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2012
17
Lug

Mezzogiorno dell'animo

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silloge poetica di Enrico Pietrangeli

 

 
   Dalle viscere della materia al movimento trascendente: fuoco / energia / infinito. Un’opera passionale in bilico tra amore e morte. Viaggio nella complessa dimensione spirituale. L’ombra mimetica va e viene maestosa, penetrante e folgorante. Forse l’autore usa metalli leggeri di origine prevalentemente vegetale, elementi di natura umana e polvere di stelle per fare i tasselli di vetro del suo mosaico letterario. Gioca con parole di fuoco al suono di uno lontano madrigale conferendo al testo un aspetto unico e variegato.
  La pena del poeta tratteggia, avvolge  e travolge i vissuti, ne esce fuori una macchia rossa, materia prima per la sua arte. Lo sguardo scorre ai bordi delle terme dell’anima. Arde una passione alchemica. L’amore fluttua, varca spazi immensurabili, va avanti e indietro, urta con immagini della memoria infantile. È famigliare. Non è da questo profondo oceano che possiamo trarre un modello? Il cielo si tinge di una luce aurorale, i desideri ritornano al corpo del piacere, alla morbida argilla, al dono femminile che sembrerebbe allontanare ogni dolore.
  Pietrangeli entra in contatto con la materia cosmica, ha in mano una maschera da anti-eroe e, vicino, la spada della verità, capace di sfidare persino le divinità. L’ardore non si placa, si compie in pause propulsive nel decantato universo amoroso. Impossibile non rendersi conto dell’emblematica ricerca di sé stesso e, pertanto, risulta quasi una meta voluta la discesa alle viscere dell’inferi. Per riscattarsi?
  “Mezzogiorno dell’animo” vuole essere la storia di un amore siffatto. Un amore profondo, pieno di grazia, grande e irraggiungibile come l’Altissimo. Attraverso una narrazione pungente-struggente si intravede un amore negato, accecato, reinventato e liquefatto dalle rose del deserto umano, ma che vuole ancora fiorire. L’io ne disegna uno scenario di seduzione mistica, un io desideroso di d’evolversi e espandersi ma, nondimeno, pieno di angoscia nel suo corso iniziatico.
   Stanco infine, si addormenta laggiù, nella conchiglia. Rivive fra sogno e veglia quanto accaduto con trasporto sincero. Porta tutto a galla, toglie i veli, tocca e scopre parti di sé dimenticate, fotografie in bianco nero ingiallite nel tempo. Rimane nel bozzolo avvolto da una meravigliosa luce viola. Ascolta un madrigale, dipingendo con mani saggia la genesi della sua opera d’arte: versi cangianti, impregnati di ozono emotivo.
 
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