotto forma di personaggi da favola. Nel testo, si mescolano svariate voci, diverse idee e ideologie e tutto questo è narrato con una molteplicità di linguaggi che si compongono in una storia che si fa unitaria.

In fondo è "una" storia, una favola e un "romanzo di formazione" fatto di frammenti in un'epoca in cui la vita appare frammentata. I disegni in stile UNDERGROUND, i testi poetici, i personaggi, fino alla scansione in scene ed atti più che in capitoli, tutto compone una visione onirica che è significante dell'esperienza reale. La "cicogna vagabonda" che abbandona i neonati dove capita è una visione della vita in cui si suggerisce la temporaneità dei legami come forma di giustizia distributiva, "l'adozione" quasi rovesciata (l'ADOTTATO sceglie quando e da chi farsi adottare temporaneamente) come forma di riscatto individuale senza passare attraverso la ribellione o la svalutazione di ciò che di volta in volta viene lasciato.

La temporaneità "tema chiave del romanzo" è anche una scelta per sfuggire al dolore, al vuoto interiore, alla desolazione esteriore, alla ripetitività dell'esistenza, all'abbandono del destino. La forma onirica del racconto toglie la possibilità di ancorarsi al reale, al descrittivo, per lasciarsi sfiorare dalla commozione e liquidare come "patetico" il testo e l'esperienza di vita che racconta. La descrizione qui è percezione, tutto è connotazione.

José Monti certamente racconta qualcosa di sé, della vita di strada che ha conosciuto e che i personaggi della sua favola gli hanno fatto conoscere. Ricordiamoci che lo spunto di varie realtà all'interno del testo, provengono dal mondo underground dei free party.
L'autore è riuscito a trasgredire talmente tanto il testo da far si che esso stesso si trasgredisse automaticamente tanto da essere accettato anche sui banchi di scuola.

Di certo, Josè Monti o come lo chiamano un po' tutti, Joz', ci parla del rapporto "liberatorio" con la sua attuale famiglia adottiva, ma ci racconta anche di come percepiamo oggi la realtà che ci circonda e di come "educando" trasmettiamo questa percezione, o di come degeneri la nostra percezione quando diventa fissa e si sovrappone al mondo.

È un libro questo che parla di ciò che cerchiamo, di come gli incontri che facciamo modifichino la nostra ricerca, di come i sentimenti che vengono suscitati in noi possano risolversi in "legami deboli", più efficaci e rispettosi dell'individuo che cresce dei cosiddetti "valori forti". Di forte c'è solo una cosa, la determinazione a vivere una vita propria attraverso tutte le appartenenze prima necessarie, poi volontarie, mai sostitutive.
 
 
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