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2004
22
Dic

Il Manifesto del Connettivismo

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La diade Cybergoth / Strano Attrattore, alla fine, è mutata. Messa di fronte a un bivio, ha dovuto scegliere tra l'estinzione e la naturale evoluzione.
 
L'evento nodale risale a qualche settimana fa ed è stato, in sè, alquanto banale. Semplicemente, ad un certo punto ci siamo chiesti: perché non farlo? E' così che questa idea, che da tempo serpeggiava dentro di noi, è venuta prepotentemente a galla dall'abisso delle potenzialità, folgorandoci con quel nitore mistico che sempre ammanta le imprese un po' folli. Dopo quasi due anni di canti notturni, di voci fatte echeggiare nella notte dei cavi, di semi interrati in attesa che giungesse il tempo della germogliazione, eccoci qua: la massa critica è stata raggiunta, la nostra piccola arancia ad orologeria fabbricata in casa è pronta a detonare.
 
Il risultato è il manifesto che segue, con tutte le conseguenze che si porterà dietro.
 

 

Il Manifesto del Connettivismo

 

  Siamo i Custodi della Percezione, i Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo,

i Lupi Siderali. Un gruppo di liberi pensatori indipendenti.

Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere.

Questo è il nostro manifesto.

 

1.Noi vogliamo cantare la resurrezione dell’anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime ad un livello superiore di conoscenza.

2.L’audace intensità, la discrezione, l’introspezione, la ricerca delle arcane corrispondenze che intessono la trama occulta della realtà: saranno questi i punti cardinali della nostra poesia.

3.Nessun languore, o facile sensazionalismo, né vacui tentativi di sterile rottura con la tradizione. Noi rifiutiamo tutto questo. Nostro unico scopo è esplorare le oscure implicazioni del futuro reperendone tracce esplicative nella trama della realtà attuale: scavare a fondo sotto la copertura alla quale i sensi comuni si arrestano, penetrare sotto l’epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l’immagine e la musica sono i virus che trasportano la nostra infezione.

4.Noi vogliamo scivolare indietro nei secoli cavalcando l’onda irrequieta della nostalgia, perché è nella nostra storia tramandata e taciuta che sono state assemblate le nostre personalità. Non vogliamo resuscitare il passato nei suoi simboli, nelle sue vestigia, negli orpelli carichi di fascino antico ma ormai privi di ogni significato. Noi vogliamo riesumare i cadaveri del tempo, richiamarli alla vita nel corso di un rituale di negromanzia elettronica e lasciarli cantare. E poi danzeremo al suono delle voci dei morti.

5.Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, lo sguardo perso nel vuoto, sulle superfici dei palazzi. Siamo quelli che escono di rado, sospesi tra la vita del mondo virtuale e la realtà esterna percorsa dall’eco remota del passato. Scorriamo i sentieri eterei della Rete, navigando nell’oceano dell’informazione, fluendo come impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo quelli che sostano all’ombra degli alberi, in ascolto del respiro avvolgente delle presenze. Noi siamo quelli che faticano a prendere sonno la sera, consapevoli che il sogno è la metà oscura della vita diurna, e per questo siamo pronti a vivere in eterno nelle lande sospese delle nostre proiezioni oniriche.

6.Non abbiamo nomi: i nostri nomi non ci identificano, sono solo una forma di controllo. Ognuno di noi è un codice custodito in una base di dati: da qualche parte, un file personale traccia la nostra privata corrispondenza tra un identificativo e un profilo commerciale. Il nostro nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell’universo, un segnale immerso nel rumore della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.

7.I crepuscolari, i simbolisti, i metafisici, gli ermetici, i dannati, gli astrattisti, gli impressionisti, gli espressionisti, i surrealisti, i futuristi sono nostri precursori: nei loro riguardi abbiamo maturato un debito artistico, per il modo di sentire le cose, per le modalità di approccio alla realtà, per la consuetudine di scavare senza timore tra le viscere sue e delle sue rappresentazioni astratte, simboliche, linguistiche. Siamo la retroguardia della Decadenza.

8.Noi cerchiamo una verità possibile nell’ordito primordiale della realtà. Ricerchiamo i legami invisibili ai più, sondiamo la costituzione primaria delle cose, e come rabdomanti cibernetici aneliamo alle connessioni segrete che fondono nel Tutto Unico Superiore il significato e lo spirito di tutte le cose. Il nostro campo d’azione è l’Assoluto, dove ogni sistema, ogni processo, ogni azione vive di un senso intrinseco nella successione concatenata degli eventi.

9.Noi siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti mistiche dei venti solari, che cantano alla notte per ascoltare l’eco delle loro voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell’informazione, seguiamo le voci remote che spazzano le lande deserte della realtà: gli spettri sono le nostre guide. Intrepidi percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi.

10.Ci schiariamo la voce per far risuonare il nostro silenzio; dissipiamo parzialmente le ombre davanti ai nostri occhi. Desideriamo non parlare per non disciogliere l'ascolto che passa dentro di noi, l'ascolto delle cose arcaiche e future che sanno trasmettere. Noi siamo chiusi nelle nostre percezioni a coloro che non hanno altre mire che riempire i luoghi di falsi colori, falsi rumori, false risate. Il nostro mondo è occupato da altri universi esistenti qui, di fianco a noi. Prestiamo ogni senso al suo ascolto, ne rimaniamo estasiati e rapiti.

11.Noi vibriamo al suono di musiche oscure, passate o future. Con esse ci costruiamo il nostro mondo psichico architettando note intriganti, e lì passiamo gran parte del nostro tempo cerebrale mentre ci connettiamo.

12.Noi inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo usando antichi percorsi mistici. Siamo protesi verso la connessione.

13.Le strade deserte sospese nella notte, i campi spettinati dal vento, le periferie immerse nel buio, i monumenti congelati nel silenzio, i cimiteri di campagna, le luci al neon della metropolitana di sera, le stazioni affollate di anime in partenza e di altre in arrivo, i reperti dell’archeologia postindustriale, le strade morte, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, i territori ai margini, la morbida geometria dei corpi, i silenzi remoti di stanze d’albergo abbandonate, il rumore di fondo delle metropoli, la carica erotica della promiscuità tecnologica, il caos, la connessione neurale, le reliquie del passato. I flussi di elettriche emozioni che confluiscono nella sfera senziente della percezione. Le impressioni cangianti, i deliri mistici di note, fragranze e sfumature: il tripudio dei sensi. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri delle stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Questo noi canteremo, nell’ansia fremente di sviscerare e portare alla luce gli oscuri sentieri che tracciano percorsi sotto la superficie delle cose. Noi siamo il tumore psichico indotto, infiltrato nell’integrità rasserenante del cadavere in animazione sospesa consegnatoci dall’ordine costituito. Siamo le ali del connettivismo.

 
 
Per farvi un'idea meno vaga del nostro discorso, siete tutti invitati a partecipare all'Event di questa sera, in onore del Solstizio d'Inverno appena officiato. Sul blog cybergoth le ombre e le connessioni saranno cantate scacciando i brividi dell'inverno, per onorare il trionfo delle tenebre. Comporranno
 
 
L'appuntamento è per le ore 22, del giorno 22 novembre, a questo indirizzo. Vi aspettiamo.
 
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