:: Home » Eventi » 2007 » Aprile
2007
10
Apr

Un gigolo in doppiopetto - Manuela Mazzi

media 3.66 dopo 3 voti
Commenti () - Page hits: 2000

« “Un gigolo in doppiopetto”. È questo il titolo del nuovo libro di Manuela Mazzi. Dopo il lungo racconto new-age L’angelo apprendista e il romanzo denuncia dallo sfondo giallo-rosa Un caffè a Kathmandu, la giornalista locarnese torna nelle librerie del cantone con un reportage narrativo che ripercorre la storia vera di un gigolo ticinese. Un giovane ambizioso ingaggiato da un’agenzia di accompagnatori di Lugano per vendere il suo corpo a donne della Milano bene, ma non solo.

Una confessione a presa diretta raccontata in prima persona dal protagonista, che si è trovato a vivere due anni di degrado di sé, attraverso un viaggio nel miraggio di valori distorti, della bella vita, dei soldi facili, ma anche di prostituzione e droga. La stessa confessione era già stata pubblicata, anche se in modo molto ridotto, in un articolo firmato dalla stessa autrice del libro, apparso a suo tempo sul quotidiano italiano “Il Giornale”.

Centosessanta pagine, per le edizioni Photo Ma.Ma. Edition di Minusio, il cui contenuto è a tratti esplicito e pertanto destinato preferibilmente solo a un pubblico adulto. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito http://xoomer.alice.it/manuelamazzi/ oppure www.ungigoloindoppiopetto.splinder.com »


Un Gigolo in Doppiopetto

Trattasi di un reportage narrativo. Protagonista è un gigolo ticinese che denuncia una losca attività confessando di essere stato al servizio di signore attempate della società bene lombarda, comasca e del canton Ticino, per conto di un’agenzia illegale di accompagnatori. Il romanzo oggetto di questa presentazione di fatto ripercorre una storia realmente accaduta tra il Ticino (Svizzera) e la Lombardia (Italia).

L’intero scritto risulta pertanto la via di mezzo tra un articolo di giornale approfondito e un romanzo... Per motivi di privacy e per salvaguardare i protagonisti che si sono di fatto trovati coinvolti nella delicata vicenda, infatti, ho creato loro identità, ruoli, e caratteri diversi dalla realtà, seppure per certi versi simili a quelli dei personaggi reali. Ho anche reso irriconoscibili determinati luoghi mettendoci un tocco di pura fantasia, ma senza mai allontanarmi davvero dalla verità. Altresì ho colorito alcuni avvenimenti, cercando di immedesimarmi nell’attore principale, grazie ai suoi stessi racconti. Fonte principale della storia è, infatti, il protagonista di questo libro, gigolo «per sbaglio», il cui nome all’interno del romanzo è Massimo, detto Max.

Per correttezza, credo di poter affermare, che anche le parti “false” hanno lo scopo di creare la metafora dell’effetto che ne faccio scaturire, con il fine di avvicinarmi il più possibile alla realtà dei fatti…

A riprova dell’autenticità della storia, in appendice al romanzo, viene riportato l’articolo apparso sull’inserto lombardo de “Il Giornale” nello spazio riservato alla cronaca del Canton Ticino, nell’agosto del 2003. Questo romanzo completa l’articolo in cui, per motivi di spazio e ovvi limiti di decenza, non è stato possibile inserire piccanti aneddoti riguardanti ciò che si è trovato ad affrontare Max. Il quale, per quanto sia riuscito a tirarsi fuori da una spirale perversa, rappresenta solo una minoranza di quanti nelle maglie della rete della prostituzione rimangono invece incastrati a vita…

Il contenuto erotico dell’opera è a tratti esplicito.

Pagine : 160

Target: Over 16 anni – ideale: 18/60.

Copertine: Sia l’immagine della copertina, sia quella sul dorso sono la riproduzione di ritratti eseguiti a matita e pastello da me stessa.

Scopo

L’obiettivo che desidero raggiungere è triplice: denunciare una realtà ancora troppo avvolta nell’omertà; sensibilizzare le persone sul problema; e scoraggiare i giovani nel scegliere certe vie, anche se il guadagno facile e l’apparente bella vita fa gola a chiunque.

TRAMA

Quale traccia riporto la prima stesura – più completa rispetto l’originale – dell’articolo poi apparso su “Il Giornale”:

Un ex-gigolo ticinese si racconta in una storia rivelatrice: «Le mie clienti? Tutte ultracinquantenni, della società bene lombarda. Mogli di facoltosi uomini d’affari, banchieri, medici, avvocati, industriali, e di qualche politico, residenti in particolare a Como, Varese e Milano». Un business tuttora attivo e gestito da un’agenzia che opera sotto copertura, la cui sede principale, mascherata da locale notturno, si trova nel Sottoceneri (regione a sud del Ticino). All’insegna del sesso, della droga e… dello sfruttamento, queste gentil donne d’alto bordo si servono, almeno già da 15 anni, dei servizi di questa “agenzia d’accompagnatori” per “farsi scarrozzare, - racconta Max (pseudonimo per far rimanere anonima la fonte) - in giro per il Ticino, facendo da spola tra un parrucchiere, una boutique, un casinò o un centro commerciale, in compagnia di un bel giovanotto che, a conclusione del pomeriggio, si concede come loro preferiscono.

