2011
26
Gen
Intervista a Gaspare Armato
Commenti (
autore del saggio Il
senso storico del flâneur
pubblicato da
Autorinediti
Sono consapevole per la tua passione per
tutto quanto costituisce “storia” e anche per la letteratura, ma devo dire che
questo tuo saggio mi ha un po’ sorpreso per l’indubbia originalità
dell’argomento trattato. Quale è stata la genesi del libro?
Grazie Renzo.
Tutto ebbe inizio una quindicina di anni
fa, forse più, in Sudamerica, a San Gil. Camminavo per il Parque
Gallineral, nel municipio della piccola San Gil, a pochi chilometri
da Bucaramanga, nel dipartimento di Santander, quando una donna mi ferma,
insistendo leggermi la mano. “Sarai un viaggiatore. Diverso. Abiterai i luoghi.
Tu e loro sarete uno”. Ahimè,
e non aveva torto, giacché parte di quell’esperienza era già in me, e parte
doveva accadere – e accadde – e parte, sono sicuro, accadrà. Ma cosa c’entra questo con il
libro che ho scritto non lo so, ma c’entra, e forse tanto, forse perché nelle
pagine che scriviamo c’è talvolta una parte della nostra vita, del nostro
essere. Dopotutto, il nostro carattere, volenti o dolenti, si palesa in
qualsiasi cosa facciamo, sia anche una analisi storica. Ed eccoci al punto: la Storia, l’indagine, l’essere flâneur, il bighellonare alla ricerca del passato. Proprio da
quel giorno, o poco dopo, mi venne in mente abbozzare un piccolo saggio che
parlasse del “pedone attento”, e del suo spiccato senso storico che coltiva
internamente, che è oltretutto alla base di una buona investigazione. Ma la
disponibilità di tempo, lo sappiamo bene, non sempre ci viene incontro, e
allora quell’idea la lasciai in un cassetto insieme ad alcuni appunti, che mi
seguirono nel mio peregrinare. Poi, nel gennaio 2010, presi coraggio, aprii la
vecchia cartella ancora legata con un elastico annodato più volte e mi misi
all’opera: era giunto il tempo.
Per essere un flâneur non penso sia
indispensabile avere un senso storico, anche perché Baudelaire, che mi pare
abbia coniato questo termine, bighellonasse soprattutto per cercare spunti per
la sua produzione poetica, un po’ come faccio anch’io. Certo, l’osservare
camminando, senza un preciso scopo, può far cogliere particolari, spesso nelle
nostre antiche città, che ci svelano una storia che magari si credeva di
conoscere. E’ un po’ quello che accade nella III parte del tuo saggio
intitolata appunto “Pedinando uno storico flâneur a Pistoia”, pedinamento che
può essere benissimo il frutto di una tua invenzione, ma che serve a spiegare
il metodo da usare, cogliendo anche l’opportunità di fornire ragguagli storici
e artistici della tua città. Però, e questa è la domanda, flâneur si nasce o si
diventa?
Per dirla con Baudelaire, flâneur si nasce:
“Non
a tutti è dato di prendere un bagno di moltitudine: godere della folla è
un’arte; e può concedersi un’orgia di vitalità a spese del genere umano
soltanto quello a cui una fata abbia insufflato fin dalla culla il gusto del
travestimento e della maschera, l’odio del domicilio e la passione del
viaggio.”
E chi si occupa di storia, per completare e
complementare i suoi studi, o le sue ricerche, ha bisogno di scendere “in
campo”, nelle piazze, nelle vie, nelle campagne, ha bisogno di “toccare”,
“percepire” la Storia, insomma ha bisogno di sentirla nella propria pelle.
Si potrebbe anche dire che il flâneur,
dall’osservazione del particolare, respira la storia, nel senso che ritorna
indietro nel tempo e vede anche oltre l’immagine dei suoi occhi. Tuttavia, per
studiare la storia, per cercare di avvicinarsi alla verità di un fatto, non è
sufficiente l’osservazione del pedone ozioso, ma questa può costituire uno
stimolo, può far sorgere un’idea, un percorso di ricerca per arrivare allo
scopo. E’ così?
In un certo senso sì, bisogna pur essere
spinti dalla curiosità, dalla voglia di ricerca, bisogna entrare nelle
dinamiche dei tempi, capire che il presente è frutto delle decisioni del
passato, che una determinata statua ci racconta una storia, un periodo, che un
trullo di Alberobello o un dammuso pantesco hanno alle spalle una loro
leggenda, una loro storia. E non dimentichiamo che il semplice flâneur o lo
storico flâneur deve avere alle spalle letture, ricerche, esperienze: il tutto gli
serve per meglio addentrarsi nei fatti e misfatti del tempo. E Bloch ce lo
dimostra, e Le Goff anche, per seguire con Pirenne e via dicendo, esempi che ho
apportato nella seconda parte del libro.
