2013
4
Dic

Poveri nella città

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Dove vivono e cosa chiedono a Torino
Roberto Cardaci, Pierluigi Dovis e Paolo Grisieri
 
"Poveri nella città" (CELID 2013) è un saggio che può costituire spunto di riflessione sul concetto contemporaneo di povertà e sulle fattive soluzioni per combatterne il dilagare, con una valenza ben più ampia del solo contesto della capitale sabauda.
Il volume di Roberto Cardaci (sociologo), Pierluigi Dovis (Direttore della Caritas Diocesana di Torino) e Paolo Griseri (Giornalista di Repubblica) ha il pregio non indifferente di presentare, con semplicità e capacità di sintesi, situazioni, esperienze, classificazioni e dati statistici, spesso ricorrendo a frasi significative che conferiscono non solo un approccio divulgativo al saggio ma che aiutano a fissare i concetti nella mente.
La prima parte del libro è dedicata all'analisi della povertà, dai poveri tradizionali, quasi caratterizzati da una sorta di professionalità che sa di mestiere, ai nuovi poveri: da coloro che lo diventano a causa di un evento inaspettato da cui non riescono a risollevarsi (poveri "da vulnerabilità sociali") ai poveri da sofferenza occupazionale (siano essi disoccupati "con scarsi saperi" di lungo periodo, lavoratori precari o in nero, cassintegrati, esodati, ecc.).
Molti di essi, un tempo, avrebbero aspirato a una parziale scalata sociale, un concetto al quale gli autori del saggio contrappongono il più attuale ascensore sociale, un meccanismo che non presuppone esclusivamente l'ascesa verso condizioni migliorative ma che può condurre sia verso l'alto che verso il basso.
Accanto a una classificazione basata su elementi materiali, gli autori introducono i poveri di opportunità, una povertà di carattere immateriale che colpisce chi non realizza gli obiettivi minimi della vita: lavoro, abitazione decorosa, buon livello di benessere. Sono coloro che, caratterizzati da una scarsa tendenza all'aggregazione, rischiano di divenire prede del gioco e dell'alcol.
Il volume si occupa di tratteggiare una sorta di geografia della recente povertà torinese, seguendo i mutamenti intervenuti negli ultimi 35 anni e affiancando a essi elementi "storici", tappe e momenti precisi che hanno portato al cambiamento economico e sociale di Torino: il 1993, l'anno in cui la FIAT mette per la prima volta in cassa integrazione gli impiegati, il periodo 2002-2006 durante il quale i torinesi sono costretti a "rompere il porcellino" e ad attingere ai risparmi accumulati per far fronte alla crisi produttiva e alla delocalizzazione degli impianti, il periodo post olimpico (2006-2011).
La seconda parte del volume è dedicata alla ricerca di possibili e concrete soluzioni per fronteggiare la crisi, e per uscire dall'attuale ingorgo generazionale creato da giovani senza futuro, figli di padri senza presente.
In quest'ottica non è più sufficiente "cercare soluzioni", ma diviene necessario "escogitare" interventi efficaci, ricorrendo a una sorta di azione creativa che non può più ripercorrere strade già battute. Gli autori indicano come indispensabile uscire dalla matrice dell'assistenzialismo, superare il concetto di "operare in rete", ormai inadeguato alla gravità della situazione, andare verso un modello economico teso a incrementare la qualità della vita dei cittadini e non solo a gestire l'emergenza.
Il presupposto è ripensare il rapporto tra pubblico e associazioni che operano nel sociale, ottimizzare le risorse, ormai limitate, che vengono dedicate a certe tipologie di interventi, coniugare interventi contro la crisi e spending review, passare da una logica di interventi a una basata sull'offerta di servizi, che presuppone l'assunzione di responsabilità da parte degli "attori sociali" per combattere una crisi che si comporta come un camaleonte e si nasconde adattandosi e confondendosi con l'ambiente.
Ed è in queste pagine che questo saggio stupisce favorevolmente, differenziandosi da altri che trattano lo stesso argomento: l'attenzione che gli autori  riservano all'aspetto umano della crisi e della povertà che, al di là di numeri e classificazioni, viene vissuta da esseri umani degni di attenzione e considerazione in quanto tali. Sono le storie di donne che si dimostrano più forti degli uomini ad affrontare le difficoltà, di stranieri che un tempo sognavano di venire nel nostro paese ma che adesso lottano per poter intraprendere il viaggio di ritorno, di poveri senza nazionalità, di chi non accetta la posizione di chi tende a sdrammatizzare la crisi perché “un certo tasso di tentativi di suicidio è nella norma”.
Le soluzioni, in un modo o nell'altro, vanno ricercate evitando di cadere nel tranello dell'ottimismo a tutti i costi, perché "il discrimine tra dare speranza e appioppare illusioni è molto sottile, talvolta impercettibile".
 
"Poveri nella città - Dove vivono e cosa chiedono a Torino"
Cardaci, Dovis, Grisieri
CELID 2013
ISBN 9788876619977
pag. 74 - € 9,50

 

 
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:: Andrea Borla
''Dal 1996 collaboro con alcuni giornali locali della provincia di Torino. Parte degli articoli sono disponibili al seguente indirizzo. Collaboro da alcuni anni con Paravia Bruno Mondatori (Paramond) per le pubblicazioni rivolte alle scuole, presso la quale è stato inoltre pubblicato “Sicurezza nei luoghi di lavoro”
Ho pubblicato il mio primo romanzo dal titolo “In prima persona” con la Casa Editrice Il Foglio Letterario. Uno dei racconti del ciclo fantasy Rethor&Lithil è stato inserito nell'ambito del progetto A.L.I.C.E. per l'insegnamento dei principi della qualità nelle scuole medie inferiori e presentato nello stand del Ministero dell'Istruzione al Salone del Libro di Torino 2006. Le altre mie attività nel campo letterario sono disponibili all’indirizzo www.andreaborla.com''. Il racconto ''Elda'' è inserito nella raccolta ''666 passi nel delirio'' di pubblicato nell'ottobre 2006 presso Larcher Editore.
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