Questo tipo di agenzie - in Ticino ve ne sarebbero almeno 3 attive - ovviamente non sono specializzate solo nell’offerta di gigolo gentiluomini, bensì traggono profitti anche dalla “gestione” di donne esperte nel settore, le quali accompagnano e si attardano con altrettante personalità altolocate e no.

A introdurre in quest’ambiente Max (che in quel periodo aveva un età compresa tra i 25 e 30 anni e un lavoro ben remunerato) è stato un amico. «Non me ne sono neppure accorto - racconta -. Un giorno un mio collega di lavoro, con la scusa di farmi conoscere un po’ di gente interessante, mi ha portato a un party in una splendida villa situata nel Sottoceneri, con tanto di piscina e persone “griffate” dalla testa ai piedi».

Caso vuole che moro, alto, snello e dall’apparenza intellettuale, Max, ha sempre avuto un debole per la donna matura. «Durante questo party mi è stata presentata una signora molto attraente e intrigante di cui mi sono subito invaghito». Ma costei, in effetti, non era la proprietaria della villa come volevano far credere a Max. «Due settimane e mezzo dopo averla assiduamente frequentata anche in intimità, mi ha presentato un’altra donna. Tutto mi sembrava molto strano». Ed è proprio a questo punto, dopo essere stato a letto anche con quest’altra, che Max ha cominciato a capire. «Era ormai ovvio che la donna di cui mi ero preso una cotta era solo un’intermediaria». Molto più curata e attenta al cliché della donna in carriera quest’ultima era infatti la vera “faccendiera di casa”. «Senza accorgermene ho cominciato così a conoscere sempre più nuove “amiche” al di sopra dei 50anni, per le quali inizialmente fungevo solo da autista: da una volta al mese a una volta alla settimana. E nel frattempo oltre a fare l’accompagnatore ho iniziato a “concedermi” su richiesta, così come mi aveva invitato a fare la mia “protettrice” al momento della consegna della chiave di una camera di un centro particolare».

Il tutto senza ovviamente alcuna spesa da sostenere, anzi. «L’azienda mi riforniva di Mercedes e vestiti adeguati all’occasione, inoltre ero stato dotato di una carta di credito a nome dell’agenzia con la quale saldavo il prezzo di ogni spesa della mia cliente (dalla messa in piega all’acquisto di capi d’abbigliamento), più la remunerazione del mio lavoro: 500 franchi per il solo accompagnamento più altri 500 franchi per il servizio completo, a cui si aggiungevano alcuni regalini». E fin qui poteva andare bene se non fosse che a un certo punto: «Esattamente come accade in ogni circolo vizioso, mi sono accorto che non si trattava più di un bel gioco, bensì di un dovere. Da una volta sono poi diventate 3 volte a settimana. Il fisico cominciava a risentirne, e le mie prestazioni non erano più all’altezza, inoltre a volte dovevo accompagnarmi a donne così anziane che fugavano ogni tipo di desiderio sessuale. E così ho iniziato a sniffare cocaina: per noi ragazzi era gratuita». Sempre più opprimente e destabilizzante questa situazione per Max non andava più. «E’ stato molto difficile allontanarmi da questo ambiente. Purtroppo ogni volta che tentavo di ritirarmi dovevo scontrarmi con la proprietaria, che si agitava aggressivamente a tal punto di scoraggiare ogni ripensamento. Ad esempio mi minacciava dicendo: “ti mando qualcuno sotto casa tua ad aspettarti”; “Se te ne vai riferisco come occupi il tuo tempo libero ai tuo datori di lavoro”; “Non puoi permetterti di decidere perché ormai la tua vita mi appartiene”, e così via. Solo quando proprio cominciavo a non farcela più, ho iniziato a non rispondere alle sue chiamate e a non farmi più rintracciare…». Tra minacce, ricatti e telefonate anonime che continuano tutt’oggi a distanza di un paio d’anni, Max è riuscito a tirarsi fuori, forse proprio grazie al fatto che aveva un lavoro e un situazione finanziarie adeguata, ma purtroppo altri non ce l’hanno fatta; e quella spirale perversa li ha portati fino a fare film pornografici e altro ancora. «In quel periodo noi ragazzi eravamo in 5 di cui 2 ticinesi e 3 comaschi - conclude Max - ora non saprei, però so che l’attività continua».

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
:: Eventi recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 94 millisecondi