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2007
26
Feb

21 - una parte di mondo

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"Ho letto, con molto interesse, il libro intitolato semplicemente “21”.
Man mano che leggevo provavo un sempre maggior piacere
 e mi è sembrato particolarmente interessante perché, a differenza della maggior parte dei libri di questo tipo,
non si concentra solo sugli aspetti estremi del problema, non mette in evidenza soltanto le difficoltà né tenta di minimizzarle.
Le difficoltà delle persone Down ci sono, possono essere anche molto gravi, ma fortunatamente non sono tutte uguali;
esistono notevoli differenze.
Ed è proprio questo che “21” ha saputo cogliere."

dott.ssa Fede Chicco, fondatrice Associazione Down di Torino

"Il bambino disabile protagonista di 21 racconti di limpida scrittura,
lo sguardo inerme di esistenze ferite che ci interrogano.
Un libro sul senso della vita."

Anna Chiarloni, L'Indice dei libri del mese



Uscirà a fine febbraio

21
una parte di mondo


di
Georg Maag e Valentina Oliva

illustrazioni di Ilaria Pigaglio


 con 42 pagine di schede didattiche in allegato

 


S. Gagliotta Editore, Napoli
ISBN 88-89945-02-5
10,90 €

per le Scuole Medie Inferiori e Superiori

 

Odio e amore, egoismo e solidarietà, pregiudizio e accettazione s’intersecano all’interno di 21 racconti che, in diversi stili e con estrema sensibilità, narrano di vite difficili e di persone speciali. Storie di disagi e di paure, ma anche di gioie e di speranze.
Un caleidoscopio di forti emozioni, un alternarsi di comicità e commozione. Sensazioni sottolineate dai suggestivi ed eloquenti disegni di Ilaria Pigaglio, illustrazioni che evidenziano la sensibilità e la dolcezza proprie di chi vive in “una parte di mondo” definita sindrome di Down.
21 storie che, con stile accattivante e coinvolgente, toccano importanti tematiche sociali come il rapporto tra genitori e figli, insegnanti e alunni, compagni di scuola, arrivando a raccontare, a volte, di grandi vittorie e di grosse sconfitte.
Un vero e proprio percorso di convivenza civile che intende avvicinare e sensibilizzare i giovani, ma anche i meno giovani, al temuto e spesso ignorato tema dell’handicap.
21 non è un libro guida per genitori o educatori di persone Down, né vuole esserlo.
Si propone come un percorso che avvicina il lettore a quella parte di mondo che appare ancora oggi così lontana a tanti di noi...



Due assaggi dal libro:


Leonardo DiCaprio non esiste

 

Erica è una ragazza bassa e paffutella di ventun anni, con i capelli neri a caschetto a inquadrare il suo viso rotondo dominato dagli occhi scuri. Sprizzano gioia, i suoi occhi enormi, si muovono rapidi dietro agli occhiali rotondi. Erica deve vedere tutto, non vuole perdere nemmeno un attimo del mondo che la circonda, muove la testa di qua e di là, muove gli occhi, sorride e deve sistemarsi gli occhiali ogni momento perché continuano a scivolarle sul naso. E non appena li ha sistemati, qual­che rapido movimento del capo li fa scivolare di nuovo in basso e lei li sistema di nuovo mentre sorride. È un po’ timida, ma la voglia di raccontare vince sulla sua timi­dezza.
Ha tante cose che le piacciono nella vita, così tante e belle che a volte non riesce nemmeno a ricordarsele tutte, quando tenta di spiegartele le si affollano in testa e girano come una grande ruota piena di pensieri e desideri, una ruota che non si ferma, che diventa sem­pre più veloce, e quando Erica sta per cominciare a rac­contare, le altre idee si affollano, cozzano una contro l’altra e lei perde il filo e inizia a girare anche lei assie­me alla ruota.
«Le cose che mi piacciono?»
Due tra tutte la fanno sorridere, le fanno luccicare gli occhi espressivi, le fanno scivolare giù sul naso gli occhia­li rotondi. «Sono innamorata», sussurra raggiante e diven­ta rossa. Lancia una rapida occhiata a Stefano, seduto accanto a lei, per un attimo nasconde il viso dietro alle mani. Poi vince la timidezza e rialza la testa. «Da grandi vogliamo sposarci e andare ad abitare insieme!» dice.
«Ma vi volete bene?»
«Certo!» Annuisce e deve aggiustarsi gli occhiali, che per poco non le sono caduti in grembo.
Stefano la guarda con aria sognante. «Sì, ci sposere­mo», dice. Si vede quanto è felice. «Sono più vecchio di Erica di quattro anni. Ci siamo messi insieme un anno fa. No, due anni fa. Un anno fa era morta mia nonna. Mia nonna mi voleva bene e allora, quando è morta, il nonno…»
«Vogliamo vivere insieme!» Erica lo interrompe e annuisce di nuovo. «Per stare sempre insieme.» Sul suo volto gioia e felicità lasciano per un attimo il posto a un’espressione preoccupata, si vede che si sforza per cacciarla via.
(...)

