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2007
15
Apr

Attrazioni e distrazioni

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Una galleria di personaggi, spesso fragili e schivi, ma ben definiti da una scrittura abile e attenta al dettaglio del carattere, in una mescolanza di reale e surreale a costituire un affresco dell’umanità: tali sono i protagonisti di questi racconti.
Ragione e sragione, caso e opzione sono in primo piano introducendo senza sosta il lettore in situazioni e atmosfere originali, mentre lo scioglimento del caso appare quasi sempre imprevedibile, scaturito da psicologie ripiegate su stesse, talora estreme.
La vita stessa appare come un groviglio inestricabile mai perfettamente leggibile nelle sue pieghe nascoste. La pagina ci consegna una società di crisi, isolata nelle sue monadi non comunicanti, in un vuoto che, di fatto, diventa crisi dell’individuo che quasi mai riesce a trovare dentro di sé spiegazioni esaurienti alla sua umana avventura o saggezza nell’accoglierne il limite.
Se ne deduce una profonda solitudine della creatura di fronte agli eventi, che consistono in ritmi inesorabili e fagocitanti. Il dialogo si fa monologo e delinea l’impossibilità dell’amore di compiersi come fusione di due esseri che possano insieme lottare contro il non senso e l’insopportabile iterazione che insieme costituiscono il succo della vita.
Spesso il rapporto di coppia instaura un atto di supremazia di una volontà su un’altra, tramutandosi quindi in una relazione basata sulla forza.
Un amore si compie solo alla distanza, ossia nel rimpianto come ne L’attesa, che descrive una donna che si porta dietro l’ultima lettera dell’amato fucilato durante gli eventi bellici, un amore incompleto del quale probabilmente ha vissuto. Colpisce che scelga uno sconosciuto per aprire il suo cuore, adombrando in ciò il deserto da altri legami affettivi. Siamo soli.
Una situazione analoga si ritrova ne Il violinista pazzo.
In altri punti prevale sesso malato fino allo stupro -così tocca a Teresa- che in Sono andata al ristorante con Bob (Polaroid) diventa un rapporto consumato casualmente e brutalmente nel bagno di un ristorante con uno sconosciuto.
Qualche personaggio cerca di trovare una maglia rotta nella rete per tentare la fuga. Ne Il giro del mondo (In una forte voglia di libertà), uno dei protagonisti quasi si tramuta in cavallo per ampliare il passo e compiere il giro del mondo, alla ricerca del segno di verità del nostro percorso sulla terra, per accorgersi che il punto di arrivo corrisponde con l’inizio.
Alla fine della circumnavigazione, difatti, nulla si conosce e nulla è mutato e pertanto la condanna è di continuare a cavalcare intanto che si sceglie di vivere.
Per altri l’evasione si compie nel gesto apparentemente folle, come ne L’uomo che suonava ai lampioni o nella storia dell’orologiaio che rallenta tutti i suoi orologi, in una sorta di ribellione pirandelliana contro la realtà che ci stringe da ogni parte.
Non manca una velata critica ai tempi, probabilmente collegata all’attività della scrittrice. In alcuni racconti ambienti nelle aule scolastiche si denuncia il disinteresse degli alunni rispetto all’apprendimento, segno dello scadere del sistema più generale dei valori.
Gli sembrarono, allora, dei piccoli mostri, esseri senz’anima, asserviti al dio del consumismo.
Dall’aberrazione della società che preferisce avere invece di essere, nell’accezione di Fromm, nascono alunni che scelgono modelli di comportamento legati all’apparire e al possesso, in un degrado che colpisce in maniera uniforme.
Una nota merita la nitidezza della scrittura che va veloce allo scopo, tersa e pulita, dal taglio quasi giornalistico, alla Truman Capote. Senza arzigogoli semantici o retorici raggiunge il concreto delle cose, si posa in ogni angolo di ambienti e persone, definendo spaccati dai tratti pittorici. Nulla sfugge alla scrittrice e tutto contribuisce alla definizione dell’enigmatico che è nel contingente con le sfortunate creature che l’abitano.

 
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:: Fortuna Della Porta
Fortuna Della Porta nasce in provincia di Salerno e lì ha vissuto per molti anni. Dopo la laurea in lettere per quasi un ventennio si è dedicata all’insegnamento, trasferendo nella professione l’amore per la classicità e la parola poetica. Ha pubblicato due volumetti di versi: Rosso di sera, ed. Il Calamaio e Diario di minima quiete, ed. LietoColle. Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, è apparso sul periodico letterario Poiesis. Recensioni, articoli, racconti e il dramma Scacco al re sono stati pubblicati in siti specifici della rete, mentre alcune raccolte inedite, e Rosso di sera, si sono segnalate tra i vincitori o i finalisti in alcuni premi (J. Prévert, E. Morante, G.Lorca.)
Collabora a numerose riviste sia cartacee che on line. Vive ormai stabilmente a Roma.
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