2007
12
Dic

Legata alle mie ali

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Raffaello Pallone: la vita e la poesia come impegno
 
La silloge poetica Legata alle mie ali non è opera prima, ma forse Pallone, dal punto di vista della qualità, non è mai stato un esordiente in senso stretto. Alla fine del 2001 aveva cominciato, infatti, con una sorta di zibaldone in prosa poetica, Sentovento, e con un uso fantasmagorico e spregiudicato della lingua da sorprendere. Le parole sembravano di materia viva, una sorta di creta che mutava in continuazione. Si avvicinavano in assonanze, divergevano in forme ossimoriche, onomatopee, rime interne, in una cascata di lemmi sempre ben dominata. Campo semantico di tutto rispetto.
In più, spiccava la sua capacità di autoanalisi nell’esporne i propri convincimenti a proposito della vita e del mondo. Il libro aveva inserito un disegno chiaro di come l’autore intendeva l’umana esistenza e di come a suo parere ci si possa difendere dalla banalità e dal pericolo dell’abitudine, rischi che sono in agguato a svilire la traccia del percorso esistenziale.
Il riferimento all’introspezione in R.P. non introduce però alla tipica indagine sul male di vivere che ha occupato tutta o quasi la letteratura del 900, a cominciare da Svevo e Saba, i primi che in letteratura fecero della nevrosi e della terapia psicanalitica materia di arte, né alla depressione che Giuseppe Berto individuò come il male oscuro e neppure al Montale che ammette: spesso il male di vivere ho incontrato.
È risaputo che la caratteristica peculiare dell’artista del 900 sia stata proprio l’accidia, l’incapacità di fare progetti, crollati o sempre sul punto di crollare sotto peso della vita, l’eccesso dell’esame intimo, la terapia psicoanalitica elevata a contenuto della pagina artistica ma intanto, leggendo la produzione poetica più recente, si nota che quasi sempre anche i poeti del nuovo millennio s’attardano a scandagliare le pieghe più profonde, in quello che una volta venne chiamato monologo interiore.
Di fronte a questi casi, si dice comunemente che la crisi novecentesca non ha ancora trovato uno sbocco.
E poi d’improvviso ci troviamo di fronte a poeti della nuova generazione che indicano percorsi diversi alla loro arte e nuovi sensi a quest’accidente che chiamiamo vita.
Viene dall’opera di Pallone un sano vitalismo, un’esortazione a intendere la vita come scoperta, un fluire in cui immergere i sensi per ricrearne il significato attraverso la propria fantasia e il proprio lavorio critico. E si può vivere questa esperienza in solitudine, la solitudine rotonda, perché dentro di noi riusciamo a contenere il mondo. Oltre la confessione dunque c’è l’agire.
Lungi da suggestioni metafisiche e spiritualistiche, Pallone crede che nel tragitto dalla nascita alla morte la creatura consapevole trova le giustificazioni per esistere degnamente attraverso una serie di gesti: la solidarietà, l’impegno sociale, la severa vigilanza dei propri atti.
Ecco cosa scrive P a proposito della sua avversione per i modelli di comportamento omogenei, nell’auspicio che sia la fantasia ad inventare la vita….Quando ci si perde si è sempre un po’ più liberi…Il tatto è fondamentale, è il senso delle cose, la loro fragilità. Non esiste nulla. Tutto è dentro di me. La realtà è l’arte di cambiarla.
Solo accettando la sfida di immergere i sensi nel reale, si sfugge alla banalità e al conformismo. Si rinasce all’unicità per somigliare solo a se stessi.
Sentovento, un miscuglio di microracconti, riflessioni, prose poetiche, poesie vere e proprie, quasi sembra uno di quei diari personali che finiscono nei blog, sebbene qui il livello della scrittura sia quello della prosa d’arte ed è precipuamente lo stesso mondo emotivo e immaginifico che si ritrova per buona parte in Legata alle mie ali che rappresenta quindi l’elaborazione in versi del primo libro e già questa lunga preparazione dal primo al secondo indica il grado di consapevolezza che il poeta ha raggiunto nelle sue convinzioni esistenziali e artistiche.
Sono dunque passati alcuni anni dalla prima pubblicazione e il vortice linguistico sembra rasserenato, ma il punto di vista di Raffaello è il medesimo. Qui le parole chiave sono ancora queste: altrove, ali, utopia.
