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2007
15
Feb

Dux in Scatola

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Coniglio Editore
www.coniglioeditore.it
 
presenta:
 
DUX IN SCATOLA
autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito
 
un libro di Daniele Timpano 
 
 
 
Nella nostra bella Italia,
tra le due guerre,
fioriva in Italia
uno statista meraviglioso:
Benito Mussolini.

Facciamo uno sforzo d’immaginazione collettiva:
fate conto che sia io.
 
Morto.

Un attore - solo in scena con l’unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di "Mussolini Benito"- racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di S.Cassiano di Predappio nel 57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterarii del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare Il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso a quelli della  nostalgia. Da uno spettacolo finalista del Premio Scenario 2005.
 
 
In appendice al volume:
 
La Madonna del Fascio
di Daniele Timpano
 
La scena
(fotografie di Valerio Cruciani, Alessandro Banducci, Alessandra D'Innella)
 
Timpano nel baule, dallo spettacolo al testo
postfazione di Antonio Audino
 
un ringraziamento particolare a Sara Dicorato
 
dux in scatola
di Daniele Timpano
Coniglio Editore, Roma,
pagg. 96 - € 10,00
ISBN 88-6063-021-5
 
Per informazioni:
Coniglio Editore: 06 8417393 -  info@coniglioeditore.it
Eleonora Susanna (Ufficio stampa): 347/5544806 - eleonora@coniglioeditore.it
 
 
Qualche commento critico:

 

"L’attore-autore va nel senso opposto al cosiddetto teatro di narrazione […] va avanti per salti […] Dice io identificandosi con la salma, e basta questo a creare un’accelerazione di non sensi, un gioco di impossibili rispecchiamenti, una stratificazione di assurdità e una decisa e esplicita vocazione al gioco più infantile. Riporta, quindi, gli accadimenti in prima persona, ma poi introduce ricordi personali […] , e lì ci indica che sta parlando di un io-io e non di quell’io di cui stavamo seguendo le traversie. Insomma, anziché riempire la scena e comporre un linguaggio, Timpano gira intorno al nulla, e questo rende conto non soltanto di un suo atteggiamento di mobilità intellettuale, frastagliato e dinamico, che non cerca punti fissi, nuclei narrativi, profondità di segno, ma anche di una sua straordinaria capacità scenica, che è quella di riempire il vuoto con il vuoto, di segnalare l’assenza attraverso l’assenza."

 

Antonio Audino Il Sole 24 ore

 

"Una bella sorpresa Dux in scatola, con il quale Daniele Timpano abbandona ogni sorta di retorica antifascista per entrare nel corpo morto di Mussolinibenito e farne materia narrativa cruente, senza lasciare nello spettatore il dubbio della condanna dura e senza appello. Longilineo, il voto emaciato, Timpano crea subito una stridente ed efficace dissonanza, funzionale allo smembramento del "mitico" faccione e della sua prestanza fisica, per arrivare alo smontaggio dei triti valori del fascismo non solo italico. Solo in scena, con a fianco un baule, il 30enne attore romano si costruisce una gestualita’ stilizzata per raccontare, in prima persone e in un clima surreale, le vicende di quel corpo, da piazzale Loreto al cimitero di Predappio. Meta ancora oggi di pellegrinaggio di fascisti e post fascisti che popolano l’Italia."

 

Mariateresa Surianello – Il Manifesto

 

"Decisamente "pericoloso" dux in scatola […] Giovane artista in continua crescita, Timpano porta in scena un "racconto" destrutturato e spiazzante […] Ha suscitato sdegno e preoccupazione, ma lo spettacolo, che pure ha toni comici e cabarettistici non indifferenti, è una sottile operazione che denuncia amaramente l'assurdità del fascismo italiano, che provoca come una doccia gelata, sbattendo in faccia allo spettatore le contraddizioni di un Paese che non si è mai liberato veramente dell'ideologia violentemente imposta da Mussolini. Opera surreale, di grande vigore, dux in scatola merita attenzione."

 

Andrea Porcheddu - Del teatro.it

 

"Il lavoro del trentenne Daniele Timpano, solo in scena con la bara-baule che dovrebbe contenere i resti del Duce, ha le carte in regola per disorientare. E convincere. […] è teatro di narrazione ma sembra fare il verso parodico, anche nel fraseggio scandito al metronomo, alla voga (e alla maniera) degli affabulatori. E’ teatro di memoria civile, tratta un periodo storico cruciale e un personaggio come Mussolini visto negli ultimi giorni di vita e quelli successivi alla sua morte, ma lo fa da angolazioni particolari, tra farsa e tragedia. Con le divagazioni di un bizzarro storico-conferenziere, tra Petrolini e Woody Allen. Un mix originale di humor ebraico e dinoccolato cinismo romano."

