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2004
15
Dic

''Sagome Mediterranee'' a Vico Equense

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Mostra “Sagome Mediterranee” di Maria Pia Daidone

al Museo Archeologico ”Silio Italico” di Vico Equense (NA).

 

Sarà inaugurata sabato 18 dicembre 2004, alle ore 11:00, al Museo Archeologico “Silio Italico”, allocato nel Palazzo Comunale di Vico Equense, la mostra, curata da Maurizio Vitiello, intitolata “Sagome Mediterranee”, con opere recentissime, in tecnica mista su legno, dell’interessante artista partenopea Maria Pia Daidone.

L’esposizione sarà presentata dalla dott.ssa Tommasina Budetta, Direttore Archeologo Coordinatore della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta.

Previsti gli interventi del Sindaco della Città di Vico Equense, Avv. Giuseppe Dilengite, e dell’Assessore alla Cultura, Avv. Ferdinando Astarita,  ed, in conclusione, il contributo critico del dott. Maurizio Vitiello, docente all’Università Popolare di Napoli.

Sino a venerdi 7 gennaio 2005.

Orario: lunedì – mercoledì – venerdi: ore 9:00 – 12:00; martedì – giovedì: ore 16:00 – 18:00; prefestivi e festivi per appuntamento: tel.  081/801.92.28.

 

Scheda della mostra “Sagome Mediterranee” a cura di Maurizio Vitiello

 

Maria Pia Daidone, partendo dalla serie dedicata ai birilli, di qualche anno fa, ha elaborato una sagoma certa, di sapore antico e magico.
E la nostra memoria critica ci ha accompagnato a ricordare una serie di oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice, in genere dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo Provinciale di Avellino.
Di particolare importanza risultano i pezzi lignei.
Il grande “Xoanon” e gli altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dell’Ansanto, presso il tempio dedicato alla dea Mefite.
Furono ritrovati in perfetto stato di conservazione, favorito, probabilmente, dalla natura del terreno.
“Xoanon”, in greco, significava intaglio e con questo nome si finì per indicare i volti delle divinità intagliate.
I fenomeni geologici, i pericolosi soffioni velenosi e le polle di fango ribollenti impressionarono fortemente le popolazioni di quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro protettrice.
Quest’introduzione intende sottolineare che le opere attualissime di Maria Pia Daidone serbano umori ancestrali e riferimenti antropologici e sono in parallelo con le opere succitate.
Le sagome della brava artista partenopea, incise o disposte su legno, trattate da privilegiati cromatismi “noir”, in parte lucidi, perché accarezzate da cere, smalti, inchiostri e vernici, ed in parte matti, perché ombreggiate dalla grafite e da misurate sottrazioni opache, condensano un lavoro di anni, partito dalla figura del birillo.

Maria Pia Daidone ha esposto, negli anni precedenti, in diversi centri culturali di varie località della penisola sorrentina.

A luglio 2002 concretizza una monografica al “Palazzo Comunale” di Vico Equense e, poi, ad agosto del 2003, nel prestigioso “Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo”, sempre della Città di Vico Equense, sapientemente diretto da Umberto Celentano, delinea e motiva le nuove ricerche.

In conclusione, con questa mostra al Museo Archeologico “Silio Italico”, riesce saggiamente a condensare, con motivata partecipazione, l’orizzonte culturale del suo profilo di intendimenti visivi, in un contesto di indubbio valore.

Queste magiche sagome, di recentissima datazione, su cui insistono anche segni, segnacoli, segnature, graffi, incisioni, strofinature, accostamenti di sacro e profano, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico-simbolico di interpretazione e comunicazione sociale.
 
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