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2010
1
Feb

Attraversare la cura

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La scrittura è una pratica abbastanza comune per chi ha esperienza di lavoro nel sociale: dall’operatore di comunità, che redige il passaggio di consegne al collega che arriverà dopo di lui, all’insegnante, alle prese con la stesura periodica di relazioni sulla situazione delle proprie classi e sul tipo di programmazione da portare avanti, la pratica della scrittura accompagna ogni tipo di lavoro sociale e spesso costituisce la prima forma di riflessività sul vissuto, che permette di orientare le proprie azioni e di correggere eventuali errori.
In questo senso il libro, curato da Laura Formenti, costituisce uno strumento utile per riflettere in modo approfondito e originale sul rapporto fra scrittura e cura, ponendo alla base domande pregnanti su quali siano le scritture che possano davvero contribuire a rendere “curante” il lavoro sociale e su che rapporto ci sia fra scrittura auto-biografica e quella riflessività creativa capace di produrre azioni di aiuto sociale efficaci.
Laura Formenti è docente della Libera Università dell’Auto-biografia (LUA) di Anghiari (Arezzo) e si occupa proprio di corsi di formazione avanzata che hanno a che fare con la scrittura auto-biografica come strumento per sviluppare le proprie competenze di cura verso sé stessi e verso gli altri.
Il libro “Attraversare la cura” è proprio frutto di uno di questi suoi corsi, in cui l’autrice stessa compie una maturazione rispetto al suo modo tradizionale di intendere la parola cura: da un intervento esterno compiuto dal di fuori da un operatore che si è dotato di una “scatola per gli attrezzi” in grado di offrire competenze  per risolvere i problemi degli altri a un nuovo sguardo che la persona rivolge verso la realtà.
Si tratta dello sguardo pieno di attenzione che la persona che opera nel sociale deve rivolgere prima di tutto verso sé stessa  per poi dirigerlo verso l’esterno  con un interesse specifico per i dettagli e per le piccole cose.
Il testo è un libro “plurale” cioè frutto del lavoro di un gruppo, o meglio per usare un’espressione tipica di questo profilo di modalità formativa, di una comunità, che si interroga e produce forme di scritture autobiografiche capaci proprio di curare nella misura in cui esprimono questa attenzione per sé stessi e per la realtà composita in cui si è coinvolti.
E’ diviso in cinque parti che l’autrice chiama “com-posizioni” e che costituiscono percorsi  di ricerca e formazione alla relazione di cura. Gli ambiti di lavoro sociale trattati, come per esempio la scuola secondaria di primo grado, il carcere, gli anziani, le minoranze etniche,  sono diversi e interessanti, segno dell’eterogeneità del gruppo coinvolto.
Allo stesso tempo anche le modalità di scrittura auto-biografica presentate sono ampie e complete, segno di diversi tipi di sperimentazione e di diversi ambiti di riflessione.
In sintesi il testo è sicuramente un buono strumento di riflessione sull’utilità delle pratiche della scrittura auto-biografica nel lavoro sociale come mezzo per avere uno sguardo diverso su quello che si è, quello che si fa  e sulle persone di cui siamo chiamati a prenderci cura.
E’ allo stesso tempo un testo che richiede una certa precognizione degli aspetti che la scrittura implica e che a tratti risulta essere molto specialistico; per questo può comunque stimolare gli studenti di Scienze della formazione e  delle SISS a cui è rivolto a un lavoro di approfondimento e di riflessione ulteriore.
 
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:: Luca Giorgini
Luca Giorgini, 33 anni, ha il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Attualmente sta conseguendo la Laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”. Lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.
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