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2007
30
Mar

Come se fossimo stati messi lì...

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TEATRO LITTA
teatro stabile d'innovazione

presenta:

COME SE FOSSIMO STATI MESSI LI’ PROPRIO IN QUEL MOMENTO

di Raymond Carver

Studi imperfetti Compagnia Teatrale

2 – 13 maggio 2007
Teatro Litta
Corso Magenta 24
Milano

repliche

martedì - sabato ore 20.30

domenica ore 16.30

lunedì riposo

Spettacolo teatrale tratto da quattro racconti (Cattedrale, Creditori, Chiunque abbia usato questo letto, I chilometri sono effettivi?) dello scrittore americano Raymond Carver. L’adattamento teatrale è il frutto della collaborazione tra Giorgio Sciumé, già autore di tutte le riscritture drammatiche da opere di narrativa per la compagnia, e Riccardo Duranti, traduttore ufficiale di Carver per l’Italia.

COME SE FOSSIMO STATI MESSI LÌ PROPRIO IN QUEL MOMENTO

Cattedrale, Creditori, Chiunque abbia usato questo letto e I chilometri sono effettivi?

di Raymond Carver

adattamento teatrale di Giorgio Sciumé in collaborazione con Riccardo Duranti

con Francesca Minutoli, Andrea Carabelli e Giorgio Sciumé

regia Giorgio Sciumé

Robert, un uomo cieco, va a fare visita a una sua cara amica e incontra per la prima volta suo marito. Aubery Bell è un venditore di aspirapolveri e cerca di piazzarne uno a un disoccupato. Iris e Jack, sposati, sono tormentati per una notte da una voce che al telefono chiede insistentemente di un certo Bob. Toni e Leo sono marito e moglie e navigano in cattive acque, Toni deve riuscire a vendere la macchina per fare qualche soldo. Queste le esili trame dei quattro racconti, ma nelle situazioni scelte per narrare le vite dei personaggi si manifesta un senso di necessità critica, di difficoltà esistenziale, di attesa inquieta ben più durevole e fondo. Lo spettacolo avanza per sequenze di dialogo che sviluppano l’azione, svelano controluce i personaggi e generano infine in loro un cambiamento dello sguardo che, sorpreso, impaurito, si apre alla gioia e al dolore come se fossero stati messi lì proprio in quel momento. Recitano lo spettacolo tre attori in una scena che disegna interni geometrici di case immerse nel silenzio luminoso degli oggetti quasi unici testimoni dell’emozione di essere esistiti.

Raymond Carver

morto nel 1988 a soli 50 anni, è universalmente noto come uno dei più grandi scrittori di racconti (short stories) del novecento. Ha scritto anche saggi letterari e poesie. Conosciuto in Italia dagli anni ottanta, a partire dal 1999 la casa editrice Minimum fax ha pubblicato una serie di volumi di largo successo. Tra i titoli più importanti ricordiamo Da dove sto chiamando, Racconti in forma di poesia, Vuoi star zitta per favore?, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, Cattedrale. Nel 2005 la casa editrice Mondadori ha pubblicato Tutti i racconti nella prestigiosa collana “I Meridiani”.

Dalla sua opera Robert Altman, nel 1993, ha tratto la sceneggiatura del film America oggi, Leone d’oro al festival di Venezia.

Cast dello spettacolo

In scena tre giovani attori professionisti con importanti esperienze professionali e formative: Francesca Minutoli, si è diplomata con la medaglia d’oro all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, Andrea Carabelli, si è formato con la compagnia Lombardi-Tiezzi di Firenze, Giorgio Sciumé ha recitato come attore protagonista presso il Piccolo Teatro di Milano.

La regia è affidata a Giorgio Sciumé che ha curato le regie per gli spettacoli della compagnia.

La scena

La scenografia dello spettacolo, costruita a regola d’arte, interamente in ferro, si compone di parti fisse e parti mobili. Costituisce il “disegno” di una abitazione. Un perno centrale permette movimenti rotatori, lungo l’asse orizzontale e quello verticale di tutti gli elementi scenici. I movimenti degli elementi scenici descrivono con rapidità i diversi momenti e sviluppi dello spettacolo. La scenografia è stata pensata in rapporto ad un originale uso delle luci. Lo spettacolo sarà accompagnato da una colonna sonora di suoni che rielaborano i rumori d’ambiente dei racconti e da alcuni brani musicali.

