2007
15
Nov

Il sorcio

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Caro collega ti odio. L’ultimo romanzo di Carraro fa esplodere le tensioni interne di una società che chiede di odiare il proprio vicino di lavoro o di vita. Tensioni interne della società, che ovviamente non possono che bruciare negli intestini di chi questa società vive o è costretto a vivere. Il Sorcio. Che oltre a essere titolo dell’opera è soprannome ficcato sul collega di lavoro principale mira e oggetto del protagonista delle vicende. Quel Sorcio è dunque odiato dal protagonista, perché per esempio si mette sempre a fargli scherzi, e “di cattivo gusto” anche. Il flusso della narrazione è avvolto dagli scambi che lo scrittore, chiaramente quel protagonista del romanzo che a un certo punto finisce fra le mani e sul lettino dell’esperto, affida alle parole messe fra lui stesso è l’analista dal quale non riesce a staccarsi. Eppure, a cura finita, deve andarsene per forza. Visto che fra le altre cose è stato cattivo pure con il dottore, e che per dirne una l’ha inserito nel romanzo che sta scrivendo (e che si legge contemporaneamente?) dove dona lui persino appellativi non troppo garbati. Il vivere di questo scrittore, fatto anche di distacco dalla madre che sta da sola e da altri suoi cari, è appoggiato ai rapporti con gli Altri. Ma, va spiegato, alla parte più brutta di queste relazioni; in quegli spazi di cattiveria e invidia, in quei momenti – praticamente tutti – dove egli nutre la sua grande esigenza di essere persona tenuta sotto scacco da paure che l’altro (il prossimo) gli fa cadere nella testa. Lo scrittore Consorti, tanto legato pure all’immagine e all’idea del padre scomparso, si fa dunque portavoce di dolori che tanti e tante sopportano quotidianamente. Anche se Carraro non ha nessuna voglia di elevarsi a moralista, eccetera. Perché Carraro, come osserva persino il critico Ferroni, “racconta senza nessun compiacimento” e “senza nessuna evasione verso il troppo chiacchierato cinismo pulp”. La scrittura di Andrea Carraro, che è autore di altre opere di valore, è ruvida perché gustosa e genuina. Lo stile di Carraro si priva, a forza di volontà, di rigonfiamenti. L’atmosfera porta in corpo lo stesso peso delle immagini di oggetti della routine che tutti o quasi tutti osservano nei propri giorni. Tanto per dire fra le giornate di una amena banca. La spiana dorsale di questa prova letteraria è precisamente retta, in quanto curva è invece quella di milioni e milioni di persone.

 
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