2006
8
Set

Serata di Sostegno a IL MANIFESTO

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Martedì 12 settembre 2006 IL  MANIFESTO arriva a Napoli per un’ assemblea sui <<costi >> della libertà di stampa. Grazie alla disponibilità degli organizzatori della rassegna cinematografica accordi @ DISACCORDI – VII Edizione,  l’iniziativa per salvare il mostro – il quotidiano comunista in edicola ormai da 35 anni – si terrà nel Parco del POGGIO ( Colli Aminei ), Napoli. Alle 20.30 SALVIAMO UNA VOCE l’incontro con i giornalisti de IL MANIFESTO cui seguirà un confronto aperto con i lettori. Alle 22.00 proiezione del film: LA DECIMA VITTIMA di Elio Petri.

La serata fa parte della campagna lanciata da via Tomacelli  Sostieni un Bene Comune e prevede una sottoscrizione minima di 6 euro (di cui 1 euro andrà a coprire i costi Siae).

 

http://www.accordiedisaccordi.com

Direzione artistica: Pietro Pizzimento

 

LA  DECIMA  VITTIMA  (1965, Elio Petri): Immaginatevi di poter giocare un gioco di ruolo dal vivo un po' particolare: ciascuno interpreta se stesso e insieme ad altre persone, partecipa a una caccia all'uomo. Il gioco infatti prevede che tutti contro tutti i partecipanti cerchino di eliminarsi reciprocamente, mentre il mondo li osserva, li idolatra e li dimentica appena cadono. Queste le regole; il resto è affidato al regista, che inscena un film di fantascienza originalissimo e anche, relativamente, economico. In questo tipo di fantascienza non ci sono mezzi sovrumani, tutto sta nell'idea e nei bravissimi attori, oltre che nella sceneggiatura impeccabile. A dar il senso di estraneità è sufficiente la mobilia optical, il bianco e nero, il gioco, l'amoralità dei partecipanti. Altro non occorre. Tra l'altro esiste un regolamento per riprodurre ovviamente in modo simpatico e innocuo il gioco stesso: si chiama "Killer". Gli anni si sentono poco, perchè l'idea di base è così sconvolgente da essere in linea con un mondo postmoderno, e di effetti speciali irrimediabilmente datati non se ne trovano o quasi. Oggi il ritmo sarebbe più veloce, forse, ma a prezzo dell'introspezione perfetta dei personaggi. I concorrenti de LA DECIMA VITTIMA sono concreti e credibili. Tra loro e gli eroi di un bel videogame ci passa un'immensa differenza. E' un film dunque attuale e mostra un modo di fare fantascienza liberi da grandi costi e da sottomissioni alle leggi di Hollywood.

 

 

 

 

Il nostro referendum

di Mariuccia Ciotta e Gabriele Polo (direttori il manifesto)

Da trentacinque anni il manifesto rappresenta un caso unico nel panorama editoriale italiano e non solo. Nessun padrone se non la cooperativa dei lavoratori che lo mettono ogni giorno in edicola, stipendi (bassi) uguali per tutti, un giornalismo politico indipendente e autogestito specchio delle trasformazioni che hanno segnato questi anni. Un bene comune, un vero e proprio «mostro» - nel senso letterale del termine - che ha l'ambizione di stare sul mercato violandone le leggi, un luogo aperto della sinistra. Anche la porta d'ingresso è sempre spalancata e chiunque può entrare, persino gli indesiderati, come è accaduto qualche anno fa. In questi trentacinque anni abbiamo vissuto pericolosamente (e spericolatamente): centinaia di migliaia di persone lo sanno bene, quelli che ci hanno letto, lavorato e chi ci ha usato per le proprie passioni. Le crisi finanziarie hanno scandito la nostra esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l'aiuto del «nostro mondo». Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in un pomeriggio d'estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica, e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più rinviabili. Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa crisi è più grave delle altre emette a repentaglio la stessa esistenza del giornale. Non è un grido d'allarme, è una semplice notizia: nelle pagine interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante e tanti. Perché questa è una crisi che non riguarda solo noi. Coinvolge i nostri lettori più affezionati, ma anche chi ci ha comprato una volta sola nella sua vita. Chiama in ballo tutta la sinistra (nell'accezione più ampia del termine, dai partiti ai sindacati all'associazionismo) ma anche il mondo dell'informazione cui questo giornale qualcosa ha pur dato (e continuerà a dare). Sono tutti questi i nostri «padroni», tutti quelli che - magari guardandoci da lontano - pensano che la democrazia abbia bisogno di un «mostruoso» antidoto contro i rischi di omologazione del pensiero. Saremo presuntuosi, ma crediamo che la nostra voce sia essenziale, che il nostro essere uno strumento di lavoro per la critica dell'esistente sia una cambiale che non dobbiamo pagare da soli. E che, perciò, la nostra sorte non riguardi solo chi lavora in via Tomacelli o chi continua a stare «dalla parte del torto», ma anche chi la pensa in modo opposto. Per questo la nostra crisi la mettiamo in piazza, per questo faremo «l'appello» dei sottoscrittori e ne racconteremo gli esiti. Da oggi entriamo in una fase di mobilitazione generale. Siamo convinti di farcela. Noi ci metteremo tutto il nostro lavoro di sempre e le nostre aperture al mondo. Ma abbiamo bisogno di tutti voi. Diteci se voi avete bisogno di noi. O se - come ha detto quel genio del Savoia - siamo solo una pessima carta e un terribile inchiostro.

 
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