Rilevanza culturale del progetto

Interculturalità – La dimensione espressiva del teatro permette un rapporto immediato con la realtà culturale americana e con i modi di rappresentazione che la caratterizzano.

Ricerca teatrale – La compagnia propone un’idea di ricerca teatrale a tutto campo: dalla scoperta di nuove drammaturgie, alla creazione di un proprio universo espressivo, fino al lavoro sull’attore spesso approfondito nel rapporto con importanti protagonisti del teatro italiano.

Nuova generazione – Pur avendo già accumulato esperienze professionali di alto livello la compagnia è molto giovane. L’età media non supera i trent’anni.

Novità – La scrittura drammatica è una assoluta novità. I racconti scelti non sono mai stati portati in scena in Italia.

Tematiche – Le tematiche del testo sono di una profondità umana universale. Il centro intorno al quale ruotano i racconti e la scrittura scenica è l’avventura dei rapporti interpersonali.

Gli enti produttori

sono il Teatro Litta di Milano, il Teatro Studio Foce di Lugano e il DeSidera Festival di Bergamo. La pronta adesione di questi enti garantisce la rilevanza e la professionalità del progetto. Il Teatro Litta di Milano, teatro stabile d’innovazione, è il più antico in attività a Milano e si è sempre distinto nelle scelte per un’offerta di “prodotti teatrali” non ordinari e anticipatori di tendenze. La stagione del Teatro Studio Foce presenta una sezione “Letteratura in scena”, con lavori su eminenti scrittori del Novecento. il progetto DeSidera - Bergamo Teatro Festival nasce nel 2003 dal desiderio di esplorare quei testi e quel teatro che si pongono nell’ambito della ricerca di senso e della domanda di felicità.

Precedenti spettacoli della compagnia

tra i lavori precedenti della compagnia segnaliamo:

La meditazione spirituale “Getsemani” 2002 tratta dall’opera Véronique di Charles Péguy

Il monologo “Studi imperfetti” 2003 percorso sulla giovinezza attraverso i testi letterari di quattro grandi scrittori: Alessandro Manzoni, Carlo Porta, Carlo Emilio Gadda, Giovanni Testori.

Lo spettacolo teatrale “Nati due volte” 2004 scrittura teatrale tratta dall’opera Nati due Volte di Giuseppe Pontiggia edito dalla Arnoldo Mondadori S.p.A. Dal 2004 ad oggi ha avuto circa 100 repliche nei teatri e ultimamente anche nelle scuole.

La lettura musicale “La Straniera” 2005 tratto dai testi La terra desolata e i Cori dalla rocca di T. S. Eliot, rappresentata in diversi contesti culturali.

La lettura a due voci “Novecentocomico” 2006 viaggio terrestre nella letteratura italiana del novecento con testi di Palazzeschi, Landolfi, Guareschi, Campanile, Pontiggia, Gadda, Calvino, Longanesi e Manganelli.

Note di regia – La scodella vuota di Carver

La mia scodella è vuota. Ma è la mia, capite?

E io l’adoro.

Non è possibile leggere e lavorare su Carver in chiave simbolica, il suo non è un universo da decifrare, tutto in Carver è esattamente quello che appare. Non è come simbolo che scelgo l’immagine della scodella vuota per introdurre lo spettacolo, ma perché trattiene per un istante due caratteristiche dell’esperienza che vivo quando leggo i racconti di Carver: il vuoto e la luce. Non sto parlando del vuoto come rappresentazione della disperazione del nulla, né della luce come aspirazione all’illusione del tutto, sto parlando della sensazione a lettura di pagina. Non sto parlando della analisi razionale di un testo, ma di qualcosa di più preciso: di ciò che accade nella lettura, nella veglia delle parole.

La mia scodella è vuota. Ma è la mia, capite?

E io l’adoro.

L’entità del vuoto si irradia nella lucentezza della scodella.

Il vuoto non è solo lo spazio sospeso nella dimenticanza, nella inutilità, quasi nella insignificanza, ma anche lo spazio aperto, libero, di attesa, di sospensione creativa, necessario perché nasca una forma e poi ancora l’alone intimo intorno alle forme. La luce è l’istante in cui le cose diventano chiare in un vivido bagliore reale, ma anche l’ineluttabile modalità del visibile.

Il vuoto è la condizione in cui la luce si propaga e la luce è la visibilità del vuoto.

Vuoto e luce, istante dell’essere esistiti.