Del resto il libro non è che sia imperniato
solo sui flâneur dediti alla ricerca storica, anzi, da un certo punto di vista,
è un saggio che abbraccia diverse discipline e arti, comprendendo appunto la
storia, ma anche la letteratura (Baudelaire, Whitman, Conrad, ecc.) e la
pittura (Monet, con una riuscita descrizione di alcuni suoi quadri). Concordo
che è prevalente l’interesse storico, tanto che anche la II parte è intitolata “Quando lo storico scende per strada”. Resta un dubbio: le possibilità
di nuovi squarci di conoscenza e di creatività presuppongono un esercizio da “
Pedone attento”, o i risultati possono essere raggiunti anche restando in casa?
Tanto per intenderci, non mi sembra che Michelangelo fosse un flâneur.
Ricordiamo che il vero flâneur inizia con
Baudelaire, con Poe, si rafforza con Benjamin, con i Passages di Parigi,
con quei Passages frutto della rivoluzione borghese, industriale, frutto
di un’epoca che vide lo sviluppo delle gallerie e degli articoli di lusso.
Difficilmente restando a casa si può captare il palpitare della vita, le
pulsazioni dei diversi momenti storici, difficilmente si può entrare nel continuum
che ha mutato e continua a mutare la nostra presenza su questa Terra, quel continuum
che ci appartiene in modo indelebile. Bisogna esserci, è necessario non solo
guardare, ma anche vedere, ascoltare e sentire, toccare e percepire. I sensi
devono lavorare all’unisono, devono raccogliere gli elementi necessari per
descrivere al meglio l’accaduto. Il vero flâneur sente suo il bisogno di
mescolarsi con la folla, ma nello stesso tempo esserne fuori, confondersi, ma
nello stesso tempo essere “ex-gregis”.
Posso pensare che tu abbia visitato Parigi
da flâneur, attese le belle descrizioni, che non sono solo immagini, ma che
comprendono anche l’atmosfera, il momento storico, come quando si decise di
dare una nuova struttura urbanistica alla città, abbattendo numerosi edifici e
costruendone ancor più di nuovi. Al riguardo ritorno alla III parte, in cui le
passeggiate per Pistoia rivelano il volto storico, nelle sue epoche, del luogo,
con i nomi delle vie che ne spiegano le origini e anche tanti particolari,
magari sconosciuti ai più, ma che hanno una loro valenza nello sviluppo nel
tempo di un agglomerato urbano, come è il caso delle officine Breda, storia
abbastanza recente questa, ma significativa di mutamenti e di recuperi che sono
appunto storia. E del resto, lo scrivi tu, ma l’ho pure scritto anch’io, la
mancanza di conoscenza del passato rende l’uomo orfano, incapace di comprendere
e di gestire il presente. La stessa cosa si può dire per una storia artefatta,
non vera, che offre un’illusione di conoscenza che non è di alcuna utilità.
Quando scrivi i tuoi libri non fornisci rivelazioni sconvolgenti - e né tu, né
altri storici potrebbero farlo -, ma apri squarci più che su macrocosmi su
realtà minori, non per questo meno importanti, perché qualsiasi cosa accaduta,
qualsiasi essere umano, anche il più umile e schivo contribuisce, nel suo
piccolo, alla storia di un periodo.
Cosa mi dici in proposito?
Indubbio, il macrocosmo è formato da
innumerevoli tasselli, da tanti piccoli microcosmi che completano la visione
del tutto, così la Storia è fatta da Rodolfo II, da Federico da Montefeltro, ma
anche da Giuseppe da Settignano, da Jean Michael, da Pietro di Urbino, che tu
ben conosci essere personaggi del mio “Appunti della Storia”. Lo
sappiamo, l’uomo è il protagonista della Storia, l’uomo con i suoi dubbi, le
sue certezze, con i suoi lavori, con le sue battaglie quotidiane, con le idee
che porta avanti, l’uomo che ha cercato sfidare, consciamente o inconsciamente,
il futuro per migliorarsi. E non solo l’uomo che ha un nome e cognome che la Storia riporta, ma anche colui che, seduto sul fuso di un cannone, parte per dare l’assalto
alla Bastiglia di fine ‘700 e di cui se ne sono perse le tracce. Ecco, il
flâneur va alla ricerca di questa tangibilità che è parte della nostra memoria che
non deve smarrirsi, vive, per fare un solo esempio, il “von jetzt”
del 9 novembre 1989, la caduta del Muro di Berlino, lui è lì, lo assapora, lo
percepisce, lo intuisce, lo vede, lo sente, partecipa e, alla fine, distaccato
ne riporta notizia.