 

Nico GarroneLa Repubblica

 

"All’opera si riconosce la maturità di un percorso drammaturgico estremamente curato nella gestione dei tempi comici, come nei dettagli dei pochissimi elementi della scena. […] La sua performance è dimostrazione di come ogni elemento che si scelga di portare in scena (corpo, quintatura, oggetti, abiti, luci) sia e debba essere essenziale e quindi curato ai limiti del perfezionismo. Ciò si riflette anche nella scelta raffinata del materiale drammaturgico. Il risultato è un lavoro che dura 50 minuti (ne sono previsti 70 per gennaio), ma da l’impressione di durarne al massimo 30. Attualmente non riconosco test migliore per il teatro italiano."

 

Gian Maria Tosatti – amnesiavivace.it

 

" […] Daniele Timpano dalla lingua biforcuta […] si esibisce in un funambolico sdoppiamento accanto a un baule stinto. […] con calcolo e leggerezza spietati, si veste del duce e del paradosso, sfida le accuse di ambiguità ideologica e le rovescia in platea puntando il dito a un dilemma etico che sembra ridicolo, ma suona familiare. No, non ridete… questa connivenza tra scena e platea è una vergogna. (…) Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista. Ogni italiano dovrebbe gettare la maschera e dichiararsi francamente fascista. Cioè vale a dire reazionario, papalino, paternale, aristocratico, retorico, destrofilo e sessista’."

 

Valentina Bertolino - Hystrio

 

"Avventure post-mortem, raccontate in modo un po’ surreale da un giovane attore-autore, da tenere d’occhio dopo questa prova interessante. Momenti di cabaret e di comicità scandiscono un testo che apparentemente può sembrare un’apologia del fascismo. Niente di più sbagliato, perché quello che si legge tra le righe è esattamente il contrario. Daniele utilizza, infatti, brani di Martinetti, Gadda, Malaparte, materiali tratti dai siti web neofascisti, luoghi comuni per dire che anche l’Italia del 2006 non è poi così democratica… e non solo per colpa di Berlusconi. Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista…’ recita Timpano. E poi perché ci sono ancora così tanti giovani attratti dal mito del duce? La risposta è nello spettacolo. Da vedere."

 

Francesca De Sanctis L’Unità

 

"Daniele Timpano è uno dei migliori attori giovani in circolazione. […] Non è un fabulatore. Non fa teatro di memoria o di dedica, come potrebbe apparire. Pratica il teatro di parola, con risvolti irreali e surreali. Nel paradosso rivela brandelli di verità: non sociologica o ideologica, ma estroversa, disinibita, barbarica. Dux in scatola non è uno spettacolo fondato sull’interpretazione del personaggio storico, il quale sta nel baule accanto all’interprete. Mette in atto una sorta di identificazione posticcia che si risolve nell’incarnazione della forza criminale del fascismo. […] L’artista assume in sé il male. Parte dal presupposto che risieda nel suo corpo e nella sua anima, non in quella degli altri. […] scavare nei propri errori e orrori è un atto di coraggio e di disvelamento che implica il premio di una drammaturgia nuova nel metodo e nella sostanza, perciò credibile: capace di parlare alla mente e al cuore degli spettatori. […] Timpano […] non commette l’errore di sentirsi così buono e saggio da pretendere di insegnare a noi come dobbiamo essere e come dobbiamo vivere. E, forse per questo, alcuni sono saltati sulla sedia. Se all’applicazione di questa metodica di lavoro si aggiunge che Timpano […] procede nella scrittura drammaturgica con aria vagamente assente, dinoccolata, funzionalmente poco impegnata, con accelerazioni e ritmi apparentemente alogici, condannando sì l’oggetto della sua attenzione […] ma allo stesso tempo lanciando dardi d’ironia nei confronti dei partigiani e condannando i comportamenti del popolo di Piazza Loreto, si capisce il clamore sinistro di alcuni giudici del Premio Scenario 2005."

 

Alfio Petrini - INscena

 

"Una narrazione dai toni a dir poco spregiudicati […] indubbia originalità attoriale […] si è avvicinato ad una vicenda che tocca nel vivo l’identità politica del nostro Paese […] con aria petrolinesca e strafottente, si aggira nei luoghi più vieti dell’apologia fascista, per poi esporre […] il racconto delle efferatezze subite dal corpo di Mussolini all’atto della pubblica esposizione. La partecipazione emotiva della sua parola richiama il pubblico ad un improvviso cortocircuito etico. Come in una Dogville nostrana, il carnefice si trasforma in vittima, e la vittima in carnefice. Il giudizio sulla Storia è una questione che riguarda la coscienza dell’individuo, la maniera con cui ciascuno crede di interpretarne i segni. E il lavoro di Timpano, pur con una leggerezza straniante rispetto ad un tema così delicato, si pone esattamente al limite di questo crinale, mettendo lo spettatore nella condizione di un giudizio inequivocabile su se stesso."