La poesia a cui ho sottratto la scodella si intitola Domani.

Giuseppe Pontiggia parla della scrittura come costruzione di “un universo abitabile” e di “futuro imprevedibile del testo”: mi sembra un modo di illuminare uno spazio vuoto. E mi emoziona pensare in questo modo non solo il testo ma anche la vita: sentire che la certezza dell’imprevedibilità del futuro è un accrescimento di vitalità nel presente.

Ho letto di nuovo i racconti di Carver, mi alzo dal divano, continuo a muovermi nel vuoto e nella luce.

Idee guida della scrittura drammatica

dialogo e azione

Il dialogo nei racconti di Carver non è mai né informativo né didascalico, ma sviluppa dinamicamente l’azione sotto in nostri occhi e rivela contemporaneamente la trama controluce. E’ attraverso un dialogo quotidiano, nei contenuti e nel linguaggio, che Carver dà forma alla vita dei personaggi. Anche le azioni descritte sono dello stesso tipo: traspare sempre una logica della naturalezza.

Scopriamo l’identità e la storia dei personaggi nelle loro parole e nella trama sottile delle loro azioni. Spesso la narrazione si sofferma sui dettagli minimi evitando larghe campiture.

Una strategia narrativa di questo tipo rende molto semplice trasportare la storia dal codice della narrativa a quello della drammaturgia. Il realismo del dialogo e delle azioni permette, allo spettatore come al lettore, di entrare immediatamente dentro la storia, dentro la vita dei personaggi.

Per questo è mantenuta la massima fedeltà ai dialoghi e alle azioni dei racconti.

Le drammaturgie dei racconti (Cattedrale, Creditori, Chiunque abbia usato questo letto e I chilometri sono effettivi?) seguono puntualmente le tracce della trama narrativa. Su questa base sono previste una serie di azioni psicofisiche nuove che traggono la loro ragion d’essere nei rapporti tra i personaggi e tra personaggi e oggetti sulla scena.

pathos morale

Tutta la narrativa di Carver è animata da un pathos morale. Una domanda insistente intorno al senso delle azioni e alle conseguenze di esse.

La moralità dell’agire ha un grande rilievo, molte sono le azioni che raccontano, ad esempio, il tentativo dell’uomo di ricominciare o riordinare la vita. Una tensione morale, sempre presente nei racconti di Carver, che riguarda le scelte dell’uomo, anche quelle più semplici, e i ragionamenti umani. Le situazioni sono caratterizzate dalla stretta necessità di sopravvivere sia esistenzialmente che, spesso, economicamente ed è proprio questo assoluto realismo che permette una profonda immedesimazione.

La rappresentazione del destino dell’uomo si mantiene sempre in equilibrio tra fatalismo e volontarismo, verso nessuno dei quali Carver si sbilancia.

Tutte le azioni umane chiedono senso, ma spesso un bagliore di senso improvviso è quello che traluce nei piccoli gesti: in Cattedrale un piccolo gesto, quello di disegnare una cattedrale diventa un gesto carico di emozione e senso. Carver riesce a farci riconoscere, attraverso l’umanità dei gesti dei suoi personaggi la nostra umanità.

una comunicazione di capitale importanza

La sincerità è un atteggiamento caratteristico dei personaggi e, quando non coincide con un personaggio, dell’io narrante. Carver si mette spesso e mette spesso i suoi personaggi nell’atteggiamento di una sincerità necessaria, tutte le storie vengono narrate a partire da una ineluttabile sincerità. Per quanto le storie possano essere piccole la loro sincerità, la loro verità, le rende una comunicazione di capitale importanza.

Anche in teatro, questa soglia di sincerità, di verità e di necessità, diventano molto importanti: traspare l’esistenza senza veli.

E’ a partire da questa condizione di sincerità disarmata, spesso disperata, ma completamente libera e aperta, che germinano gli sguardi, i gesti e le parole che ci prendono di sorpresa.

In Chiunque abbia usato questo letto la sorpresa di due personaggi che riconfermano il reciproco amore nell’amore, in Cattedrale l’inaspettata fratellanza tra il marito e l’ospite (Robert, il cieco, chiama sempre il marito con l’appellativo “fratello”).

commuoversi sulla esistenza

Carver comunica sempre il suo dono di commuoversi sulla esistenza degli uomini.

