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2013
24
Mar

I Malavoglia

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a cura di Sergio Campailla
Newton Compton Editori
Narrativa romanzo
Collana Grandi Tascabili Economici
Pagg. 256
ISBN 978-88-541-1961-1
Prezzo € 6,00
 
L’immutabilità del proprio status
 
 
“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere.”
 
 
Dei romanzi di Giovanni Verga questo è indubbiamente il più conosciuto, anche perché oggetto di studio nella scuola italiana.
Si tratta di un’opera di notevole valore, una storia corale di una famiglia di pescatori di Aci Trezza, un paesino vicino a Catania. E’ una vita dura quella che conducono i Toscana, soprannominati Malavoglia per pura e semplice antifrasi, in quanto di voglia di lavorare ne hanno in abbondanza.
La loro è una famiglia patriarcale facente capo a Padron ‘Ntoni e che si avvale per l’attività di un’imbarcazione dall’emblematico nome di Provvidenza.  Il capostipite, vedovo, dimora presso la casa del nespolo insieme con il figlio Bastiano, detto Bastianazzo,  sposato con Maruzza, da cui ha avuto cinque figli. Vivono tutti alla giornata, ma dignitosamente, in una sorta di perenne immobilità fino a quando ‘Ntoni, il maggiore dei figli di Bastianazzo, viene chiamato nel 1863 alla leva militare del nuovo Regno d’Italia; è una bocca in meno da sfamare, ma sono anche braccia in meno per il lavoro, così che il vecchio, padre e padrone, decide di tentare un’avventura, al di fuori della consueta attività. Compra infatti una partita di lupini, che poi risulteranno avariati, da un suo compaesano chiamato Zio Crocifisso per via del suo incontenibile pessimismo. La merce è affidata al figlio Bastianazzo affinché vada a rivenderla a Ritorto, ma nel corso del viaggio per mare la barca naufraga, il carico va a fondo e il giovane muore. Di colpo, da un affare sperato si arriva a una disgrazia immane, perché non solo c’è la perdita di Bastianazzo, ma occorrono i soldi per pagare la partita di lupini e per riparare la Provvidenza.
Purtroppo la tragica vicenda non è che l’inizio di una serie di disgrazie che colpiscono i Malavoglia, che sembrano diventati di colpo predestinati alle sciagure.
La visione di Verga è decisamente pessimistica e sa cogliere quell’immobilità di tempo che caratterizza le sue genti, con quell’impossibilità di mutare il proprio status, in una lotta con il destino da cui si esce sempre soccombenti. Anzi, a voler tentare di modificare la propria sorte, non può che riuscirne una peggiore dell’originaria, secondo il concetto che nulla è concesso all’essere umano per una sua elevazione; pescatori a giornata erano i Malavoglia e pescatori a giornata rimarranno, così come altri personaggi delle sue celebri novelle ai quali si può e si deve guardare con compassione.
E’ certamente un ritratto crudo, e forse anche crudele,  delle genti siciliane dell’epoca dell’autore, il quale ha la tendenza di accettare come immutabile l’ordine delle cose, anche se questo stringe la vita in una morsa senza speranza.
No, non è possibile cercare di migliorare le proprie condizioni economiche, perché inevitabilmente si finirà male e solo chi si adatta al ruolo predestinato si salverà.  Ecco, appunto, la condizione immutabile di cui anche l’autore è partecipe, nella sua mediocre qualità di piccolo nobile di campagna, i cui frutti sono scarsi al punto da rendere costante la continua ricerca di denaro per mantenere il decoro del titolo, senza speranza di andare oltre le barriere invisibili, ma possenti, dello status sociale.
Al di là di questa tematica, ricorrente in Verga, I Malavoglia si fa apprezzare per lo stile del tutto particolare e in cui predominano i dialoghi e quella capacità di astrazione che tende a evidenziare l’oggettività del narrato, lasciando ampia e completa libertà di interpretazione al lettore, una caratteristica propria del verismo di cui Verga e De Roberto sono senz’altro i maggiori esponenti.
E corre l’obbligo anche di evidenziare come nonostante si tratti di opera scritta nella seconda metà dell’ottocento il linguaggio non appaia desueto e anzi presenti una propria forza dirompente che il lettore non potrà che apprezzare.
Quindi è per tutto questo che I Malavoglia è considerato un capolavoro, un grande classico meritevole di studio ed approfondimento, proprio per questo rientrante nei programmi scolastici.
Da leggere, senza dubbio.
 
Giovanni Verga nacque nel 1840 a Catania, dove trascorse la giovinezza. Nel 1865 fu a Firenze e successivamente a Milano, dove venne a contatto con gli ambienti letterari del tardo Romanticismo. Il ritorno in Sicilia e l’incontro con la dura realtà meridionale indirizzarono dal 1875 la sua produzione più matura all’analisi oggettiva e alla resa narrativa di tale realtà. Morì a Catania nel 1922. Di Verga la Newton Compton ha pubblicato I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, Storia di una capinera e Tutti i romanzi, le novelle e il teatro.
 
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:: Renzo Montagnoli
Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Suoi racconti e poesie sono pubblicati sulle riviste letterarie Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e Carmina. E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme (www.arteinsieme.net). Blog:  http://armoniadelleparole.splinder.com  
WEB: www.arteinsieme.net
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