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2012
30
Lug

Gli Assassini del Pensiero

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Manipolazioni fasciste di ieri e di oggi
 
La riflessione politica di Michela Marzano, filosofa di fama internazionale e molto stimata in Francia dove è direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali e professore ordinario di filosofia morale all’Unversità di Paris Descartes (Sorbonne – Paris – Citè),  si è sempre posta in modo critico nei confronti dei governi di centro destra, che prima in Italia, con Berlusconi, poi in Francia, con Sarkozy, hanno guidato stati importanti della Comunità Europea, ottenendo consenso fra le diverse popolazioni.
Come opinionista invitata a diversi talk-show  televisivi (ho presente di averla vista da Lerner o a Ballarò in diverse occasioni) ha sempre espresso un pensiero critico verso il cosiddetto berlusconismo, inteso non tanto come movimento politico, quanto piuttosto come modalità di fare politica, di presentare l’immagine di uomo e di società attraverso soprattutto la comunicazione mediatica, che, secondo la nostra autrice, ha dominato il clima culturale del nostro paese negli ultimi decenni.
Il libro “Gli assassini del pensiero”, scritto nel 2009 per il pubblico francese, è uscito quest’anno a Marzo per la casa editrice Erickson, in un contesto europeo sicuramente molto cambiato in cui né in Francia abbiamo Sarkozy, né in Italia governa Berlusconi.
La tesi del libro è piuttosto ardita: a partire dall’analisi del fascismo, non solo come sistema politico, ma appunto come movimento culturale vasto che ha voluto unire la tradizione con la modernità, ottenendo il potere attraverso una propaganda che facesse leva sui bisogni e sulle aspettative più popolari della gente, si cerca di sollecitare il lettore a un pensiero critico che sappia cogliere i rischi di “deriva fascista” che hanno riguardato l’Italia negli ultimi decenni.
 Il rischio di questa deriva riguarda, infatti, tutte le democrazie occidentali, se la gente  non analizza con un “pensiero critico” serio le proposte politiche che i partiti esprimono, sia nelle campagne elettorali, sia nell’esperienza di governo.
A partire dall’analisi di Adorno e di Pasolini, esponenti significativi del pensiero critico, la Marzano analizza da un lato il fascismo, dall’altro l’attualizza proprio vedendo in esso le strategie che l’hanno portato al potere e cercando somiglianze con alcune tesi della destra italiana degli ultimi anni; lo stesso Pasolini, negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, metteva in guardia la cultura italiana dal rischio di una ripresa del “fascismo”, non tanto appunto come sistema politico totalitario, quanto come insidioso  tentativo di proporre una visione di uomo e di società in cui le libertà personali venivano messe in secondo piano rispetto alla cultura del più forte e alla demonizzazione dell’altro.
Il libro, riprendendo quanto scritto sopra, si divide in tre parti:  nella prima parte (l’importanza del pensiero critico) l’autrice evidenzia il ruolo degli intellettuali nel porsi come “critica” ai sistemi politici; il pensiero ha lo scopo di denunciare quelle forme politiche che vorrebbero al contrario privare gli individui delle capacità di pensare, di criticare, di leggere i problemi in profondità, in nome di facili semplificazioni e demagogici slogan.
La seconda parte (logiche del fascismo) descrive dal punto di vista storico, ma anche sociologico e culturale, le caratteristiche del fascismo così come si è configurato dagli anni iniziali fino alla presa del potere di Mussolini; in questa parte si evidenziano le caratteristiche paradossali di questa ideologia, che cerca di unire in modo incoerente tradizione e modernità, tenute insieme da un disegno manipolatorio e propagandistico verso le masse intorno alla figura del leader carismatico. L’analisi dell’autrice è molto ampia e spazia dalle origini culturali del fascismo, rinvenibili nell’ideologia futurista della velocità, dell’audacia e, appunto, della modernità, fino a vedere i diversi aspetti che riguardavano il mito dell’uomo nuovo, la strumentalizzazione dello sport e anche la stessa visione della donna, che passa attraverso i miti della “vera fascista” per approdare a volte nella figura della “donna puramente decorativa”.
Nella terza parte (avatar del fascismo), l’autrice passa alla dimensione dell’attualizzazione: cerca, quindi, di vedere quali aspetti della cultura fascista possono essere ravvisati anche nell’esperienza politica recente, caratterizzata, come sappiamo bene, da una crisi non dissimile a quelle che già l’Italia aveva dovuto affrontare negli anni Venti del secolo scorso. Gli aspetti analizzati dalla Marzano riguardano argomenti ampi, come la figura del leader carismatico, la publicizzazione dello spazio privato e la privatizzazione dello spazio pubblico, la demonizzazione dell’altro su cui certe politiche della sicurezza e certi movimenti politici hanno impostato  diverse campagne elettorali.
Senza entrare nel merito del giudizio, condivisibile o meno, dell’operato dei governi di centro – destra in questi ultimi anni sia in Italia, che in Francia, su cui poi il lettore potrà sbizzarrirsi magari in vivaci dibattiti con i propri amici dopo avere letto il libro, bisogna dire che l’analisi sia del fascismo, nel suo contesto storico e culturale, sia dell’attualità politica, così come la descrive l’autrice, sono comunque molto interessanti in due direzioni:
a)           in primo luogo perché ricordano l’importanza del “pensiero” come costante riferimento per analizzare i sistemi politici, smascherandone appunto semplificazioni populiste ed evidenziando rischi di derive liberticide, che storicamente si sono manifestate (e tuttora si manifestano) anche nelle democrazie occidentali. In questo senso il titolo di questo libro, “gli assassini del pensiero”, forse va visto soprattutto come invito a riflettere e denunciare tutte quelle culture politiche (di destra o di sinistra che siano) che pretendono di sostituirsi al pensiero umano per offrire rapide e incerte scorciatoie ai complessi problemi che riguardano la nostra società.
b)           In secondo luogo, un altro aspetto interessante di questo libro è l’analisi lucida e appassionata della nostra società, che ha visto anche attraverso l’impiego di un certo tipo di mezzi di comunicazione, il diffondersi di una cultura che parlasse più alla “pancia”” della gente, che alla “testa”; anche in questo caso il lettore, magari anche non condividendo certe tesi politiche, potrà rimanere comunque interessato dall’analisi lucida e, potremmo dire, “spietata” che fa la Marzano dei mali della nostra società, di cui evidentemente anche noi siamo figli…
Il libro si presenta quindi come un’interessante lettura per insegnanti e studenti, in particolar modo di ambito universitario, e in generale un’ottima occasione di riflessione per tutti coloro che sono interessati a farsi un’idea di un’appassionata analisi della nostra società, per sviluppare la capacità di pensiero e di riflessione senza le quali le “derive fasciste” rischiano costantemente di riemergere in noi e intorno a noi.

 

 
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:: Luca Giorgini
Luca Giorgini, 33 anni, ha il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Attualmente sta conseguendo la Laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”. Lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.
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