L’altrove di pag. 56 –la vita è (forse) altrove- sembra riprendere il titolo di un libro di Kundera, ma qui vuole semplicemente affermare che la vita autentica è lontana dalle assuefazioni, dai luoghi comuni, direi, con una di quelle parole care agli intellettuali della generazione degli anni 60-70, dall’alienazione. Sorprendentemente anche un poeta giovane usa una simile parola. Ma la consapevolezza che non è natura ma conquista, appunto richiede l’impegno con e verso l’altro perché la vita si trasformi dall’andare a caso nell’autenticità.
L’impressione che il poeta riceve dall’esperienza, meditando lungo la strada della vita, è di un’umanità in reiterazione caparbia e ottusa di gesti che non implicano completezza e non hanno senso. I compagni, alienati nella comoda superficialità del presente, nella banalità indifferente del quotidiano, sono celati in pratiche stereotipate, in atteggiamenti passivi.
Visibile squallore,/desolato emerge: tanto niente.
Di qui l’altro concetto del volo, delle ali che dovrebbero spingere la fantasia e il poeta in alto, lontano dalla pochezza terrena. E il titolo del libro che sembra suggerire un canto d’amore, nel senso che quel legata pare riferirsi a una donna, in realtà potrebbe riferirsi alla poesia, all’immaginazione, che possono permettere il riscatto dalla mediocrità. Ed è continuando per questa via che Pallone può giungere all’uso di un’altra parola che si era da parecchio persa di vista: utopia: visione allora antropocentrica della storia, valore dell’individualità, azione tesa all’originalità e all’impiego non collegata ai modelli convenzionali. 
L’esigenza di azione etica è strettamente collegata ai modi di vivere attuali, dove circolano modelli di comportamento aberranti e tanto concitati da impedire il pensiero, col pericolo di trasformare l’individuo nell’uomo-massa che Marcuse rilevò al primo apparire della società della comunicazione globale e del grande fratello alla Orwell.
Ma Pallone indica ancora una traiettoria: si può recuperare il senso dell’umano se dopo l’autocoscienza ci si unisce come popolo nello stesso sistema di valori che si sono perduti. L’unione garantisce la forza indispensabile alla sfida che i tempi impongono con urgenza.
Di recente Luperini in un saggio sul postmoderno avvertiva della decadenza dei tempi e soprattutto incolpava l’arte di continuare a crogiolarsi nelle lande dell’ineffabile, senza prendere coscienza della decadenza morale e del degrado ecologico per denunciarli. Evidentemente non è sempre così.
Insomma non è un naϊf Pallone. Conosce l’impero dello scadimento umano e ambientale e indica il modo per scampare al doppio disastro. Le abitudini fanno diventare pigri, fanno rimanere immobili, mentre il tempo fugge. Oppure poco prima: parola confusa/ con il brusio. 
È il viaggio il senso ultimo della silloge di R. Pallone. La ruota gira,/ e si consuma nel suo attrito, mentre il passeggero cerca di intenderne il verso affinché da inconsapevole, solo e confuso nel suo sonno, alla fine si svegli.
Il messaggio che si coglie è che una vita senza ipocrisie posta a guardia della libertà è possibile e che la solitudine è luogo dell’anima in cui ri-flettere e ri-comporsi. 
Allora quello di Pallone è un inno alla libertà, alla fuga dai luoghi comuni e dalla prigione delle convenzioni, dai bari/bare borghesi, in volo verso i propri raggi e miraggi.
 
(R. Pallone, Legata alle mie ali, ed. il FILO)
 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta nasce in provincia di Salerno e lì ha vissuto per molti anni. Dopo la laurea in lettere per quasi un ventennio si è dedicata all’insegnamento, trasferendo nella professione l’amore per la classicità e la parola poetica. Ha pubblicato due volumetti di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio e Diario di minima quiete, ed. LietoColle. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Recensioni, articoli, racconti e il dramma Scacco al re sono stati pubblicati in siti specifici della rete, mentre alcune raccolte inedite, e Rosso di sera, si sono segnalate tra i vincitori o i finalisti in alcuni premi (J. Prévert, E. Morante, G.Lorca.)
Collabora a numerose riviste sia cartacee che on line. Vive ormai stabilmente a Roma.
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