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2006
16
Lug

Il Baricentro - 15 lugio 2006

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settimanale di scienze umane n°0700 – anno V
dell’Associazione Internazionale Artisti «Poesia della Vita»
presidente Reno Bromuro

Repertorio n° 3426 – Raccolta n° 1270 del 29/10/1984 (no profit)

 

Roma, 15 luglio 2006

 

WELCOME BAIA GIULIVA di Marcella Boccia

 

In questo periodo in cui la letteratura italiana riporta a galla “il nepotismo”, ogni scrittore, secondo un reportage di “Panorama”, è nipote di qualcuno che ha fatto la storia della letteratura. Così spuntano i nipoti di Marziale, di Catullo, di Carmelo Bene, di Marguerita Duras, ecc…; Marcella Boccia nella sua «Baia giuliva» non si sente nipote di nessuno e partendo dal presupposto è «Meglio un mandolino milanese, oggi, o un mandolino napoletano domani?», si è divertita tirando fuori dal cassetto, dove dormiva, il manoscritto ormai sveglio e scalpitante, come la folla che ha festeggiato i campioni del mondo, ed ha fatto divertire anche noi con la sua storia, o mille storie in una?

Il libro si legge d’un fiato e se non ci fossero le massime di scrittori celeberrimi, diventate luoghi comuni, però anche queste hanno fatto la medesima fine, sarebbe meglio perché invece di arricchire la narrazione la smorzano e la impoveriscono. In parole povere ci tolgono il gusto di chiudere gli occhi e sognare con lei nella «Baia giuliva», forse anche suonando il mandolino con Assuntina, Ciccio, Peppino, Viola e il Professor Di Pisa che con la sua nota «L’alunno Giorgi Paolo, senza chiederne il permesso a me medesimo, si è momentaneamente allontanato dalla crosta terrestre, mettendo così in pericolo la propria vita» è il massimo dell’ironia sottile e spontanea.

«La baia giuliva» è un libro che raccoglie una serie di racconti uno più brioso dell’altro, il libro si legge bene e ci si diverte, ma è un divertimento intelligente perché anche il dramma è narrato con briosa ironia, giulivamente.

Giulive sono anche «i milioni di ostriche sul fondo del mare», con i loro pomodori verdi fritti alla fermata del treno, come afferma Jon Avnet che con un granello di sabbia riesce a far costruire una perla all’ostrica, mentre racconta che Evelyn, grassa e depressa donna di mezza età, incontra in una casa di riposo per anziani la vivace ottantenne Ninny che le racconta la storia dell'amicizia tra la fiera Idgy e la dolce Ruth con le drammatiche peripezie che le portarono a gestire il Bar alla fermata di un treno, dove si poteva gustare la specialità locale: pomodori verdi fritti.

Stimolata da questo racconto, Evelyn cambia vita e si porta a casa la vecchia amica. La storia raccontata da Fannie Flagg scorre e s’intreccia allegramente passando di bocca in bocca tra gli abitanti della Baia, che diventa sempre più giuliva, come il maestro Gennaro Stecca, oppure il sindaco Antonio Santo, ma la più felice è Assuntina perché ha capito di aver fatto innamorare perdutamente, il primo cittadino.

Una storia del profondo Sud tutta al femminile che avvince e funziona, nonostante la furbetta rievocazione di maniera e l'insufficiente sottigliezza nell'analisi del rapporto tra le persone.

A pagina sessantuno sono state inserite due poesie, due liriche forse tra le più belle e moderne della produzione bocciana:

«Solo un bambino può vedere le mie Ali

ma se gli chiedi cosa veda

non ti dirà la verità

ma solo ciò che vuoi sentirti dire…»

Liriche che esaltano il pensiero filosofico inserite in un libro di tanti racconti giulivi narrati in una “Baia giuliva” sollevano lo spirito fino a farlo gridare di gioia repressa per paura di perdere la giocondità che avvolge l’anima.

«Per troppo tempo aveva pianto solo

ora condivide la vita con la Luna

e si  incanta ad un sorriso

della sua stella»

Non solo il bambino condivide la vita con la Luna ma anche il lettore, anche il più distratto si trova a convivere con Selene e parlare con lei di sé e delle sue aspirazioni. Almeno lui è fortunato, può condividere i pensieri con qualcuno, ma l’uomo comune con chi divide i suoi pensieri, se sullo stesso pianerottolo non si conosce chi vi abita, come si chiami e se lo s’incontra in ascensore questi guarda per terra o per aria, non rispondendo nemmeno al saluto?

E qui l’ironia si fa più sottile per integrarsi con la filosofia… Non vi dico di più, se volete veramente divertirvi pensando leggetevi il libro e dopo che lo avete letto incontriamoci per parlarne ne guadagneremo noi perché, finalmente, non avremo più bisogno della Luna per sentirci in compagnia.

Marcella Boccia «Welcome a Baia giuliva» - Edizioni EDARC - pagg. 72  - € 11,00

 

Reno Bromuro

 
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