 

Fabio Acca - Il Corriere di Romagna

 

" [...] un monologo di un’ora, con poco o nulla a che fare col filone del teatro narrazione che spopola in questi anni nei nostri teatri. Timpano e il suo lavoro sono difficilmente definibili e incasellabili in qualsivoglia genere attorale e spettacolare che ne faciliti la valutazione e l’esegesi. [...] lavoro [...] molto più sottile e tagliente di quanto ci si possa aspettare. [...] Il corpo dell’attore, caratterizzato da movenze e tormentoni da teatro di figura, è diviso a metà. Il braccio destro del duce gesticola all’impazzata stendendosi sovente nel saluto romano. La mano sinistra dell’interprete, quasi sempre immobilizzata nella tasca in modo del tutto innaturale, fa prepotentemente capolino solo a tratti, chiudendosi a pugno, quando si nominano i partigiani o si proclama un ambiguo "Viva l’Italia". La mimica facciale, gli ammiccamenti al pubblico, le stridule modulazioni vocali, i silenzi immobili sono indizi di una indubbia originilità, che danno alla rappresentazione una cifra stilistica molto personale. Chi si aspetta una scontata condanna al fascismo ed al suo dittatore rischia di rimanere deluso, a meno che non voglia fermarsi alla superfice. Sarebbe stato facile ottenere lo scopo raccontando il duce da vivo. Non è la stessa cosa se si parla, come nel nostro caso, della continua profanazione e del paradossale sballottamento di un corpo ormai in disfacimento."

 

Marcello Isidori – Dramma.it

 

"È un piacere per la vista e l'udito la grammatica e la sintassi teatrale dell'autore-attore romano. Quel suo reiterare ossessivamente le stesse frasi e gli stessi gesti; quel suo balbettare ed impappinarsi che da potenziale difetto diviene quasi il punto di forza della sua resa attoriale; quel suo sottolineare gestualmente determinate frasi, l'unire parola e movimento in un tutt'uno assolutamente insignificante eppure denso di ogni senso: tutto rimanda all'esperienza dell'ascolto di una lingua sconosciuta, assolutamente incomprensibile eppure eufonica; indecifrabile ma di cui si intuisce comunque la presenza di una coerenza interna, di una grammatica, di regole sintattiche e fonetiche. La vera drammaturgia sta in quel segno - il corpo teatralizzato dell'attore - arricchito ed esaltato dallo stridio col referente di cui proclama essere portatore - il fascismo"

 

Fabio Massimo Franceschelli - Amnesiavivace.it

 

"Un uomo vestito di nero e un baule. E' tutto quello che serve per mettere in scena la storia post-mortem di Mussolini Benito, in arte duce del fascismo, inscatolato ad uso e consumo della platea come i tanti souvenirs tutt'oggi in vendita a San Cassiano di Predappio, nei pressi del cimitero, nei negozi che vendono [legalmente?] chincaglierie con la «sua» effige. (...) Daniele Timpano, autore e attore dal piglio surreale, non è nuovo a operazioni di tipo metateatrale (...) è il teatrante trentenne e la sua gita di documentazione a Predappio che esce fuori dalle maglie del racconto, così come il contrasto tra il corpo di Timpano – l'esatto contrario dell'ideale atletico fascista – e la figura del duce [o meglio, dei suoi resti] che pure interpreta. Il duce di Timpano è una «materia decomposta e riplasmabile»: più che il vero Mussolini, è la proiezione che la moltiplicazione all'infinito della sua immagine, nei filmati d'epoca e nelle ricostruzioni televisive, ha prodotto nell'immaginario di chi non ha vissuto quell'epoca, nemmeno nei racconti dei genitori. In questo modo la storia «necrofila» del cadavere del duce (...) assume un valore che va al di là della sua oggetiva assurdità. Il cortocircuito metateatrale tra Daniele Timpano e il cadavere del duce mette in luce un altro cortocircuito, reale e visibile: quello tra la cultura italiana, reazionaria, papalina e sessista, e il fascimo che dice di aver superato.

