:: Home » Articoli » 2007 » Luglio
2007
11
Lug

La dolce ora

Commenti () - Page hits: 1000

 

 

Qual è la dolce ora di Grazia Maria Poddighe?  

Forse è l’età felice della fanciullezza che si accinge a scagliarsi nella vita o tempo meteorologico, la stagione più piena/ Che i bozzoli fa scricchiolare, persino il semplice rientrare Dal pomeriggio avvampato/Alla stanza fresca in penombra, più tradizionalmente la sera.

Le voci del giardino, la dolce ora/ Gli occhi di luce alla notturna brezza/ In grani assorti, ancora più lucenti/ Le cose intinte d’acqua/ Non più limpido il tempo.

Potrebbe tuttavia consistere nell’istante raro e fatato che libera dalle violente sbarre della vita la voce di fringuello del poeta e per una volta quello che si vorrebbe intendere, pur in un aereo implume battito, si palesa.

Niente è così scuro ancora

Che la parola non lo possa fendere.

Tra tutte le parole possibili, quella poetica contiene il miracolo della rivelazione.

Si può fare poesia con poco

Purché sia forte.

Ma la dolce ora potrebbe appartenere con qualche verosimiglianza ai giorni della memoria, che consente di osservare finalmente in quiete il cammino già andato, i tradimenti, gli abbandoni, la malattia: in questa svolta della maturità il cuore, che sui sassi dei giorni ha imparato a non tremare, può osservare con sufficiente distacco anche lo spazio ristretto dei giorni che rimangono.

Allora saggezza, da cui guardare la nostra disfatta, che è retaggio umano, in questo andirivieni di atomi e creature, nelle pianure cosmiche, nell’affaccendato democriteo affanno.

Poesia d’inganni, in fondo, avviluppata a una nenia da antica nenia o elegia: ritmo mesto e suggestivo che coinvolge e seduce l’udito, per rivelarsi a strati nelle raffinate implicazioni filosofico-letterarie che in filigrana tramano il lavoro della Poddighe, che può essere colto probabilmente fino in fondo solo da un lettore avvertito. In apparenza lisce assonanze, allitterazioni (tutto-accetta-patti-dette; cruccio-accennato…pag. 26) rime sparse, timbro uniforme che fanno dell’opera un canto unico da leggere d’un fiato e più sotto la laboriosa ostinazione per convergere a questa naturalissima posa delle parole, che ben dissimula preziosismi o neologismi, che a tutta prima neppure si scorgono (algose, prillanti, puntigine, allunare…).

Insomma non ci si può fermare alla prima lettura, solo più avanti si intende l’impegno per intersecare significato e significante, tra lemmi che possiedono turgore ungarettiano, essenzialità e pensosità alla Giudici –questo caro sgomento mio d’esistere-

Parola di marmo che mai scantona in altro.

Così, leggendo e rileggendo, si rivela l’urgenza metafisica che non si era notata: un enigma, anzi l’enigma, che si irradia dalle lande del cosmo, che la materia finita non può attraversare, il riferimento –due volte- ai quattro elementi del secolo presocratico, acqua, aria, terra, fuoco, coi quali si cercarono per la prima volta ragioni cosmologiche all’arcano, in mezzo a cui l’universo delira, riferimenti culti a Dante -tre donne intorno al cor mi son venute-.

Allora anche poesia d’indagine al limitare delle luci e delle ombre, sulle quali è segnato il cammino dell’uomo oltre che poesia di dubbio e solitudine.

Amo le superfici irrisolte

Questi mari dell’anima

Che ci lasciano esistere.

Voce, questa di G.M. Poddighe, di meditazione ma non di pessimismo. Ormai dal disincanto dell’età riesce a comprendere le ragioni del nostro percorso accidentato, necessario tuttavia per correggere il tiro del tempo, che comincia all’altro versante della vita quando sboccia un bambino. Appunto la sezione Un bimboQuesto è il bambino,/ Non una piccola cosa- assume tratti ammalianti, coi piedini di Leo che calcano i granelli di sabbia ad uno ad uno, per implicare tutte le metafore di destino e di futuro che una piccola creatura racchiude: un murmure del lussureggiante universo, incuneato tra spazio e tempo a rinnovare il miracolo della vita. Poesia non disperata, dove i bimbi ripetono e cambiano il mondo e danno felicità e speranza.

Sull’esitazione e sulla notte che sta per calare giunge poi una luce dall’alto, della quale l’autrice non vuole parlare, eppure il verso è lì a denunciare una ricerca spirituale, quasi sicuramente di tipo religioso, che possa racchiudere in via definitiva i sensi del mondo.

Si aprono dentro di me

Le case del Signore.

Poesia introversa di sentimenti, la quale non appartiene ad alcun luogo geografico ma solo a quelli dell’anima, con generici riferimenti naturali, il mare di tanto in tanto, l’agave, il cielo di gennaio e di maggio, con scarni riferimenti autobiografici, se non nella sezione Non so più l’odio non so più l’amore, dove si avverte l’amarezza per un amore che ha portato dolore, dove di tanto in tanto compare un tu a cui si rivolge, che purtroppo non appare compagno e complice. Dignità: a rivendicare l’opzione di non aver mai mentito a se stessa. Pudore: mai la Poddighe sciorina fino in fondo la lacerazione che s’intuisce ugualmente dagli accenni pacati e fugaci, eppure la ferita a fuoco che l’ha incisa, l’incompletezza avvertita nella propria desolazione sembrano quasi la molla che l’ha spinta su altri percorsi, alla ricerca dei valori della propria vita e del mondo, raggiungendo in quest’opera un saldo equilibrio di urgenze emotive e soggettive e istanze teleologiche e artistiche.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta nasce in provincia di Salerno e lì ha vissuto per molti anni. Dopo la laurea in lettere per quasi un ventennio si è dedicata all’insegnamento, trasferendo nella professione l’amore per la classicità e la parola poetica. Ha pubblicato due volumetti di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio e Diario di minima quiete, ed. LietoColle. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Recensioni, articoli, racconti e il dramma Scacco al re sono stati pubblicati in siti specifici della rete, mentre alcune raccolte inedite, e Rosso di sera, si sono segnalate tra i vincitori o i finalisti in alcuni premi (J. Prévert, E. Morante, G.Lorca.)
Collabora a numerose riviste sia cartacee che on line. Vive ormai stabilmente a Roma.
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 120 millisecondi