2010
21
Set

Il vento del Texas

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traduzione di Marco Vicentini
Meridiano Zero (Padova, 2010)
pag. 192, euro 13,5
 
Difficilmente, quando James Reasoner ebbe terminato il suo spassoso viaggetto noir dal titolo “Texas Wind”, autore che diventò in seguito di culto per la fetta yankee amante del genere, e non solo, lo scrittore texano stava pensando di divenire il destinatario delle speranze dei lettori di mistery per anni e decenni; fino a dare un salto sulla corda delle duecento opere pubblicate. Meridiano Zero, editore padovano da anni campione di qualità nell’editoria abbastanza difficile d’Italia, grazie all’impegno del capo’ e finissimo (piccole e di non semplice percepibilità sbavature a parte) traduttore Vicentini, porta finalmente da queste parti, appunto, un altro classico dell’avventura condita di suspense. Evidentemente, “Il vento del Texas” oggi potrebbe non sembrare così potente come ai tempi della sua comparsa. Ma, tanto per cominciare, di contro certe fregature di quella poltiglia di anni Ottanta alla fine anno sopravvissuto. Quindi: attualità. Come per ogni esempio, di genere, di questo genere, che si rispetti. Ovviamente parlando delle opere letterarie vere. Allora, se qualche anno fa Guthrie riportò agli onori il romanzo negli Usa, oggi l’Italia prende quindi la prima traduzione in assoluto dal Reasoner. Non caso letterario. Quanto invece buona novità da pescare in libreria. La bravura del narratore, quasi esclusivamente in ombra, presenta un personaggio chiave dal nome Cody. Di professione investigatore privato. L’autore texano immerge i suoi personaggi nella sua piccola madre terra. Colandoli al pari d’una bustina di tè nell’acqua calda. Provocando un profumo, che può piacere o non piacere, inconfondibile. Cody, abbagliato da un vento di casa propria che vede all’inizio e poi alla fine della storia, nonostante tutto le vicende siano vergate inoltre dello stesso personaggio in più, deve chiaramente ritrovare una vittima. Una ragazza rapita. Ha ragione Di Monopoli ha parlare di gocce di Caldwell per qualche affinità. Però in più, il disincanto di Cody non può non insegnare che comunque la partecipazione alla terra ha, in certi sensi, aspetti fortemente vitali. Le prove dell’investigatore Cody, al pari d’altre opere noir e con somiglianze ad alcuni thriller che più vincono, fluttuano fino a quando ogni tentativo risulterà vano per arrivare alla fine alla vittoria definitiva. L’importazione di James Reasoner dovrebbe essere, se le cose andranno per il verso buono, un altro successo. Grazie a un Reasoner in grado, a tratti, d’imbambolare. Di restare proprio di stucco.  
 
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