Partecipa alla vita dei suoi personaggi senza giudicarli: compatisce (nel senso latino di soffrire insieme compăti). Questo soffrire (e gioire) insieme, questa compassione soffusa nelle storie, nelle parole e nei gesti deriva probabilmente dall’esperienza stessa dell’autore molto vicino biograficamente a certe vicende. C’è una unità spirituale forte tra Carver e i suoi personaggi, ma questa unità è anche fisica. Percepiamo la presenza fisica dei personaggi, nella descrizione della serie dei gesti (anche quelli che solo immaginiamo) proprio perché sono l’elaborazione di un vissuto. Riusciamo a percepire fisicamente le emozioni di cui sono abitati i personaggi.

L’unione fraterna, del cieco e del marito in Cattedrale è un atto anche fisico, il diverso ma comune disagio del disoccupato e di Aubery Bell in Creditori si riflette anche in un atteggiamento fisico, la condivisione dei coniugi del pensiero della morte in Chiunque abbia usato questo letto è resa anche attraverso un fastidio fisico.

il battito della vita

Quando leggiamo Carver siamo gettati dentro una storia da subito. La vita che Carver descrive esiste, accade. E’, a mio avviso, soprattutto una questione di composizione ritmica. Ci immedesimiamo con i personaggi e ci emozioniamo alla storia perché il ritmo che l’autore dà alla narrazione ci coinvolge istantaneamente.

Sentiamo l’emozione e il battito della vita.

Credo che una questione di ritmo deve essere posta all’attore e nella drammaturgia. Pause tra le parole, silenzi nelle azioni, dovranno essere elaborate e studiate secondo esigenze ritmiche. A sottolineare questa particolare qualità del tempo lo spettacolo è montato in modo che la contemporaneità di luogo e azione siano sfasate e non sempre coincidano. Alcune scene avvengono in contemporaneità visiva, nello stesso spazio, anche se si riferiscono a luoghi e tempi diversi.

Come le sequenze narrative dei racconti di Carver sono il frutto di una strategia narrativa molto raffinata così l’adattamento teatrale è scandito come una composizione musicale, le note della quale sono i dialoghi e le azioni.

Sento il ritmo di pause e imbarazzi in Creditori come in Cattedrale, quello scandito dal continuo intermettere del sonno in Chiunque abbia usato questo letto, in I chilometri sono effettivi? il ritmo dell’ansiosa preparazione della moglie e quello della sua assenza. Sento il battito della vita.

proprio in quel momento (just at the moment)

Una stupenda poesia di Carver (La poesia che non ho scritto) nel finale dice: “And simply standing there, speachless./ Nude. Watching the sky lighthen. /So thrilled and happy. As if /we’d been put there/just at that moment” (“E siamo rimasti lì senza parlare. Nudi. A osservare il cielo schiarirsi così felici ed emozionati. Come se fossimo stati messi lì proprio in quel momento”.) Nella pulsazione di quel momento vibrano la lucentezza del cielo e la sensazione di parteciparvi. E’ un istante pulsante di memoria, di attesa, di partecipazione all’essere e di emozione. Uno sguardo sulle cose, sulle persone capace di raccontare lo stupore dell’esistenza.

Al di là della drammaticità delle vicende, spesso nei racconti si percepisce questo sguardo, questa partecipazione all’esistente. Tutti abbiamo vissuto questi momenti (di effimera felicità? di profonda coscienza?) anche se non sempre ci siamo accorti che questi momenti stessero accadendo. CarVer ci aiuta anche a rivivere i nostri piccoli momenti. Questo istante, è l’attimo di coscienza in cui i personaggi vivono il mistero dell’esistenza. E’ un attimo di luce che brilla dall’interno dell’essere, e non risolve il senso del mistero ma pone il mistero del senso. In questi istanti io c’ero, sentivo di esserci.

Lo spettacolo ruoterà intorno a questi istanti. Penso soprattutto agli attimi descritti nei finali: all’attimo in cui il disegno della cattedrale si compie (Cattedrale) a quello in cui l’estraneo con cui ha passato la serata la donna della coppia arriva fino alla porta di casa (I chilometri sono effettivi?), a quello in cui il marito della coppia minaccia con violenza la persona che continua a telefonare chiedendo di un certo Bob (Chiunque abbia usato questo letto).

comicità e ironia

Un altro aspetto della narrativa di Carver è la totale mancanza di ironia nei confronti dei personaggi. Non c’è un giudizio, c’è un modo molto rispettoso di trattare i personaggi. Tuttavia i personaggi spesso agiscono comicamente. Umanità e comicità spesso coincidono. “Non c’è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”, diceva Bergson. Tutto propriamente umano in Carver e questo è il motivo per cui lo sentiamo vicino, ma anche perché ogni azione – anche quelle disperate – mostra istantaneamente il suo comico risvolto.

