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2006
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Nov

Scrittore toscano dell'anno - Motivazioni

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Associazione Fiera del Libro Toscano
Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana
Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato


XIV FIERA DEL LIBRO TOSCANO
Finalisti per il premio "Scrittore toscano dell'anno":
MOTIVAZIONI
 
 
 
Comunicato stampa - 2 novembre 2006
 
 
FIRENZE, Auditorium di Palazzo Panciatichi (via Cavour, 4). Domani, alle ore 12.00, nell'ambito della XIV edizione della Fiera del Libro Toscano, che si svolgerà a San Miniato (Palazzo Grifoni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di San miniato) venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 novembre, verranno assegnati i riconoscimenti alla rosa dei finalisti per il premio "Scrittore toscano dell'anno".
Di seguito, riportiamo le motivazioni.
 
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==> MASSIMO BIAGIONI, Nada. La ragazza di Bube, Polistampa
Nada. La ragazza di Bube, giunto alla terza ristampa, mostra la qualità della ricerca messa in sinergia con la particolarità della vicenda narrata, in quanto trattata da uno dei maggiori scrittori italiani del secondo Novecento, Carlo Cassola.
L'opera di Massimo Biagioni conferisce autorevole dignità alla figura di Nada Giorgi e al dramma umano di cui ella fu protagonista con il suo Bube.
In sostanza, Biagioni ha il merito di averci dato, grazie a una ricerca puntigliosa, la vera storia della ragazza del partigiano Bube, eliminando tutte le "aggiunte" e le "variazioni", create dalla fantasia di uno scrittore.
Ha fatto giustizia di una vicenda che, come è stato sottolineato in prefazione, forma caratteri, accompagna l'evoluzione dei giovani verso la maturità e l'età adulta e riesce a promuovere forme d'integrazione non solo sociale.
 
Massimo Biagioni è funzionario della Confesercenti, per cui ricopre incarichi regionali e nazionali. Ha vissuto con impegno ed entusiasmo numerose esperienze politiche e istituzionali nel Fiorentino.
È anche cultore di storia e di politica locali.
Al suo attivo, i libri Pietro Caiani. Il sindaco galantuomo e Scarpe rotte eppur bisogna andar. Fatti e persone della Resistenza in Mugello e Val di Sieve.
 
 
 
==> ATHOS BIGONGIALI, Il clown, Giunti
Athos Bigongiali è innamorato di Pisa, in cui ha ambientato 
in parte  anche il suo ultimo romanzo, Il clown (Giunti), arrivato dopo otto anni di silenzio.
Un romanzo che si rifa ad avvenimenti e a personaggi realmente esistiti. In pratica, a due misteri.
Il mistero del clown tedesco Helmut Doork, detto il Grande, finito  per aver preso in giro Hitler in un spettacolo a Parigi  nel campo di sterminio di Auschwitz, dove lo inducono a fare spettacoli per i bambini destinati allo sterminio. E il mistero del film, che un re della risata come Jerry Lewis ha realizzato su Helmut stesso all'inizio degli anni Settanta.
Il romanzo si svolge in un anno, il 1972, ed è ambientato, oltre che a Pisa, anche a Livorno, a Parigi e a Stoccolma, nel villaggio inesistente, chiamato Lillestrom dall'autore.
Bigongiali racconta le due storie attraverso Raul Piccolomini, un clown in disarmo. Racconta senza dire tutto. Spesso lasciando il "pallino" in mano al lettore. I dialoghi, non virgolettati, come al solito.
Bigongiali sa offrire storie godibili, con una scrittura controllata, liberata da espressioni e costruzioni ridondanti. E sa muovere bene i personaggi. Come in questo caso. Alla fine, viene voglia di risolverli, i due misteri: se Helmut il Grande fosse stato veramente un clown collaborazionista, carnefice di bambini, o una vittima lui stesso, morto insieme con i suoi piccoli, disgraziati spettatori; o se, come Bigongiali adombra, sia ancora vivo da qualche parte  a espiare, nella solitudine totale, una vita da clown tragico.
Viene voglia anche di sapere perché Jerry Lewis abbia deciso di lasciare nel cassetto il proprio film The Day the Clown Cried. La ragione non può stare soltanto nel fatto che, subito dopo, è iniziato il suo declino fisico, dovuto alle malattie. Dev'essere successo ben altro. Almeno così viene fatto di pensare.
Bigongiali, nato a San Giuliano Terme, è capoufficio stampa del Comune di Pisa.
Con Sellerio ha pubblicato Una città proletaria. Avvertimenti contro il mal di terra e Veglia irlandese. Con Giunti, Le ceneri del Che e Ballata per un'estate calda, nel 1998 finalista al Premio Viareggio.
 
