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2008
19
Mar

Le stanze del cielo

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prefazione di Alfredo Giuliani, Marsilio (Venezia, 2008), pag. 96, euro 12.00.
 
Nelle prigioni e fuori dalle prigioni, con versi che salgono nell’aria libera e in quella messa a silenzio. Se in altri casi, per esempio in un’antologia di decenni fa, ripubblicata recentemente si toccava il fondo e la voce della gente che liscia quel fondo, Le stanze del cielo arriva da un poeta consapevolmente capace di leggere le assenze in stessi spazi; e non è solamente l’ossessione della perdita della grande libertà, nemmanco dove i versi sentono la tossicodipendenza e come tanti il carcere. Il male appare sotto forma di canto antilirico. Ovvero quando la vita vera è diversa dalla vita. Specie nelle sofferenze estreme. In questo volume, più volte definito opera di un poeta civile, il balzo nel cosiddetto sociale è più che legittimo. Ruffilli è autore civile. In due momenti differenti di questa nuova opera il poeta sente la necessità di disegnare il dolore. Con Le stanze del cielo, questo poeta offre all’umanità liriche che dovrebbero far cambiare idea su un po’ di questioni fondamentali. Allora è vero che la poesia serve a qualcosa! Paolo Ruffilli – il cui sito personale è raggiungibile facendo www.paoloruffilli.com – fra le altre cose in passato ha ricevuto l’American Poetry Prize con Piccola colazione e con Diario di Normandia il Premio Montale. Ma anche scritto opere di narrativa, e due biografie (una dedicata a Ippolito Nievo e una omaggio a Carlo Goldoni. Inoltre Ruffilli ha curato diversi importanti volumi e tradotto tanto per ricordare, fra gli altri: Tagore e Gibran. Il contributo del recentemente scomparso Alfredo Giuliani, altro notevole poeta italiano, spiega molte sensazioni. Paolo Ruffilli si mette nelle viscere dei drogati, negli invisibili spazi delle celle. Dunque il concetto di colpa è associato a quello di male. Con l’intento di sfarinare i luoghi comuni. Partendo dai tabù. Convulso e ansante, / membra muscoli / giunture labbra e fronte, / tutto tremante. / Cosa puoi dire? / Non c’è ragione / per tanto orrore. / Qualunque spiegazione… / Neppure Dio lo sa / perchè l’ho fatto (…)”. Qui, ad esempio la voce degli ultimi è nitida. In questo territorio martoriato dove si muovono le malattie. Quindi dopo aver letto i geni, i bellissimi pazzi, le strane pazze e le pazzie più varie i versi dell’ultimo Ruffilli aggiungono valori.
 
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