Tutte le situazioni dei racconti che ho scelto possono essere lette anche comicamente.

Penso all’estraneo che entra in casa cercando di vendere un aspirapolvere ripulendola da capo a piedi invadendo inopinatamente l’altrui spazio vitale (Creditori), alla serie dei gesti tra vedenti di fronte a un non vedente (Cattedrale), al sonno continuamente interrotto da telefonate e discorsi (Chiunque abbia usato questo letto). Si tratta, certo, solo di un suggerimento comico, prevalente è il tono esistenziale. Carver però si muove sempre nella leggerezza.

Va da sé che queste situazioni comiche, giocate nella fisicità del teatro possono essere davvero coinvolgenti.

il mistero

Suspance e mistero sono altre due caratteristiche fondamentali nella narrativa di Carver. L’autore riesce a tenere la pagina sempre in tensione mantenendo viva l’apprensione del lettore. Leggendo un racconto raramente si può prevedere che cosa dirà o farà un personaggio e questo in una narrativa di impronta realistica è un pregio assoluto. Quella di Carver è una narrativa strutturalmente composta da continue sorprese.

Non possiamo prevedere se il marito accetterà il cieco Robert in Cattedrale o come reagirà il disoccupato in Creditori. In I chilometri sono effettivi? il mistero perdura fin dopo la fine del racconto: non sappiamo cosa sia accaduto alla moglie.

Il gioco teatrale sarà molto favorito da questa dinamica della suspance.

narrativa di interni

Si tratta di andare a fondo circa la qualità che gli oggetti e gli ambienti hanno nei racconti e cercare di riprodurla.

La scena è costituita dagli oggetti della quotidianità descritti nei racconti di Carver.

O meglio cercherà di restituire la stessa qualità distintiva che hanno gli oggetti e gli ambienti nei racconti di Carver.

Ho una sensazione di familiarità, ma non solo. Gli oggetti infatti non sono solo elementi caratterizzanti del paesaggio, divani e posaceneri, automobili ed elettrodomestici, hanno una relazione con i personaggi. Quello posato sugli oggetti è uno sguardo commosso che racconta la storia della loro presenza. Partecipano alla narrazione perché in qualche modo rivelano un segreto di memoria. La relazione tra oggetti e personaggi consiste in questo contenuto emotivo.

Ovviamente la realtà non si identifica con la materia, eppure nella materia traluce nitido un bagliore di vita. Ospiti nelle case dei suoi racconti, ci sentiamo familiari ai luoghi anche attraverso gli oggetti, scopriamo nella loro presenza, la presenza della vita. Ciò perché gli oggetti esprimono qualche cosa che è molto più del possesso di essi da parte dell’uomo, come quei giocattoli preferiti dei bambini permettono una relazione con il mondo. Questa qualità li rende come nostri. In quel cantuccio noi ci siamo riparati, noi siamo saliti su quella macchina, da quel divano abbiamo acceso la nostra televisione, o abbiamo ascoltato tesi le parole che venivano da dietro la stessa porta.

Samuel Beckett, in uno dei suoi primi romanzi (Molloy) diceva: “Ristabilire il silenzio, è proprio la funzione degli oggetti.”

Gli oggetti di Carver possiedono un silenzio pieno di memoria, sono fenomeni che si sono manifestati all’esperienza nel tempo e nello spazio. Questo accumulo di emozioni, ricordi che si concretizza negli oggetti, negli ambienti, permette insieme ai dialoghi e alle azioni il passaggio da una sensazione ad una esperienza conoscitiva.

Gli oggetti non saranno solo prelievi di un immaginario ma dovranno essere loro stessi vivi. Sono oggetti e ambienti vivi quelli della scena dello spettacolo, si muovono, si sollevano e ruotano. Il divano, il letto, l’aspirapolvere, il registratore dei nastri, tutti gli oggetti sono animati.

Le scene si svolgeranno prevalentemente in proscenio in una intima prossimità con gli spettatori. L’illuminazione è giocata sul continuo rapporto tra luce esterna (quella dei proiettori) e interna (quella degli oggetti dentro la scena).

Giorgio Sciumé.

 
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