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2007
30
Mar

Per non sentirmi solo, bevo

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TEATRO LITTA
teatro stabile d'innovazione

presenta:

PER NON SENTIRMI SOLO, BEVO.

monologhi sulla solitudine

+ vino per dimenticarsene

a cura di Dionisi Compagnia Teatrale

26 aprile – 13 maggio 2007
Teatro Litta – Sala la Cavallerizza
Corso Magenta 24
Milano

repliche

giovedì – venerdì – sabato e domenica ore 20.00

e ore 22.00


E’ UN MONDO CATTIVO QUESTO, SAILOR! CHE RACCHIUDE DENTRO DI SE UN CUORE SELVAGGIO (che una volta fu Canto a Me Stessa)

di e con Renata Ciaravino

regia di Valeria Talenti

What’s the fuck???

Non è uno spettacolo di prosa perché non ci sono personaggi.

Non è una narrazione perché il plot stenta.

Non è una stand-up comedy perché non fa necessariamente ridere.

Non è un’orazione perché è troppo difficile.

Non è cabaret perché non parla di figa o terroni o rutti.

Non è una performance perché ci sono parecchie parole.

What’s the fuck???

E’ un en-plei-air, un luci alzate, un incontro articolato da alcune emozioni procurate attraverso la sofferenza e certi abissi. Tecnicamente parla di Coraggio-Morte-Nicholas Cage-Sfiga-Città-Fare l’Amore-Paura.

IN PROVINCIA DEL MONDO

di Ciaravino & Pellegrinelli

con Carmen Pellegrinelli

luci di Laura Bresciani

Regia di Valeria Talenti

ringraziando per la prima fase di studio del lavoro Sabrina Sinatti

Cabaret? Delirio? Trasformismo? Maschere? Una donna per decine di personaggi: lo sicolabile, la missionaria di sinistra, la venditrice di bare, la mummia degli anni 80 della Milano da bere, quella che fa teatro-danza solo nel centro sociale perché solo lì “è ppuro!”, il Dj di Radio Dj, l’ascoltatore di Radio Popolare, la conduttrice di Radio Maria…

Esiste la possibilità di avere la testa in provincia del mondo.

Compilare i moduli per le donazioni ai distrofici per poi poter tranquillamente spendere il resto dei propri 8000 euro di stipendio in allegria e libertà, sfogliando “Vanity Fair” che ricorda come fare del buon sesso estivo in 60 mosse.

Scrivere un libro su come e quanto soffriamo perché paparino poi ce lo fa pubblicare dal suo amico editore, in cambio di qualche agevolazione fiscale.

Dire che “non importa se la tua mammina ti ammazza di botte e papino è alcolizzato e fratellino fuma crack e sorellina è morta, che tanto poi il Signore li accoglierà tutti nella Luce e nella Pace…”.

Dire che i bambini africani sono “troppo più belli e caratteristici” dei semplici bambini bianchi o dire che i bambini africani nascono con l’aids, perché “si sa laggiù come funziona…”

Ma come funziona?

ASSOLA

Elogio della solitudine

Menzione speciale Premio Scenario 2003, “per l’ottima prova di un’attrice-autrice capace di toccare con spietata e delicata ironia le ferite di una condizione femminile che ha il coraggio di mettersi a nudo sulla scena”

di Renata Ciaravino, Ugo Cornia e Silvia Gallerano

Con Silvia Gallerano

Grazie a Cinzia De Lorenzi, Mattia Fabris, Arianna Scommegna

“ Questa è la cronaca abbastanza fedele di alcuni anni molto faticosi ma belli che a un certo punto mi sono capitati.

L’unica cosa che si può dire è che le cose capitano e noi dobbiamo lasciarle capitare. Ma queste cose che capitano hanno la virtù principale di sfracellarci la testa.

Adesso, con un inevitabile sfacelo sulle spalle, portandomelo dietro tutti i giorni, dopo aver preso nota di tante cose sono tornato a vivere il mondo come prima.

Un po’ mi dispiace.”

Ugo Cornia

Personalmente sto spesso sola perché mi piace.

Non vedo necessariamente attorno a questa parola un’aura di depressione.

Non sono neanche un’asceta e non cerco alcuna illuminazione.

Sicuramente da sola sono stata: felice, in attesa, sospesa, innamorata, fidanzata, lasciata, in lutto, abbandonata, scansata, depressa, ansiosa…

Parlare della solitudine è come parlare della vita, e allora parto dalla mia solitudine, che almeno la conosco.

Come dice Ugo Cornia ad un certo punto della mia vita mi sono capitate delle cose che hanno avuto la virtù principale di sfracellarmi la testa e, aggiungo io, come primo effetto quello di farmi chiudere nella mia stanza. Metaforicamente e fisicamente.

E allora parto da questa stanza. Dai motivi che mi ci hanno buttato dentro, dai fantasmi che la agitano, dal desiderio di uscirne, dall’attesa del tempo giusto. Ho pensato a tutte le stanze in cui ho vissuto o in cui ho visto vivere gli altri e a quello che significa per ognuno di noi questo spazio “sacro”, queste quattro mura che ci conoscono meglio di nostra madre.

“Assola” parla di tre stanze; di tre luoghi segreti, di tre modi di essere nel mondo, di cercare ascolto, di alzare la voce per farsi sentire, o di chiudere la porta per restare in pace.

Sono passati tre anni da quando ho cominciato a lavorare su Assola. Ci ho messo tanto per finirlo, per dire tutto quello che stava dentro questo “titolo-stanza”. Per raccontare tre solitudini diverse che possiamo incontrare tutti i giorni dentro di noi o negli occhi degli altri. Per dipingere tre caratteri, tre desideri, tre tentativi di volo.

Senza fare ovvie considerazioni sulla nostra epoca, dopo tre anni sento ancora la necessità di raccontare queste storie, di vederle riflesse negli occhi di chi le ascolta, di condividerle.

Silvia Gallerano

La rassegna prevede due spettacoli al giorno in quest’ordine:

dal 26 al 29 aprile:

ore 20.00 E’ un mondo cattivo Sailor! che racchiude dentro di se un cuore selvaggio

ore 22.00 In provincia del mondo

dal 3 al 6 maggio:

ore 20.00: E’ un mondo cattivo Sailor! che racchiude dentro di se un cuore selvaggio

ore 22.00: Assola, elogio della solitudine

dal 10 al 13 maggio:

ore 20.00: Assola, elogio della solitudine

ore 22.00: In provincia del mondo

Sala La Cavallerizza

 
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