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2006
13
Nov

Il Pinguino in libreria

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Esce in libreria Il Pinguino

Una raccolta di novelle ironiche sul mal d’amore

Edito dall’Armando Curcio Il Pinguino è una simpatica raccolta di ventidue storie di vita vissuta catalogate negli anni dai due autori e amici, Marcello Giansanti e Claudio Nudi, accomunate dalla medesima logica: rinviare continuamente con mille scuse la decisione finale. Un fenomeno sociale dilagante, soprattutto nei rapporti amorosi, che sta prendendo sempre più piede tra i giovani.

Quante persone vivono una storia senza inizio e senza fine? Quante coppie non riescono a prendere una decisione per la loro vita insieme? L’analisi scientifica e sociologica di questi comportamenti ha fatto nascere l’esigenza di realizzare un libro ironico e spigliato (che ricorda nello stile le novelle di Boccaccio), con l’intenzione di far riflettere su un argomento attuale quanto serio. Figlio dell’età contemporanea il Pinguino nasce, infatti, dalla confusione e dai cambiamenti veloci, è un atteggiamento inconscio e reiterato per il quale si tenta di far funzionare a tutti i costi un rapporto, quando in realtà non si è per niente convinti delle sue premesse.

Questo stato di limbo, nel quale ci si può crogiolare all’infinito senza neanche accorgersene, ha regole ben precise, descritte nel “Pinguino” dove, oltre al racconto esplicativo del fenomeno, c’è una conclusione analitica e scientifica che ci fa capire i motivi che fanno scattare alcuni meccanismi inconsci nelle nostra mente.

Alla parte narrativa, divertente e anche un tantino irriverente, si accompagna una parte “scientifica”, elaborata in maniera ironica dallo psicologo clinico Claudio Nudi. Il Pinguino risulta essere allora un modo scherzoso per raccontare un fenomeno sociale complesso e diffuso. Ridere un po’ su storie che abbiamo vissuto o abbiamo visto vivere diventa così anche un’occasione per “pensarci sopra”, un modo divertente per capire qualcosa di noi stessi e degli altri.

In tutte le librerie dal 7 novembre 2006


Marcello Giansanti, Claudio Nudi

Il Pinguino

Rituali amorosi improduttivi dell’età contemporanea

Collana Electi

Roma, Armando Curcio Editore, novembre 2006

pp. 224, cm 14x21,5, 12,90

ISBN 88-95049-09-8

Ovvero: il mistero dell’uomo e della donna “irraggiungibili” spiegato a donne e uomini in pene d’amore, con gli esempi e gli insegnamenti per sopravvivervi.

In libreria dal 7 novembre 2006


Il libro

Due amici di vecchia data rivisitano il tema del “rapporto impossibile” contestualizzandolo nella realtà di oggi così caotica e indefinita. Rifacendosi alle esperienze vissute e viste vivere da chi li circonda, raccolgono ventidue storie accomunate dalla medesima logica paradossale, che ne immobilizza i protagonisti in vicende pseudo-amorose senza un vero inizio né una vera fine, in una sorta di loop al di fuori del tempo. Ne nasce un libro ironico e spigliato, con l’intenzione non clandestina di far riflettere su un argomento attuale quanto serio.

Tra le righe

“...E non contare su di me” disse il Pinguino, seduto dal lato del passeggero. Ma chi è il Pinguino? E soprattutto, chi è il Pinguinante? È la persona che vi danna l’anima, che non c’è mai quando dovrebbe esserci, che vi lega con promesse vane che nemmeno lei sa di non poter mantenere. Ma è anche colui (o colei) che ogni volta a vostra volta irretite con promesse e richieste di cui in fondo non siete per niente convinti (o convinte): la persona, per l’appunto, che vi sta dando e a cui state dando Pinguino. Siete perseguitati o perseguitate da una storia senza inizio e senza fine? Questo libro è per voi, e dovete assolutamente leggerlo per capire cosa state facendo, cosa vi stanno facendo e come probabilmente andrete a finire se non sarete attrezzati, perché il Pinguino nei fatti di cuore è una categoria particolare degli eventi umani: non è il cogliere l’amato bene, non il dovervi rinunciare, e nemmeno l’essere abbindolati o l’abbindolare. È uno stato intermedio che può prolungarsi all’infinito senza che nemmeno ve ne accorgiate, o che forse state già inconsapevolmente vivendo, con le sue regole precise e crudeli:

1) Nel Pinguino le cose non vanno mai, per definizione, come vorremmo, altrimenti la definizione stessa di Pinguino non avrebbe senso.

