:: Home » Articoli » 2008 » Giugno
2008
11
Giu

Intervista a Miriam Ballerini

Commenti () - Page hits: 1000
autrice del romanzo Fiori di serra
edito da Serel International eeditrice.com.

Fiori di serra - Miriam Ballerini

Serel International EEditrice.com
Narrativa romanzo
Pagg. 224
ISBN: 978-88-89401-12-5
Prezzo: € 13,00
 
Miriam Ballerini, poetessa e anche narratrice, con 4 romanzi all’attivo, oltre a questo in uscita in questi giorni e che si intitola Fiori di serra.
D: Perché questo titolo e, già che ci sono, ci vuoi parlare di questa tua ultima fatica?
 
R: A dire il vero io nasco narratrice, la poesia è una scoperta che ho fatto col tempo.
E, con questo libro, ho continuato il mio percorso cominciato nel 2002.
“Fiori di serra” è ambientato in carcere. Dopo aver ottenuto i vari permessi dal provveditorato e dal ministero della giustizia, sono potuta entrare nella casa circondariale il Bassone di Como. Dove ho intervistato 8 detenute e visitato la struttura. Sono stata rinchiusa in una cella per 10 minuti, per potere sentire sulla mia pelle cosa si prova; anche se, ovviamente, il mio stato d’animo non era certamente quello di un colpevole e sapevo che, da lì a poco, sarei uscita. Umanamente è stata un’esperienza che mi ha colmata, perché quando all’essere umano non resta nulla, si mostra per quello che è: un uomo. E lì trovi la vera essenza.
Il libro non ha fini giustificatori, ma vuole solo far avvicinare il lettore a un mondo distante da noi.
E’ suddiviso tra la trama d’invenzione e il reportage della mia esperienza personale.
Il titolo Fiori di serra perché ho pensato alle persone come a fiori, quelli che nascono liberi, e quelli coltivati in serra, al chiuso: restano comunque fiori. E anche i detenuti, nonostante i loro errori, restano sempre persone.
 
 
D: Ho letto nella prefazione che, al fine di scrivere il romanzo, sei entrata in carcere. Più che le persone recluse, che impressione ti ha fatto un edificio con le sbarre, delle celle dove uno è obbligato a vivere o a convivere, l’atmosfera che vi regna?
 
R: Sembrerà retorica, parole già dette e sentite; ma quando entri lì senti addosso il peso delle mura, delle sbarre. Non ci sono odori, colori, suoni, se non quelli prodotti da una moltitudine di persone che tira a campare.
Nel cortile passeggi e nella zona destinata al nido, cioè dove le madri possono tenere con sé i bambini fino ai tre anni, ci sono dei murales colorati alle pareti, eppure, accrescono ancora di più il senso di chiuso e solitudine, anziché ravvivare l’atmosfera.
Se non si lavora (e per farlo il detenuto deve pagare una quota, dopo essere entrato in una graduatoria), se non si fanno dei corsi, si resta chiusi in cella per 18 ore al giorno. Dove non si ha nulla da fare, se non guardare la tv, leggere un libro e… pensare.
Ma dall’ozio, dall’inattività, spesso non sono buoni pensieri quelli che nascono.
 
 
D: Nel libro ti sei posta anche il problema se la detenzione debba avere solo uno scopo restrittivo della libertà, cioè se debba essere considerata una pura e semplice punizione, oppure anche un processo di rieducazione al fine di consentire all’individuo che si è macchiato di una colpa di reinserirsi poi nella società consapevole coscientemente che certe cose non si debbano fare?
 
R: Direi di sì. E’ un discorso che va rivolto a chi sbaglia, ma del quale debba occuparsi anche e soprattutto la società: vogliamo ritrovarci con un individuo reinserito e pentito o con una persona che, magari, da un piccolo errore commesso, può pensare di fare di peggio perché incattivito da una detenzione inutile? Il carcere deve avere come scopo la reintegrazione, altrimenti questo sta a significare che la società ha fallito due volte: la prima quando ha permesso a una persona di delinquere, la seconda quando non gli ha fatto comprendere il suo errore.
Direi che questa frase di George Bernard Show può spiegare quanto detto sopra: “La prima prigioni che vidi portava la scritta << smettete di fare il male, imparate a fare il bene>> ma poiché era posta all’esterno i detenuti non potevano leggerla”.
 
 
D: Se ho ben capito il libro parla di una tua esperienza personale, ma ha anche una trama d’invenzione che probabilmente ti vede come personaggio principale. E’ così e in tal caso fin dove c’è la fantasia rispetto alla realtà di un autore che, creando, riflette se stesso?
 
R: No, la trama è pura invenzione e non mi vede coinvolta. Anzi, ho ripescato il primo personaggio che inventai quando avevo quattordici anni! Gloria.
Già allora ero attratta da certe tematiche ed essere riuscita, adesso, a portare a termine questo lavoro mi ha davvero reso felice.
Le detenute mi hanno spiegato tante cose che io non sapevo e che dovevo per forza inserire nella trama, anche se inventata. Quindi, quello che di vero si trova è la quotidianità che davvero vive chi è recluso.
 
 
D: Considerato che come tutti gli scrittori hai letto e leggi molto, quali sono gli autori che hanno più contribuito al tuo processo formativo?
 
R: Qui casca l’asino! Nel senso che io scrivo di tematiche sociali, ma il mio autore preferito è Stephen King. Posso dire che mi ha insegnato a scrivere, a dilungarmi, a descrivere.
Poi, ovviamente, ho letto i classici, mi ha appassionato Pirandello e Kafka. Adoro la poesia di Leopardi. Leggo molti libri di storie reali, di psicologia, di serial killer.
 
 
D: Hai un rapporto stretto con la Serel International, casa editrice che pubblica tutte le tue opere. Ci vuoi parlare del perché di questa preferenzialità?
 
R: A dire il vero le case editrici per le quali lavoro sono due, la Serel e la Otma Edizioni di Milano.
Perché proprio loro? Perché sono loro che mi hanno cercata, perché non fanno pagare la pubblicazioni e quindi sono certa che il mio lavoro è stato accettato perché ho un minimo di talento e non perché ho sborsato soldi. Per me conta molto. Avrei potuto ottenere risultati maggiori se mi fossi permessa di deviare dalla mia coerenza, ma non me lo sarei mai perdonata. So che tutto quello che ho ottenuto l’ho meritato e questa è una soddisfazione immensa che, probabilmente, non mi farà fare molta strada, ma che io preferisco come scelta di vita.
 
 
D: Progetti letterari per il futuro: ce ne sono? E se sì, ci vuoi anticipare qualche cosa.
 
R: Hai voglia!! Almeno altri due libri mi stanno già girando in testa! Ma per ora preferisco dedicarmi alla promozione del nuovo!
 
 
Grazie, Miriam, e auguri per i tuoi Fiori di serra.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Renzo Montagnoli
Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Suoi racconti e poesie sono pubblicati sulle riviste letterarie Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e Carmina. E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme (www.arteinsieme.net). Blog:  http://armoniadelleparole.splinder.com  
WEB: www.arteinsieme.net
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 83 millisecondi