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2011
1
Set

Denaro

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traduzione di Martina Grassi
Piano B (Prato, 2011)
pag. 96, euro 10.00
 
Considerata la vetta letteraria raggiunta da Péguy, “Denaro” torna in libreria grazie alla collana interessantissima inventata dalle giovani edizioni Piano B di Prato La mala parte; che, potremmo ricordare, propone persino Spinoza, Emerson, Nordau, Lafargue. Morto in battaglia a soli quarant'anni, lo scrittore e poeta francese Charles Péguy, socalista certamente non ortodosso e cattolico sicuramente non a-critico e tra l'altro fra i difensori di Dreyfus durante l'affaire come inventore dei “Chaiers de la Quinzane” diede alle stampe il pamplhet per ragionare sulla potenza raggiunta già alla sua epoca dallo 'sterco del demonio'. Saggio breve ormai più che osannato dall'intellighenzia, di certo comunque “Denaro” non arrivò mentre il suo autore era ben visto dai soliti nasi alti del mondo letterario. Però, i contenuti del capolavoro sono qui a ripresentarci l'argomento, e rivedendo una citazione potremmo scattare l'istantanea che decifra l'opera tutta: “Il mondo moderno non si è procurato bassezza e turpitudine col suo denaro. Al contrario, poiché aveva ridotto ogni cosa al livello del denaro, ha trovato che ogni cosa era bassezza e turpitudine”. Fra biografia e saggistica, dunque, Péguy denuncia la distruzione della società tradizionale. Che conduce, inevitabilmente, a un mondo dove la moneta, il soldo è la ragione per eccellenza. Altro che Dio e Dei. Altro che divinità e spiritualità. Altro che aneliti libertari e fedi d'ogni tipo. “Denaro – riporta perfettamente l'Editore – rappresenta ancora oggi una mirabile cronaca in presa di retta di un passaggio epocale nella cultura e nelle civiltà europea”. Prima ancora della Prima Guerra. Prima ancora della Grande Guerra. Prima sempre dello sterminio moderno forse più eclatante e rumoroso.  “Tutti sono borghesi. Perché tutti leggono i giornali. Quel che rimaneva della vecchia, o meglio delle vecchie aristocrazie, è diventato piccola borghesia”. Borghesie di soldi. E: “quanto agli operai, non pensano che a questo: diventare borghesi”. Solo i contadini erano rimasti veramente contadini. Parola di C. Péguy. La rabbia d'un poeta. Indipendentemente da dio, Marx e specialmente dalle volontà del denaro. Infatti lo scrittore morì in disparte. Sul campo di guerra. Ma certamente non da imborghesito. Accanto ai tanti figli del proletariato caduti mentre facevano da carne da cannone.  Presi dalla guerra dei borghesi governanti.
 
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