2) Il Pinguino non può essere mai, per definizione, intenzionale e calcolato, perché in tal caso saremmo di fronte a un volgarissimo imbroglio. (Consigliamo comunque di guardarsi sempre le spalle a scanso di equivoci). In assenza di tale eventualità, si rimanda al primo punto.

3) Da tali premesse consegue che, per definizione, ci troviamo di fronte a qualcosa che sfugge totalmente alle nostre intenzioni, che pertanto appartiene a pieno titolo alle categorie dell’inconscio, destinato a sorprenderci ogni volta e per lo più invariabilmente nella maniera peggiore.

Non vogliamo togliere al lettore il piacere di scoprire perché abbiamo ri-denominato “Pinguino” il rapporto impossibile: lo capirà da solo leggendo il libro. Riteniamo però di aver dato, anche in queste poche righe, un’idea abbastanza chiara di cosa si tratta. Riguarda per caso anche voi?!

Il libro è strutturato in un’introduzione che spiega il Pinguino nei suoi risvolti psicoanalitici e sociologici, in 22 novelle ironiche con tanto di glossa nello stile di Boccaccio, e in una conclusione che tira le somme del fenomeno.


Una lettura

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Massimo è un quarantacinquenne molto preso dalla vita, e in questo momento molto preso dalla telefonata. È snello, asciutto, nervoso, un “artista”, uno che mangia quando si ricorda e brucia tutto quello che mangia e anche quello che non ha mangiato. È anche un pigro, talmente pigro che spesso non riesce a muoversi, e una volta che è partito spesso non riesce a fermarsi. Vive la vita a morsi, come una collana di occasioni da cogliere, le une isolate dalle altre, senza apprendere, senza ripensare, senza pentimenti.

“Allora, come te la passi in questo pomeriggio domenicale un po’ di merda?”

“Mica tanto bene. Un Natale così così. Sto a letto e penso. Sto passando un brutto momento con Sergio, il mio uomo, e sono molto triste. Però ho una forte voglia di uscirne.”

“Brava. Così si deve fare.”

“E... e tu quella sera mi hai fatto pensare che posso provare sentimenti ed emozioni nuove.”

“Ah, sì...?”

“Sì.”

“Spiegati un po’, cara...”

“Sai, sentirti mi conforta. E poi... posso essere franca e diretta, con te? Te la senti di ascoltare quello che voglio dirti?”

“Dimmi, tesoro, sto qui seduto e ti ascolto.”

“Allora, ascolta. Devi sapere che io all’amicizia tra uomo e donna non ci credo affatto. E se sto qui a parlare con te, è perché tu mi attiri molto, ma da impazzire. È una sensazione che ho provato da quando ti ho conosciuto. Ed è fortissima, credimi.”

(Questa fa sul serio. E io che pensavo di passare una domenica di merda!) Massimo tira un lungo respiro: “Lori, okay, sincerità per sincerità, anche tu mi attiri moltissimo, e farei l’amore con te anche subito.”

“Beh, è andata” fa lei, improvvisamente seria. Dentro il telefono, Massimo la sente appena ansimare, mentre espira il fumo della sigaretta. “Tanto, prima o poi ce lo saremmo detto, o lo avremmo scoperto. Quindi, tanto vale essere chiari subito.”

(Bella botta – pensa Massimo – È lucida, però. Adesso la faccio uscire. Alla faccia di quel becco di Sergio.) “Senti, passo a prenderti.”

“No, Massimo, non ho voglia di uscire.”

“Allora salgo a casa tua e ti aiuto a mettere in ordine.”

“No, guarda, sono stanca.”

“Allora ti prelevo, ti porto a casa mia, e mi fai compagnia mentre io metto in ordine.” (Insomma, come me la faccio, questa, per telefono? Calma. La ragazza fa la manfrina, è normale, assecondala.)

“Massimo” fa lei “c’è Sergio di mezzo. E allora bisogna che facciamo i bravi.”