 
 
==> MAILA ERMINI, L'infanzia negata dei Celestini, Carlo Zella Editore
L'infanzia negata dei Celestini (Carlo Zella Editore) è un libro che nasce da un testo teatrale. Maila Ermini ci offre un racconto agile: una cronaca che non è soltanto cronaca, ma anche approfondimento, partecipazione sofferta. Come sofferte sono state le rappresentazioni (cinque repliche a Prato, tra il 2004 e il 2005, con tutto esaurito), disturbate da telefonate anonime, minacce più o meno velate.
Maila Ermini, però, non s'è lasciata intimorire. È andata avanti per la propria strada. Ha portato a termine un lavoro che nessun altro aveva compiuto su una delle vicende più dolorose della Toscana degli anni Sessanta.
L'istituto religioso di Prato era accusato d'aver maltrattato oltre duecento bambini. Opera di fanatici. Una storia, finita in tribunale, che sollevò scalpore, perché andava oltre ogni immaginazione.
"Un libro-verità", annota Franco Riccomini nell'Introduzione, "con il desiderio non di voler sollevare un nuovo polverone, ma di documentare in modo completo una triste storia, dove molte furono le responsabilità".
 
Maila Ermini (Quarrata, Pistoia), autrice, regista, attrice. Allieva di Oreste Macrì. Ha fondato il Teatro La Baracca, di Prato (1994), che fa parte di Sipario Aperto, circuito regionale dei piccoli teatri della Toscana. Vincitrice, con la commedia Matilda, del XIV Premio Fondi La Pastora per il teatro, nel 2005 ha ricevuto il premio per la produzione drammatica dall'enap, Ente Nazionale Assistenza Previdenza Pittori Scultori Scrittori Musicisti Autori Drammatici.
Tra vari altri riconoscimenti, ha vinto il Premio Leopardi per la poesia.
I suoi ultimi lavori drammatici, da lei anche interpretati, sono Cuori di donna e L'infanzia negata dei Celestini, sul noto orfanotrofio pratese. Essi hanno riscosso un notevole successo di pubblico e di critica.
 
 

==> ALBERTO SEVERI, Barber's Shop, Il Grandevetro
Barber's Shop (Il Grandevetro) è opera scritta con linguaggio attualissimo ed efficace, risultato della fusione di teatro e narrativa. Un bel racconto che si apre come una finestra su un'amara ironia.
Una storia che mette a nudo la nostra realtà, il nostro vivere quotidiano. Lo fa attraverso tre donne, tre sorelle
– Silvia, Alessia e Valentina –, che gestiscono, nel centro di Firenze, il Barber's Shop, lasciato loro dal padre.
Si tratta di una storia caratterizzata anche da registri inquietanti, capaci di farci guardare la Toscana con occhi più attenti.
Il romanzo deriva dall'omonima pièce, andata in scena nel 2005 con la regia di Alessio Pizzech e l'interpretazione di Valentina Benci, di Alessia Innocenti e di Letizia Pardi.
 
Alberto Severi, giornalista del tg rai Regionale, è scrittore di teatro, uno dei più importanti della Toscana.
Numerosi i suoi successi, a partire da Valzer, che risale a una decina di anni fa, per arrivare al recentissimo Marziani.
 
 
 
==> MARIO SPEZI, Dolci colline di sangue. Il romanzo sul mostro di Firenze, Sonzogno
Per questo libro, il giornalista e scrittore Mario Spezi ha conosciuto 
ingiustamente  il dramma del carcere.
Dolci colline di sangue, scritto con Douglas Preston (Sonzogno), è una sorta di controinchiesta sui delitti del mostro di Firenze. Un real thriller. Che comincia dall'anno del primo duplice omicidio e cerca di spiegare fatti non chiari. Per esempio, come sia avvenuto il passaggio della pistola Beretta calibro 22 dagli autori del delitto del 1968 alle mani di Pacciani. Ma anche come mai non si sia tenuto conto del profilo psicologico tracciato dagli esperti dell'fbi, da cui emerge un unico responsabile dei delitti. E perché, nel 1988, l'indagine abbia sterzato di brutto, cambiato rotta, e i carabinieri ne siano rimasti fuori.
Mario Spezi, giornalista attento, scrupoloso, segue fin dall'inizio la catena di omicidi. E nel 1983 pubblica Il mostro di Firenze, edito da Sonzogno, dimostrando d'essere ben documentato sull'argomento. Prosegue nel proprio impegno diventando uno dei maggiori esperti della "storia" del mostro.
Nessuno immaginava che potesse incappare, per questo, in guai giudiziari. Significativo, a tal proposito, quel che hanno scritto alcuni giornalisti e scrittori in un appello: "Francamente non pensavamo che in Italia la strenua ricerca della verità potesse essere fraintesa".

Mario Spezi è nato nel 1945 nelle Marche, ma da molto tempo, ormai, s'è fatto toscano. Vive a Grassina. Scrittore, giornalista professionista dal 1978, oggi è consulente di programmi di crime fiction.
Tra i suoi libri, sempre per l'editore Sonzogno, va citato Le sette di Satana, dove egli presenta  per la prima volta  testimonianze sui delitti delle "bestie di Satana", ricostruendo fatti terribili.
 