Questo tuo saggio, che non definirei
solamente storico, ma anche letterario, è quindi un invito a flanellare, in
fondo a riscoprire un concetto di tempo a misura d’uomo, con cui è possibile
vivere meglio, perché consapevoli di ciò che ci circonda, perché certi del
nostro passato, delle radici alle quali in ogni caso siamo attaccati. Direi che
questo modo di vedere e di vivere è una vera e propria filosofia. Tu che ne
pensi?
Non so se è filosofia di vita, ma di una
cosa sono certo, che se perdiamo il contatto con la realtà, perdiamo il
contatto con noi stessi e con le nostre radici storiche. Non possiamo
girovagare per le nostre città e campagne con fretta e furia, con gli occhi
abbassati, con un cuore sterile, come se tutto ciò che hanno fatto i nostri
padri non ci appartenesse, noi, lo ripeto, siamo il frutto delle loro idee e i
semi che stiamo interrando saranno raccolti dai nostri figli. Il nostro
dintorno agisce e reagisce con noi, insieme a noi, per noi, le città sono state
create da noi, case palazzi vicoli piazze hanno visto la Storia passare, stratificazioni secolari che hanno bisogno essere portate alla luce per
ricordarci che, alla fin fine, abbiamo alle spalle un processo, un lungo,
lunghissimo processo evolutivo come esseri umani.
Ecco, riprendiamo o riconquistiamo
quell’abitudine alla lentezza e alle piccole cose, alla sana curiosità, a
flanellare senza scopo, a sorprenderci, a essere curiosi a… vivere la vita
nelle varie sfaccettature.
Mi risulta che tu sia intento a reperire la
documentazione necessaria per la stesura di un altro saggio storico. Di che si
tratterebbe?
Oddio, come corrono le notizie! Avevo in mente trattare un periodo della Storia moderna spagnola, un capitolo dell’Età d’Oro. Nulla è sicuro, sono alla ricerca di fonti e documenti, e trovo difficoltà; in ogni modo sono solo all’inizio e tutto può cambiare. Come dice una canzone spagnola: Cambia, todo cambia!
Sinceramente speravo che fosse un saggio
sul nostro Risorgimento. Quest’anno c’è la ricorrenza dei 150 anni dall’unità
d’Italia e mi sembra che tutto proceda in sordina, cioè che alla gente
interessi ben poco. Fra l’altro la storia, nostra, di quel periodo è sempre
stata raccontata in modo sbagliato, una colossale bugia di cui gli studiosi più
recentemente si sono accorti, cercando di porre rimedio nel disinteresse
generale. Allora fra mancata conoscenza ed errata conoscenza del nostro
Risorgimento l’Italia sembra andare alla deriva e rafforza l’idea di una unità
geografica, mancando invece una convinta e robusta identità nazionale. E ciò è
alla base della situazione attuale di cui inevitabilmente paghiamo le
conseguenze. Tuttavia, comunque sia avvenuta questa unità, siamo insieme e si
può ricominciare, cercando basi comuni, per il bene nostro e del paese. Tu,
come studioso di storia, cosa diresti agli italiani per celebrare questi 150
anni che ci trovano disuniti e quindi per rilanciare l’unità nazionale?
Perché dobbiamo aspettare una ricorrenza
per parlare di qualcosa, perché abbiamo dovuto aspettare 150 anni per rivedere
e riprendere la storia del nostro Risorgimento? Per moda, per interessi, per
gioco, per convenienza?
Mi preoccupa l’ignoranza, la mancanza di
memoria storica, la faciloneria e l’approssimazione di certi commenti che si
leggono e si ascoltano sui media: l’unità d’Italia non si tocca! Invito solo ad
approfondire la Storia, e quella nostra in particolare, invito a leggere, a
dialogare, a capire, e invito soprattutto a viaggiare per la nostra bella
Italia, perché solo viaggiando e conoscendo di persona si possono assaporare le
diversità, quelle diversità che compongono un insieme.
Condivido pienamente quanto hai espresso in
ordine alla ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia; è stata una bella e
piacevole conversazione e ti saluto con l’augurio che questo tuo libro possa
suscitare l’interesse che merita.
Il senso storico del Flâneur
di Gaspare Armato
Autorinediti
Storia
Pagg. 160
ISBN 978-88-96680-75-9
Prezzo € 13,00
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
:: Renzo Montagnoli
Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Suoi racconti e poesie sono pubblicati sulle riviste letterarie Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e Carmina. E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme (www.arteinsieme.net). Blog: http://armoniadelleparole.splinder.com
WEB: www.arteinsieme.net
WEB: www.arteinsieme.net
:: Commenti
:: Articoli recenti