L'operazione di Timpano è l'esatto contario del teatro di narrazione, che fa leva su un'identificazione del pubblico con le tesi dello spettacolo, da cui si esce indignati ma soddisfatti. Dux in scatola, invece, resta nell'ambiguità, svelando nel paradosso l'ambiguità culturale che ogni giorno fingiamo di non vedere. Una scelta costata qualche critica, ma che costiuisce la cifra originale di uno spettacolo divertente e acuto, ottima prova di una voce sempre più in crescita nel panorama della ricerca italiana."

 

Graziano Graziani - Carta

 

"Daniele Timpano, con ironia e notevole originalità risolleva la pietra che ha seppellito nel 1945 il discusso duce. […] Lo spettacolo affronta il duce in prima persona e narra la nostra memoria senza incorrere nella retorica. Sull’assurdità dei pellegrinaggi a Predappio, sulle rocambolesche avventure della salma trafugata in un cimitero per finire nella tomba di famiglia, Timpano stende un velo di rispettosa ironia che arricchisce il tema svincolandolo dai preconcetti e dai rischi di apologia. […] I tabù vengono superati dall’intelligenza, dagli anni e dalla capacità dell’arte di restituire al mito ed al mostro la sua terrena appartenenza. […] Timpano prende atto e parla, senza reverenza, con folle immedesimazione, di una delle tante assurdità della quale la nostra penisola continua ad esser vittima indifendibile."

 

Andrea Monti - Teatroteatro.it

 

"La chiave interpretativa forte di Timpano è quella di raccontare tutta questa parabola storico-politica e antropologico-culturale in prima persona, ossia decidendo di incarnare il fantasma del Duce stesso. Ciò crea subito un indovinato scarto e uno straniamento patente ed incisivo, più o meno come il Nanni Moretti attore che si cala, nel finale del suo ultimo film, nei panni del Caimano-Berlusconi rimanendo se stesso. Anche Timpano non soggiace ad alcuna tentazione di mimetismo ducesco’. […] Ma è la voce sardonica e certi speciali ammiccamenti con la testa che introducono al suo disegno narrativo che si fonda su una recitazione spezzata e stranita, ora grottesca ora apertamente burattinesca, che ha dei picchi di felicità satirica ed evocativa davvero notevoli e assai divertenti. Il persistente mito post-mortem di Mussolini è un tema non scontato e tuttora controverso (ma cruciale) che qui viene messo in cortocircuito dissacratorio con la parabola quasi picaresca delle povere ossa’ del Duce […] Attore-autore di ghignante matrice colta e di burlevole umore iconoclasta, Timpano a un certo punto bypassa il Dux del fascismo e si getta in una ribollente invettiva contro tutta la tradizione della retorica patriottarda […] Dunque, pure un piccolo, bizzarro, ma intelligente spettacolo può invitare gli spettatori a fare i conti con le invarianti strutturali della italianità profonda, capace di sintetizzare al peggio l’individualismo menefreghista e lo spirito di aggreggiamento vigliacco e conformista. Non fosse che per questo il Dux in scatola di Daniele Timpano merita una sincera lode"

 

Marco Palladini - Retididedalus.it

 

"La scatola è in realtà un baule, un’urna cineraria, una bara – quella della salma di Benito Mussolini. E il Duce è Daniele Timpano, che vive per una sera uno sdoppiamento iperbolico, improbabile: per cinquanta minuti sarà sia sé stesso che il cadavere del dittatore italico […]. In questa "autobiografia di una salma" ritroviamo l’ispirazione ingenua e ironica, gli accessi e gli inciampi, la stilizzazione irrequieta e irresistibile del migliore Timpano, sempre in bilico fra la rivisitazione farsesca e il racconto dell’episodio storico. Ci diverte e ci indispone, quel Duce magro e paradossale, ci fa ridere, ci sfida. Come può? Come osa?  Ah, già: in fondo è lui che detta le regole. Alla fine, andiamo via tutti carichi, con le mani rotte per gli applausi."

 

Giorgio Merlonghi – Dramma.it

 

"A Castiglioncello abbiamo pure assistito all’esito finale di uno dei progetti più interessanti e ignorati dell’ultima edizione del Premio Scenario, Dux in scatola di Daniele Timpano, che riesce a raccontare tutte le traversie occorse al corpo del duce con un cambio di registri interpretativi davvero notevoli che hanno nell'uso della gestualità che non accompagna mai banalmente la parola ma anzi all'occorrenza ne smorza l'evidente sgradevolezza (ci piacerebbe qualche filo di pietà in più per il povero corpo) il suo più evidente pregio."