(fanculo a Sergio! Vabbè, come previsto. Andrà tutto bene lo stesso.) “Okay, Lori, allora facciamo i bravi. Per oggi.”

(Da The Wolf - Novella disperata e scandalosa, assolutamente sconsigliata alle Signore,

in cui viene discusso come sia possibile confondere una relazione con la predazione)

Tanti anni fa, quando pescare aveva ancora un senso, catturai nel Tevere una piccola anguilla e un’argentina di tre centimetri. Sopravvissero ambedue all’insulto dell’amo, e dunque decisi di metterle in un piccolo acquario che avevo a casa. Dopo alcuni mesi, i due pesciolini erano assolutamente identici a quando li avevo pescati. Vissero a lungo e, suppongo, felici, ma non crebbero mai, perché impararono a modellarsi sulle necessità del loro ambiente: le caratteristiche del contenitore avevano influenzato persino la loro fisiologia. Ci vollero molti anni prima di capire che quello che poteva sembrare un piccolo miracolo, o quanto meno un enigma della natura, aveva in realtà delle motivazioni scientifiche precise. E si trattava solo di pesci.

(Dalla Conclusione - Ovvero: l’unica parte veramente seria e pensosa di questo libro)

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Gli autori

Marcello Giansanti, dopo studi di medicina e una lunga analisi personale, approda felicemente all’attuale attività di mediatore di terreni. Acuto osservatore della realtà, colleziona con spirito critico le storie e i paradossi narrati in questo libro, condividendo le nevrosi e i tic dei loro stralunati protagonisti senza mai giudicarli. Sportivo, animalista, è tra i fondatori dell’Associazione Lanciatori Sportivi Italiani e ha brevettato interessanti accessori per il mare e l’attività subacquea.

Claudio Nudi, psicologo clinico, pratica psicoterapia e psicoanalisi nel suo studio di Roma dal 1979. Divulgativo e autoironico, propone al lettore una spiegazione in chiave psicologica di un fenomeno dilagante nella realtà contemporanea, il rapporto amoroso “impossibile”, senza rinunciare, a partire da materiale talora drammatico ma più spesso giocoso e persino comico, alla scientificità e alla chiarezza del discorso freudiano.

Conversazione con Marcello Giansanti e Claudio Nudi

G. L’idea di scrivere il libro è nata da quella barzelletta... quando l’ho sentita, ho pensato “Siamo noi”. Con l’altro sesso succedeva proprio questo, molti amici mi raccontavano cose simili da anni... allora cominciammo a parlare di Pinguino.

N. La barzelletta la conoscevo già dal liceo, ma fu proprio nel nostro gruppo di amici che nacque questo neologismo. Molto più tardi abbiamo finto (ma mica tanto) di studiare la questione dal punto di vista scientifico.

G. Dal lavoro agli affetti, il pinguino è ovunque... non è la buca, non è il successo, non è neanche l’inganno, sembra si stia giocando... finché finisce di essere un gioco.

N. Il Pinguino sembra proprio essere figlio dell’età contemporanea...

G. O forse esisteva già ma non era stato diagnosticato.

N. Secondo me prima non c’erano i presupposti, non c’erano le condizioni psicologiche, il “Contenitore” era troppo strutturato. Il Pinguino presuppone una predisposizione d’animo che può forgiarsi solo in questo tempo ispirato alla chimera, all’illusorietà. La vita oggi è staccata dalle proprie radici, senza progetti. Si dice “non ci pensiamo”, e intanto si va avanti. Il problema è quello di conciliare la libertà con le regole.

G. Se sono libero posso anche giocare con quest’uomo o questa donna, sogno di esser quello che non sono, e oggi ancora di più lo faccio perché mi dicono che si può. C’è una casistica in tal senso che va dai 23 a 90 anni.

N. Prima un atteggiamento del genere serbava in sé la rarità della patologia, oggi è un costume generale. E a questo punto non si può parlare di anormalità collettiva. Comunque, preservata la privacy dei protagonisti, tutto quello che è scritto nel Pinguino è assolutamente vero. La raccolta delle novelle è vita, e la loro interpretazione è studio. Per questo il libro si compone di una parte “scientifica”, sia pure ironica, e di una parte narrativa, ai limiti dell’ortodossia. Del resto si può studiare anche scherzando, e il Pinguino è anche un modo scherzoso di dire cose serie, diversamente dalle modalità del caso clinico. È un modo per avvicinare le persone a questi argomenti. Vista così sembra semplice, ma in realtà è un’alchimia complicata. Bisogna darsi il tempo di fermarsi a riflettere. Il libro, giocando, può creare questo momento per “pensarci sopra”.

