2007
10
Set

Enrico Pietrangeli

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D: Ami la letteratura underground?

 

R: E’ parte della mia formazione, non vincolante e tanto meno censurabile.

 

D: Definiscimi la parola libertà.

 

R: Te la descrivo: giovane, bella e assassina.

 

D: Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

 

R: Credo che, come per tangentopoli, il magma è già da tempo sotto gli occhi di tutti, ma stavolta un’intera e pressoché inetta classe politica sembrerebbe aver perso il timone o altri remano nell’occulto, ma la gente è stanca di processi in piazza. Occorre un concreto rinnovamento, non un ulteriore indebolimento del paese con seconde e terze repubbliche, questo è il punto. Da parte mia, non essendo più molto giovane, più che disilluso sono, a mia volta, preoccupato per i più giovani, soprattutto per l’irresponsabilità di un ipergarantismo che non può non rivolgersi contro, ma qui gli elementi da tirare in ballo sono altri e taglio!

 

D:  Quale è il tuo libro che preferisci?

 

R:  Il nuovo per poi nostalgicamente tradirlo col precedente ed essere ulteriormente ispirato a farne.

 

D:  Quello che ti è costato più fatica scrivere?

 

R:  La poesia in genere: una grande gioia ma anche un lungo cesello.

 

D:  Hai conosciuto Bellezza, che persona era?

 

R: Dario? Una persona attenta e sensibile, un indagatore dell’animo umano sinceramente orbitante nel caos della vita. Un bambino maldestro e dispettoso, giocoso e pieno di piccole fobie. Un eccelso poeta, quello di “Invettive e licenze” e “Morte segreta”.

 

D:  Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema?

 

R:   Una correlazione lontana, anacronistica, quella che intercorre tra simbolo e suono. Wenders con Rilke forse rende molto bene questa ancestrale corrispondenza. Le nuove muse, come pure le nuove tecnologie, ampliano questo spettro di connessioni oltre a rendere possibili nuove forme e modi di fare arte.

 

D:   Un’ aforisma, la frase di una canzone, un proverbio che ti è caro.

 

R:   Finché la barca va, lasciala andare… Te la ricordi, vero? …Tu non remare… Beh, è talmente azzeccata da essere una specie di motto nazionale.

 

D:   L’uso della tecnologia nella scrittura che valore ha per te?

 

R:   Rilevante, indubbiamente, mai vincolante e comunque presente e degno di attenzione ed opportuna ricerca.

 

D:   Come hai scoperto di essere uno scrittore?

 

R:   Attraverso la poesia, forse inconsapevolmente. Sono uno scrittore?

 

D:   E la scrittura digitale, pensi sia il futuro?

 

R:   Diciamo che si va in quella direzione, ma occorre ancora molto lavoro.

 

D:    Hai letto Fahrenheit 451 dello scrittore americano Ray Bradbury? Che rapporto c’è per te tra la memoria e la libertà di esprimersi nell’arte?

 

R: Un grande libro ed anche ottimo film, Truffaut è un maestro, di quelli che lasciano il segno e, all’occasione, anche il titolo. Senza memoria viene meno la necessità di esprimersi nell’arte che sedimenta e filtra proiettando altrove. Il rapporto che c’è tra la memoria e la libertà di esprimersi è il perno dove ruota l’opera, dove la memoria resta l’ultima salvaguardia di esprimersi nell’arte e le opere, vittime del fuoco sacrificale, acquisiscono nuovo valore e spessore attraverso la personificazione.

 

D:   Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

 

R:   Pensando con consapevolezza storica è impossibile affermare il contrario. Approssimandoci ai nostri tempi, vengono un po’ i brividi a pensarlo, perché i cambiamenti sono comunque traumi e non tutti dai risvolti positivi ma, soprattutto, perché sono in pochi a leggere.

 

D:   Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

 

       R:   Non facciamo di tutt’erba un fascio, anche perché già lo sappiamo, porta sfiga a questo paese.  Regole d’oro non ne conosco e neppure credo che esistano, giocano molte, troppe varianti nella vita, figuriamoci in quella di chi costruisce trame

 

D:   Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

 

R:   Col cuore.

 

D:     Cosa stai leggendo al momento?

 

     R:   Diverse cose per diverse ragioni tra cui Cortazar, ma ho ripreso in mano anche Shurè. In questi giorni sto terminando i racconti di Pennacchi…

 

D:   Pensi che Internet rivoluzionerà il mondo?

 

R:   Perché, non è già accaduto?

 

D:   Stai lavorando a qualche nuovo libro?

 

R:   Sì, ho in ballo un contratto per un nuovo libro di poesie già firmato. A dire il vero, non era previsto ma, come tutte le cose impreviste, possono anche riservare piacevoli sorprese e, fin’ora, così è stato. Per i tempi di pubblicazione temo che bisognerà un po’ attendere, ma non troppo.

 

D:   Puoi anticiparcene quanto meno il titolo?

 

R:   Sì. S’intitola: “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”.

 

D:   Ti piacerebbe vincere il Nobel? cosa faresti con l’assegno della vincita?

 

R:   Cos’è? La Ventura ha assoldato anche te per il Grande Fratello? Tira fuori l’assegno e niente storie!

 

D:   Hai letto Ibsen?

 

RE: Onestamente no, ma è impossibile non sentirlo spesso citato (anche la cultura ha le sue congreghe di oranti). Ho avuto comunque modo di apprezzare il suo dramma borghese rappresentato a teatro.

 

D:   Preferisci scrivere romanzi o racconti?

 

      R:   Poesie. Purtroppo ne vengono sempre di meno ed impegnano molto ma, come per il vino d’annata, talvolta sono anche distillati tutt’altro che trascurabili.

 

D:   Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

 

R:   Li ho usati praticamente tutti in senso evolutivo. Prima la penna, poi la macchina da scrivere ed infine il computer. Oggi, chiaramente, prediligo il computer.

 

D:   Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

 

R:   Sì, ne ho avute e ne ho tuttora. Le amicizie prescindono dagli scrittori e talvolta, per certe modalità, sono paragonabili agli amori, vanno e vengono, decantano, alcune tornano e, altre ancora, sono per sempre.

                                                                                                 

D:   Durante la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

 

R:   La tentazione è sempre poetica e predilige l’indagine del cuore e le sue più segrete emozioni.

 

D:   Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore? 

 

R:   Il segreto resta sempre quello di saper dosare le risorse, poi ce n’è sempre per tutti i gusti.

 

D:   Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro? 

 

R:   L’uno e l’altro, naturalmente. C’è un processo d’integrazione, una consapevolezza piuttosto che un quantitativo sommare.

 

D:   Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

 

R:   No, non ancora. Dici che è tempo di provvedere? Sì, d’accordo, ma i sentimenti forse è meglio tenerli fuori, è sufficiente fiducia e stima, ti pare poco?

 

D:   Quanto la musica incide sui tuoi testi?

 

R:   Dipende. Nel caso del mio romanzo d’esordio, sicuramente molto.

 
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:: Giulia Iannone
Nata a Milano nel 1969, vive e lavora a Torino ed è laureata in Scienze Politiche indirizzo Internazionale con tesi di ricerca su storia moderna e contemporanea dell'Asia . Cura alcuni siti di fotografia e collabora alla stesura di un libro fotografico in Cina.
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