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2009
8
Feb

Scala condominiale

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LietoColle (Como, 2008), pag. 48, euro 10.00.

“M’hanno oscurato / il blog sul mio / web, hanno / sporcato il mare, / si può capire / in che stato versiamo / il latte”. Con Sito, per esempio, il poeta lucano Vito Riviello – classe ’33 - spiega in pochi istanti cosa vuol dire provocare, ironizzare, e forse giocare. Questa poesia fa parte dell’ultima raccolta pubblicata dal poeta, Scala condominiale, dove è proposta una normalità stravolta dallo stravolgimento intrinseco alla normalità. Il poeta strapazza i contenuti senza troppo ridicolizzare il linguaggio. Ma tenendo conto che esiste anche un altro modo per raggiungere il medesimo obiettivo. Ovvero, pare di capire, quello di usare i più significati dei termini per assicurare il raggiungimento dei più punti di vista. Riviello, con versi sempre liberi, accusa la società in più sue sconfitte. Per via di sue sconfitte. Pure dove, probabilmente, non ce ne sarebbe alcun motivo. E, il poeta, asseconda il suo stato d’animo messo e di messo con la favola modica eppur potente cifra dell’Ironia. Vito Riviello, come detto, è un poeta maturato oltreché maturo. Nel senso appunto propriamente anagrafico della questione. E ha vissuto sulla propria scrittura il Neorealismo. Ovviamente, contrattaccando. V. Riviello, con queste 34 poesie, aggiunge un piccolo momento alla sua lunga strada. Voilà: “Ecco il giorno che abbiamo / somiglia al giorno prima / sembra che siano fatti / con la stessa luce, / meno piovoso di ieri / ma domani può piovere / allo stesso modo / uguagliando ieri a domani / i giorni sono gli stessi”. Voilà: il poeta si diverte parecchio a giocare, e giocando prende di mira i riti rituali. Voilà: “Anche se oggi / dobbiamo cogliere quel ch’oggi / ci offre sempre più dei giorni scorsi / anche se un giorno / come questo l’avemmo / venti giorni or sono, quel giorno / forse era più ventoso / spazzava biossido / a più non posso, oggi. / s’incassa ossido”. Il poeta scopre, ma ovviamente non è l’unico né sarà l’ultimo, che si può sempre recuperare qualche cosa. Voilà: “Il giorno ormai si chiude / in una capsula crepuscolare / va somigliando ad un altro / da montare per comica illusione / d’aurora boreale”. Ovviamente giocando. E per non farsi fregare.
 
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