G. Mi ricordo un caro amico che disse: “Ci stanno insegnando a divertirci mentre lavoriamo”... Ma come, io mi diverto sempre quando lavoro!

N. Molti professionisti sono frustrati dal proprio lavoro, anche nel mio campo; è perché manca la capacità di vivere la vita in maniera sorridente.

G. Da animalista fondamentalista evito sempre di mettere in mezzo gli animali nei modi di dire. Ma il Pinguino non è un animale, è un’entità che ha l’aspetto del pinguino ma in realtà non appartiene a nessuna specie.

N. L’abbiamo dipinto cattivo per esigenza fumettistica, ma in realtà non è né buono né cattivo, è solo un’icona, un figlio della confusione e del dubbio. C’era il bisogno di dare una forma più comprensibile, amichevole, irridente, e soprattutto immediata, a un fenomeno.

G. Non è buono, non è cattivo ma rompe le scatole e ci abbiamo fatto pace. Lo ospitiamo, fa cose che facciamo noi, partecipa.

N. Mi sono divertito moltissimo a lavorare a quattro mani con Marcello. Nonostante la sua vena di pazzia (!), è stato un collaboratore stupendo, è riuscito a tirar fuori le sue qualità migliori, l’attenzione, l’humour. Tra l’altro, l’idea del libro è sua. Mi ritrovo questo amico da trentacinque anni, siamo andati in giro insieme, abbiamo conosciuto le stesse cose, e secondo me il libro è anche frutto di questa amicizia.

G. Anch’io mi sono divertito molto e mi piace che ci sia questo innesto con la casa editrice che mi coccola e che apprezzo. Era il 1997 quando abbiamo incominciato. Quell’anno dovevo scrivere il libro con un altro amico, ma... mi diede Pinguino! Chiamai Claudio, gli portai la novella che poi abbiamo chiamato De utendo gommone e da lì è partito tutto.

N. La nostra combine è come la cucina cinese. Lui ha uno spirito ludens. Anche io amo giocare, ma sono costretto dalla realtà obiettiva a cogliere l’aspetto più serio delle cose. In questo modo siamo come un piatto agrodolce.

N. Che cosa amo del Pinguino? In quanto libro, lo amo come prodotto del mio ingegno, qualcosa che può essere comunicato, che può servire. Come fenomeno, non lo amo affatto, lo considero un sintomo e lo amo come potrei amare una nevrosi ossessiva... non è una compagnia commendevole.

G. Per me il Pinguino è un giocattolo, è il mio gioco che è anche un lavoro, è andare in giro e riportare tutte le storie che vedo. Non porto più con me la macchina fotografica, ma faccio fotografie con i quattro sensi, le tengo nel chip della mia memoria e poi le scrivo, rivivo la mia storia, rivivo il percorso... e quando qualcuno legge sono contento, sta guardando la mia fotografia.

N. Un consiglio a chi si riconosce troppo in questi fatti di Pinguini? Rileggete con attenzione il preambolo, dove ci sono le istruzioni per capire, e ritrovatevi nelle novelle. Avrete le informazioni per sopravvivere. La conclusione chiuderà il cerchio.

G. e N. Non esistono scorciatoie per vincere il Pinguino, il primo passo è sapere. Una volta che so – e capirlo scherzando è anche meglio – posso guardarmene. Oppure, se preferisco, continuare come prima. Un libro non potrà risolvere il problema, ma può essere la scintilla, un modo per riconoscere qualcosa di sé e prenderne consapevolezza... e con il sorriso si può arrivare a chiunque, fino a fargli dire: “Però, ma guarda tu!”

Info e contatti:

Invitiamo a contattare l’editore per informazioni sul libro o per incontrare Giansanti e Nudi ai fini di eventuali presentazioni, interviste o approfondimenti sul tema.

Francesca Sbardella, ufficio stampa: ufficiostampa@curcioeditore.it - tel. 06 22799669 int. 213

 
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