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2008
25
Giu

Cosa Cerchi?

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Poesie (1990 -2006)
Opera stampata in proprio
Poesia - raccolta
Pagg. 165

Prima ancora di aprire questo volume, caratterizzato dalla copertina bianca, candore interrotto solo dal titolo, dal nome dell’autore e da tre cerchi di diverso diametro e dalla circonferenza blu, mi sono chiesto quale è stata la molla che ha indotto un poeta ancora giovane a sostenere i costi della stampa in proprio, ben sapendo l’impossibilità poi di una normale distribuzione.
Le risposte sono state tante e nemmeno una soddisfacente, ma quella che reputo convincente è emersa solo in corso di lettura, come si evincerà dalle righe seguenti.
Cosa Cerchi? è una silloge costituita da raccolte di poesie che Francesco Carraro ha scritto dal 1990 al 2006. Considerato il periodo è indubbio che finisca con il rappresentare l’opera omnia dell’autore, una sorta di diario esistenziale che ha inteso raccogliere in un’unica struttura come memoria,  prima per sé che per gli altri.
Ali di Carta costituisce la prima raccolta ed è relativa agli anni dal 1990 al 1994. Carraro all’epoca frequentava ancora l’università e pur nella sua giovinezza accompagna i versi con una nota malinconica, lieve, ma sempre presente, come in Sera
(Sera / mi riporti l’eco / spenta / delle strida / di uccelli selvatici…/…..Anche / nel mio intimo / rifugio / è sera.).
Mi si potrà dire che è il frutto di turbamenti dell’età, di quel connubio di entusiasmi e di insicurezze che tutti abbiamo sperimentato, ma lui li ha ritenuti determinanti tali da fissarli sulla carta, come in Giovinezza (…./ Momenti urlati nel vuoto / e riflesse a ondate negli occhi / le voglie roventi /del sole di maggio. /Momenti vissuti /con incauto trasporto / incoscienti / dell’immensa voluttà / dell’esistere.)
Adesso anche a me, come a voi, tornerà in mente questo periodo di inconsapevole felicità, in cui tutto ci sembrava o troppo solare, o troppo scuro, in cui si viveva come in una sorta di limbo.
Stazione di posta è la seconda raccolta ed è relativa agli anni dal 1995 al 1997; in essa mi sembra più evidente uno sconforto esistenziale, quasi come se dalla vita ci si potessero attendere solo consapevoli illusioni, come, per esempio, in Ascensioni, (…/ Per non ridurre il vivere / a una landa brulla, / a un tessuto brucato / dalle voraci, / infaticabili larve / del nulla….).  Qui troviamo anche quella giudico una delle migliori poesie di questo volume e mi riferisco a In memoria di Fabio Casartelli, versi per nulla scontati e che conferiscono al ricordo la dignità di un grande sentimento espresso con serena struggente pacatezza.
Più avanti, e già sono gli anni 1998 e 1999, c’è la strana raccolta intitolata Quaderni di quando ho capito. Di colpo l’autore sembra aver trovato le risposte a tanti perché (…Le ho detto: / sei la verità / e ti conosco…), (…E null’altro / che conti / tranne / che esistere. / Sapendolo.). Tuttavia, le possibilità interpretative aumentano, nel senso che si avvia una certa tendenza a un linguaggio introverso, quasi come se si temesse di aprire agli altri soluzioni considerate proprie e forse per questo fallaci.
Nel 2000 scrive Sincronie Tantriche (coincidenze d’amore). Appare evidente che c’è qualche cosa di nuovo, con la nascita e l’incontro di un sentimento, e la mano del poeta sa cogliere momenti e stati particolari, con una grazia misurata e pudica e con risultati più facilmente comprensibili ( Rivelarmi / è stato semplice./ Molto / più difficile / scoprirmi / disvelato. / Sapermi amato / amando / mi pungeva / quanto un infinito dolore / mai espresso. / Solo / che era / grazia.).
E’ stato un momento di certezze corrisposte, una sorta di osmosi che ha beatificato il poeta, testimone attore  che ci rende partecipi di questo pathos.
L’ultima raccolta, del 2006, si intitola Ritratti in carboncino, denominazione indovinatissima, perché si tratta di veri e propri schizzi letterari. Questi ritratti sono di figure reali, persone che sono entrate, ognuna con il suo peso, nella vita dell’autore e la capacità di descriverne il carattere, la personalità è veramente di tutto rilievo. Troviamo così il Padre ( Quello / che non ti dissi / non sarà detto / quello / che non ti scrissi / non sarà scritto. …), una poesia lunga in cui si esprime con sobrietà la riconoscenza per chi ha allevato un figlio, oppure la Madre ( Hai un sorriso/ in bilico / cui m’aggrappo…), una serie di versi di affettuosa e lieve tenerezza. L’ultimo ritratto, a conclusione del volume, è dedicato alla Moglie, forse meno originale di altri, più conformista e incline a riecheggiare, ma fortemente sentito, perché questa figura è il presente e sarà anche il futuro.
Considerato il lungo periodo abbracciato da questa silloge e le molteplici tematiche è naturale che si finisca con il valutare più l’autore che l’opera e in questo senso ritengo che il ricorso al verso libero di Carraro, fatto di poche parole, di frequente addirittura di una sola, costituisca nell’insieme tuttavia una composizione equilibrata e dotata anche di una propria armonia su cadenze sempre piuttosto lente, come se la carta venisse accarezzata dalla penna.
L’impressione che ho ritratto è di un poetare frutto di una preventiva costruzione interiore, e quindi mai istintivo, anzi assai riflessivo, ma ciò non toglie che il sapiente ricorso a metafore, a unioni concettuali e anche a sospensioni finisce con il consentire una fluidità propria, come se il tutto fosse esclusivamente frutto della spontaneità, e ciò rende assai piacevole la lettura. 
 
Francesco Carraro è nato nel 1970 a Padova, dove vive.
Si è laureato in Giurisprudenza ed è avvocato. 
 
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:: Renzo Montagnoli
Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Suoi racconti e poesie sono pubblicati sulle riviste letterarie Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e Carmina. E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme (www.arteinsieme.net). Blog:  http://armoniadelleparole.splinder.com  
WEB: www.arteinsieme.net
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