 

Mario Bianchi Rivista di Teatro Ragazzi EOLO

 

"[…] il petrolinismo, il narcisismo mimico alla Carmelo Bene di Daniele Timpano, un ebreo-che-ride, e fa ridere davvero tanto, sia pure nella sua (posticcia) identificazione con la salma ghignante di Mussolini sfracellato a Piazzale Loreto, poi simbolicamente resuscitato nella Pasqua del 1946 grazie al trafugamento dei resti ad opera di tre cherubini neofascisti, infine resuscitato senza mezzi termini e anzi più bello e superbo che pria nel sorriso soddisfatto di Silvio Berlusconi. […] Timpano sceglie l’ambiguità […] E riesce ad essere più sferzante, più caustico, pur nel suo strambo, irresistibile aplomb o nella comicità degli spunti parodici in cui fa il verso alla retorica fascista (e non solo). Tra scena e platea qui c’è piuttosto una colpevole connivenza, nel segno della fede fascista: Timpano, impersonando il cadavere di Mussolini, che dal buio del baule in cui è sepolto assiste divertito al gattopardesco passaggio dal regime alla cosiddetta democrazia, riscopre in sé, e in tutti noi, una predisposizione biologica al fascismo. Quasi che la puzza della mussoliniana decomposizione – un leit-motiv dello spettacolo – appesti ancora l’aria della Penisola."

 

Massimiliano FelliLettera 22

 

"Sul palco, un baule e un uomo, solo col suo talento, a raccontarci una storia; la storia lugubre di un cadavere "eccellente" e scomodo: il cadavere di Benito Mussolini. E la domanda che forse tutti, compresa me, si pongono, è: "Perché?".
Perché riportare alla luce questa storia sepolta nell'ombra di un passato di cui sbarazzarsi, un passato che certo qualcuno vorrebbe dimenticare?! Qualcuno, forse, ma non il nostro eroico artista, così valoroso e coraggioso, capace di darsi con tutto se stesso per emozionarci, di mettersi a nudo per divertirci, in un gioco di "luci" e "ombre" ambiguo e ironico, a tratti crudele, ma a sprazzi poetico, e in fondo, morale, se non altro, nell'opporsi a ogni sorta di moralismo e conformismo politico e culturale, nel denunciare ogni forma di corruzione e manipolazione, nel modo più dissacratorio e provocatorio possibile. Ma, al contrario di quel che potrebbe sembrare, non ci sono messaggi da imparare, né valori da insegnare, solo il tentativo, ben riuscito, di restare comunque in bilico tra realtà storica e verità ideologiche, di cercare punti di rottura, più che di equilibrio, per trovare forse il senso più vero e reale di quegli stessi valori."

 

Sara Dicorato - Amnesiavivace.it

 

 

Daniele Timpano Autore-attore, regista. Daniele Timpano nasce a Roma il 18 maggio del 1974. Frequenta il biennio di recitazione presso il Conservatorio teatrale di G. B. Diotajuti e M° Antonio Pierfederici. Seminari con Fiorella D'Angelo (mimica Orazio Costa), Alfio Petrini (drammaturgia- Teatro Totale), Luca Negroni (commedia dell'Arte), Luis Ibar (direzione scenica). Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci (Finale di Partita, La Meglio Gioventù, Ubu Re), Carlo Emilio Lerici, Francesca Romana Coluzzi, Massimiliano Civica (Grand Guignol). Ha collaborato con diverse compagnie, tra le quali il Teatro dell'Assedio (attuale Teatro del porto) di Livorno, OlivieriRavelli teatro e LABit-laboratorio ipotesi teatro, di Roma.

Fondatore del gruppo Amnesia Vivace, è autore-attore di diversi spettacoli, tra i quali: Storie di un Cirano di pezza; Teneramente Tattico; Profondo Dispari; Oreste da Euripide; caccia 'L drago da J.R.R.Tolkien (spettacolo vincitore dellla terza edizione del  Premio Le voci dell'anima); Gli uccisori del chiaro di luna – cantata non intonata per F.T. Marinetti e V. Majakovskij. Coordinatore dei laboratori teatrali, letterari e musicali Oreste ex Machina (2003) e Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), finanziati dall'Università degli studi di Roma "la Sapienza". Un suo testo inedito, Per amarti meglio!, è stato finalista nella rassegna Napoli drammaturgia in festival 2001 e dramma del mese su dramma.it. E' redattore (e collaboratore) della rivista on line www.amnesiavivace.it e di Ubu Settete, periodico di critica e cultura teatrale sul teatro "underground" romano a diffusione gratuita. È tra gli ideatori e organizzatori della rassegna Ubu Settete – fiera di alterità teatrali romane. Dell’edizione del 2003 è stato direttore artistico.

 

 
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