 
 
==> SERGIO STAINO, Il mistero BonBon, Feltrinelli
Sergio Staino ha abbandonato la matita per fiondarsi, ancora una volta, nella letteratura. Ne è venuto fuori un romanzo pieno d'intrighi, di equivoci, ma anche ridanciano, alla maniera di Bobo. Il mistero BonBon (Feltrinelli) ha al centro, appunto, BonBon, viveur, professione incerta, corteggiatissimo. Che sembra diventato un altro dopo un congresso di entomologia a Bordighera. Cosa nasconde? Nasconde un figlio segreto? Ha una doppia vita? C'è un cadavere, un morto ammazzato, sulla sua strada? Che giorni ha vissuto sulla Riviera Ligure?
Ma il vero protagonista è  Henri Fatiguée, descritto come comunista e donnaiolo, soprattutto con una bella faccia tosta. Che non pochi tratti rimandano allo stesso autore. Si pensi all'incipit: "Monsieur Henri Fatiguée, miopissimo e alla soglia della terza età, era profondamente convinto di essere ancora uno di quei fortunati individui che ogni signora dotata di un po' di buon gusto e senza eccessivi pregiudizi non poteva esimersi dal definire un gran bell'uomo".

Sergio Staino è nato a Piancastagnaio nel 1940. Laureato in architettura, è diventato famoso a partire dal 1979, su Linus, il mensile prodotto dall'immaginazione di Oreste Del Buono.
Ed è il padre di Tango, l'inserto satirico apparso su L'Unità nel 1986, suscitando reazioni contrastanti, e poi trasportato in televisione, su rai Tre, con la rubrica "Teletango".
Numerose le collaborazioni con quotidiani e con settimanali. Per i tipi di Feltrinelli ha pubblicato Il romanzo di Bobo e Pinocchio Novecento. Ha anche diretto due film: Cavalli si nasce, nel 1988, e Non chiamarmi Omar, nel 1992.
 
 
 
==> ANTONIO TABUCCHI, L'oca al passo. Notizie dal buio che stiamo attraversando, Feltrinelli
La fragilità della parola, la politica, il regime, la guerra, l'interesse e il disincanto sono i temi che Antonio Tabucchi ha inserito nel suo L'oca al passo (FeltrinellI).
Lo scrittore toscano (è nato a Pisa nel 1943), in questo caso saggista e polemista, si diverte a giocare al gioco dell'oca, mettendo insieme gli articoli che, nel tempo, ha sparso in quotidiani italiani ed esteri e in riviste. Con L'oca al passo, in pratica, intende fornirci notizie "dal buio che stiamo attraversando". Di questo testo possiamo leggere un capitolo dopo l'altro: senza stare attenti alle indicazioni che l'autore ci fornisce; oppure tenendo conto delle stesse, come quando si gioca (o si giocava?), potendoci così  infilare nel percorso A o nel percorso B.
L'invenzione rende la lettura divertente, imbrigliando le storie della nostra Storia.
"Dopotutto", sostiene Tabucchi, "il mondo non è cambiato granché. L'Imperatore invia ancora i suoi eserciti a massacrare lontano dai confini; se non pensate con la sua testa, il Papa si impermalisce e si addolora; il Vassallo ha moltiplicato le sue ricchezze perché ha moltiplicato i tributi e ora ha almeno dieci castelli. Un poeta ha scritto che quelle due file di denti aguzzi sono la prova evidente che i lupi non si nutrono di sogni". Afferma anche di non pretendere sia molta la luce da lui accesa sul buio che attraversiamo. "Ma", sottolinea, "a volte basta un cerino per illuminare l'oscurità e accorgerci che stiamo camminando sull'orlo dell'abisso. E almeno che non ci vengano a dire che stiamo percorrendo il sentiero fiorito di una ridente campagna che loro hanno dissodato per noi, il meglio che potessimo desiderare".

Alcuni critici considerano Antonio Tabucchi uno degli scrittori più rappresentativi della letteratura europea contemporanea.
Per anni egli ha insegnato letteratura portoghese all'Università degli Studi di Siena. Ha tradotto l'opera di Fernando Pessoa, sul quale ha anche scritto un buon numero di saggi.
I suoi editori sono Feltrinelli e Sellerio. Ma il suo esordio lo troviamo con Bompiani, nel 1975, che gli pubblicò il celeberrimo Piazza d'Italia; inoltre, nel 1981 uscì, per i tipi del Saggiatore, Il gioco del rovescio.
Con Sellerio ha pubblicato: Donna di Porto Pim (1983), Notturno indiano (1984), I volatili del Beato Angelico (1987), Sogni di sogni (1992), Gli ultimi tre giorni di Ferdinando Pessoa (1994). Con  Feltrinelli: Piccoli equivoci senza importanza, Il filo dell'orizzonte, I dialoghi mancati, Un baule pieno di gente, L'Angelo neroLa testa perduta di Damasceno Monteiro, Gli zingari e il Rinascimento, Si sta facendo sempre più tardi, Autobiografia altrui, Tristano muore, Racconti.
Il cinema non l'ha trascurato. Alana Corneau ha portato sullo schermo Notturno indiano; Ferdinando Lopes, Il filo dell'orizzonte;  Roberto Faenza, Sostiene Pereira; Alain Tanner, Requiem.
 



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