 



 

Pensieri quasi normali sulla normalità

 

La professoressa di biologia è sospetta di età pensiona­bile. Alta e secca, due occhi corvini e capelli corti briz­zolati, entra in classe col piglio di un generale quattro stelle che affronta la truppa.
Si piazza dietro alla cattedra, appoggia la borsa di pelle sulla sedia, mette le mani dietro la schiena dritta, si alza qualche volta in punta di piedi come un tuffatore sul trampolino, fissa la classe con un sorriso e inizia:

«Voi siete normali?»
Silenzio di tomba. Siamo spiazzati. Prima è meglio capire dove vuole andare a parare con una domanda così.
La prof guarda Marta, seduta in prima fila.
«Lei si considera una persona normale?»
Marta diventa prima bianca, poi rossa.
«Parli tranquillamente. Lei si descriverebbe come una persona normale?»
Marta annuisce. «Sì.»
«Bene, bene. Sono contenta per lei.»
La prof guarda Barbara, accanto a Marta. «Anche lei?»
Barbara sorride. «Direi proprio di sì.»

La prof segue ovviamente un piano d’azione. Si rivolge a tutti: «Qualcuno di voi qui in classe si considera non normale?» Ovviamente nessuno risponde. Non osiamo nemmeno una facile battuta su un compagno di classe non proprio sveglissimo, chiamandolo scherzosamente «non normale». Non con la prof di biologia che ci osserva con aria di sfida. Meglio aspettare per vedere dove andrà a parare.
«Bene. Ci avrei giurato!» La prof guarda fuori della finestra, dove il sole ha appena fatto capolino tra le nuvole scure. I suoi raggi invadono l’aula. La prof torna a fissare la classe, si alza due o tre volte in punta di piedi e finalmente inizia la lezione.
«Per consuetudine oggi dividiamo le persone tra normali’ e non normali’, oppure diversi’… perché chiamarle anormali’, credo mi darete ragione, suonerebbe brutti­no. Questo vale praticamente per tutto il mondo moder­no, con l’eccezione di alcune popolazioni dell’Amazzonia o della Guinea, oggetto di studi, oppure di popoli da tempo sterminati o estinti come, per esempio, alcuni indiani d’America, i quali attribuivano un’importanza fondamentale alle persone non normali’ della loro tribù. Credevano che le loro mancanze sarebbero state bilan­ciate dallo sviluppo di altre capacità preziose, come la chiaroveggenza per un cieco… scusate, oggi si chiamano: non-vedenti’!... o la previsione del tempo per chi era nato con mutilazioni agli arti eccetera eccetera. Consideravano, insomma, un essere umano sempre come un bicchiere mezzo pieno e mai, come capita nel nostro cosiddetto mondo moderno, come qualcosa di estrema­mente inutile.»

La prof si è concentrata su Marco. Probabilmente gli è scappato un sorriso. «Secondo lei è così anche oggi?»
Marco deglutisce. «No!»

«Bravissimo, Marco», dice la prof, e Marco non capi­sce se lo prende in giro oppure no. Ma ormai è un fiume in piena, la prof. Nessuno la fermerà più.
«Come Marco ci ha appena spiegato con parole accura­tamente scelte, questo modo di apprezzare il non norma­le’ appartiene al passato. Oggi, le persone si dividono tra normali’ e diversi’ o diversamente abili’. Quest’ultimo modo di chiamarli farebbe sperare in un ritorno alle con­suetudini degli indiani Cheyenne, ma purtroppo non è così: difficilmente ci preoccupiamo di scoprire, in un diversa­mente abile’, la sua diversa abilità. Lo chiamiamo così semplicemente perché suona meglio, è un termine politi­camente corretto, ma sotto l’aspetto umano la sostanza non cambia un granché. È un poveretto esattamente come prima, lo si considera un non normale’. Essendo difficile attribuire un nome a chi non è normale’, possiamo cerca­re un valido aiuto nel dizionario, andando a scoprire cosa ci dice sotto la voce normale’. Ci servirà nella spinosa distinzione tra normali’ e non normali’ in cui siamo finiti.»
(...)



tra gli ultimi libri dello stesso autore:


Georg Maag
"Il Giardino"
illustrazioni: Irene Bedino
 
Edizioni Lapis, collana Lapislazzuli
ISBN 88-87546-77-0
pagine 32, prezzo: 12 Euro
 
Questo è un libro coraggioso.
Racconta quello che succede dentro di noi quando muore una persona
alla quale vogliamo molto bene.
 


"Il piccolo porcellino"
la vera storia dei tre porcellini
illustrazioni: Stefania Vincenzi

Edizioni Coccole e Caccole
collana "fiabe a testa in giù"
ISBN 88-89532-15-7
32 pagine a colori, prezzo: 10,00 €

 

  www.piccoliscrittori.it, il sito della scrittura creativa per ragazzi

 

 
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