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2007
5
Lug

Lontano da Itaca - Franco Mimmi

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LONTANO DA ITACA


Franco Mimmi
Aliberti Editore

Sono passati dieci anni da quando Ulisse tornò alla tanto sospirata Itaca, alla tanto desiderata Penelope, al tanto amato Telemaco. Ma qual è stata, dopo il ritorno, la vita dell’eroe la cui astuzia consentì la conquista di Troia? La soddisfazione dei suoi desideri gli ha portato la serenità familiare cui tanto anelava nel corso dei suoi vagabondaggi? O la pacifica esistenza dell’isola ha trasformato il guerriero e il navigatore in un “re neghittoso” che vive, scontento di sé e colmo di rimpianti, “alla vampa del suo focolare tranquillo”? Franco Mimmi riprende il mito del grande eroe greco, protagonista con la sua Odissea del primo romanzo dell’Occidente, per trasformarlo in una parabola dell’esistenza – e della relazione tra umano e divino - in cui si fondono i classici greci e il materiale ulissico di ogni tempo.
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Postfazione

Per i ragazzi delle scuole che ancora abbiano la fortuna, almeno in qualche misura, di accostarvisi, l’Odissea viene sempre accoppiata all’Iliade sotto l’etichetta di “poemi epici”, ma in realtà questo titolo andrebbe lasciato al poema omerico della guerra di Troia, per dare alle peripezie di Ulisse il titolo di “primo romanzo dell’Occidente” . Lo provano le infinite interpretazioni, rivisitazioni, elaborazioni che la figura del re di Itaca – mitico, storico, romantico, naturalistico, moderno e certamente, qualunque cosa la parola significhi, anche postmoderno, e insomma protagonista ante litteram di qualsiasi momento letterario -  ha ispirato in ventotto secoli, da quella sublime di Dante nel canto XXVI dell’Inferno (Fatti non foste a viver come bruti...) a quella giocosa di Guido Gozzano nel poemetto L’Ipotesi (Il Re di Tempeste era un tale / che diede col vivere scempio / un ben deplorevole esempio / d'infedeltà maritale...) Impossibile non citare L’Ulisse di Joyce, dove l’autore  si concesse la variante di presentare un Telemaco/Dedalus (forse perché in questi si identificava) più intelligente di Ulisse/Bloom.
    
La storia che anch’io ho voluto caricare sulle spalle di Ulisse, semplice e modesta, è stata ispirata dalla lettura di un altro capolavoro: la poesia Itaca, di Kostantinos Kavafis. A questo concetto, del viaggio più importante dell’arrivo, si somma – spero con evidenza – quello della rivendicazione di autonomia dell’umano dal divino, esista o no quest’ultimo.
Ma il lettore si sarà presto accorto che questo libro, più che un romanzo, è quasi un centone, perché frequentemente composto con  i versi stessi dell’Odissea (versione di Ippolito Pindemonte), o dell’Iliade (nella traduzione di Vincenzo Monti), o con altro famosissimo materiale ulissico come la poesia di Alfred Tennyson (Ulysses) nella traduzione pascoliana. Usa però, soprattutto , versi dei tre grandi tragici greci, Eschilo, Sofocle ed Euripide, nelle splendide traduzioni contenute nel volume “Il teatro greco – Tutte le tragedie”, a cura di Carlo Diano. (Sansoni Editore, 1970).

La mia intenzione non era di compiere un esercizio di acrobazia o di prestidigitazione letteraria, ma di comporre la storia - grazie al fatto che spesso gli eroi delle tragedie greche sono gli stessi dei poemi omerici o appartengono a cicli coevi - con materiale che le fosse il più vicino possibile nel tempo e nello spirito, per dare quanta più forza possibile a un ponticello teso tra l’oggi e il primo romanzo dell’Occidente. Spero che inviti molti giovani a varcarlo: Itaca li aspetta, ora e sempre.

 
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